Il Causal Modeling

di Stefania Fadda

Buongiorno a tutti,
scrivo per segnalare un nuovo strumento che, grazie al lavoro del Dott. Leonardo Fava e dei suoi collaboratori, sta riscuotendo ampio consenso in Italia: il Causal Modeling.

Il Causal Modeling è stato sviluppato da Morton e Frith (1995) al fine di descrivere i disturbi dello sviluppo facendo una netta distinzione tra le componenti biologiche, cognitive e comportamentali delle teorie prese in esame. Esso costituisce la rappresentazione di una teoria causale all’interno di un framework particolare. Il Causal Modeling è stato applicato ad una ampia gamma di disturbi e grazie ad esso è possibile definire, in ogni teoria, la misura in cui fattori biologici ed ambientali interagiscono tra di loro e con i processi cognitivi nel determinismo di particolari comportamenti. Il Causal Modeling si è rivelato molto utile per comparare teorie in apparente contrasto tra loro, mostrando come alcune di esse fossero simili nella sostanza e si diversificassero solo nel “peso relativo” attribuito alle cause primarie.
Da un punto di vista strutturale, il Causal Modeling come framework consiste nella creazione di un grafico direzionato in cui gli elementi di più teorie sono collegati attraverso frecce. Così, una freccia continua ha il significato di causalità, mentre una freccia tratteggiata indica una semplice influenza. L’utilizzo di frecce bidirezionali ha il significato di causalità o influenza reciproca.
Da un punto di vista spaziale, il modello è diviso in tre componenti: biologiche, cognitive e comportamentali ed è possibile collegare tra loro sia elementi appartenenti allo stesso livello, sia a livelli differenti.
Il Causal Modeling, sebbene non costituisca di per sé uno strumento con finalità di tipo clinico, agevolando una visione globale immediata della multicausalità di un determinato disturbo, consente di desumere a quale livello e con quali meccanismi una determinata terapia possa risultare efficace. Infine, esso rappresenta un’efficace risorsa analitica multidisciplinare per l’elaborazione di teorie bio-sociali o bio-psico-sociali.
Ad oggi, sono stati elaborati il Causal Modeling del Disturbo di Panico, del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, della Fobia Sociale e del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

3 risposte a “Il Causal Modeling”

  1. Trovo molto interessante la possibilità di “interpretare” vari aspetti della genesi di un disturbo in un modello “unitario”; la complessità del DOC, nello specifico, è tale che mi chiedo se e in che modo l’impresa sia fattibile. Qualcuno sa dirmi quali tentativi in questa direzione siano già stati fatti?

    Andrea Bizzi

  2. Caro Andrea, ti ringrazio per l’osservazione che apre un interessante dibattito. Sono curiosa di sentire i contributi che arriveranno.
    Valentina

  3. Caro Andrea,
    grazie per la tua osservazione. In riferimento al DOC, un primo lavoro è stato presentato in occasione del IV Forum di Assisi sulla Formazione in Psicoterapia. La selezione dei contributi inseriti nel Causal Modeling sul DOC è avvenuta prendendo in considerazione la base sperimentale dei costrutti teorici riportati.
    In riferimento ai correlati neuroanatomici, in letteratura non viene segnalata alcuna lesione patognomonica di tipo strutturale che giustifichi l’insorgenza del DOC (Rauch et al., 1998), tuttavia, sono state identificate aree cerebrali in cui eventuali anomalie esitano nella produzione di sintomi simili a quelli del DOC. In riferimento ai correlati neurochimici, l’utilizzo dei modelli animali è stato considerato un valido strumento al fine di indagare il coinvolgimento di sistemi neurotrasmettitoriali quali quello dopaminergico, serotoninergico e glutammatergico (Kontis et al., 2008). I costrutti cognitivi selezionanti in base alla rilevanza nella spiegazione del DOC e con più solida base empirica sono stati il ruolo della responsabilità (Salkovskis et al., 1999) e quello del timore di colpa (Mancini & Gangemi, 2004).
    Dal mio punto di vista, l’elaborazione di un CM ha permesso di evidenziare i diversi possibili ruoli delle variabili coinvolte nella genesi del DOC fornendo, contestualmente, una visione ampia delle relazioni tra i fattori di mantenimento coinvolti.
    Il CM sul DOC si presta ad essere utilizzato come base di lavoro di equipe multidisciplinari. Infatti, utilizzato nella fase iniziale di assessment, consente di avere una visione globale del problema, e utilizzato nella fase di monitoraggio rappresenta un riferimento utile per indagare l’efficacia del trattamento e, eventualmente, generare ipotesi di funzionamento alternative, nella consapevolezza che nessun intervento è efficace con tutti i pazienti e che la flessibilità clinica rappresenta un requisito essenziale per operare nel bene dei pazienti.

    A presto!
    Stefania

    Riferimenti:
    Kontis D., Boulougouris V., Papakosta V.M., Kalogerakou S., Papadopoulos S., Poulopoulou C., Papadimitriou G.N., Tsaltas E. (2008). Dopaminergic and serotonergic modulation of persistent behaviour in the reinforced spatial alternation model of obsessive–compulsive disorder. Psychopharmacology; 200: 597–610.

    Mancini, F., Gangemi, A. (2004). Fear of guilt from behaving irresponsibly in obsessive–compulsive disorder. J. Behav. Ther. & Exp. Psychiat; 35: 109–120.

    Rauch S. L., Dougherty D.D., Shin L. M., Baer L., Breiter H. C., Jenike M. A. (1998). Neural correlates of factor-analyzed OCD symptom dimension: A PET Study; CNS Spectrum, 3.

    Salkovskis P., Shafran R., Rachman S., Mark H. Freeston M.H. (1999). Multiple pathways to inflated responsibility beliefs in obsessional problems: possible origins and implications for therapy and research. Behaviour Research and Therapy; 37: 1055-1072.

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