“Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni” (Oscar Wilde)

di Simone Migliore

Vorrei brevemente presentare uno studio coordinato dalla Prof.ssa B.J. Casey del Sackler Institute di New York, in collaborazione con alcune delle più importanti Università americane, come Stanford e Berkeley University in California, Columbia e Cornell University in New York. I ricercatori si sono focalizzati su una abilità fondamentale dell’essere umano per raggiungere il successo individuale, sociale ed economico, e cioè sull’abilità di resistere ad un guadagno/tentazione immediati in favore di un obbiettivo a lungo termine maggiormente gratificante /soddisfacente. Questa capacità viene direttamente modulata dalle abilità individuali di controllo cognitivo che consentono nello specifico di “sopprimere” un pensiero e/o una azione inappropriata in favore di altre.
Metcalfe J. e Mischel W. postulano l’esistenza di due sistemi neurocognitivi implicati nelle capacità di autocontrollo ed interagenti tra loro: il sistema “freddo” coinvolto nel controllo cognitivo ed il sistema “caldo” coinvolto nelle emozioni.
I soggetti presi in considerazione per lo studio avevano già partecipato durante l’infanzia ad una ricerca volta a valutare le loro capacità di ritardo della gratificazione attraverso un task go/nogo classico. Dai risultati di quel primo studio, tali soggetti furono classificati in due gruppi, a seconda delle loro capacità di resistere alla tentazione (bassa vs alta).
Dei 500 partecipanti a questa prima ricerca, ne verranno richiamati 117 a distanza di anni: i soggetti che all’età di 4 anni presentavano difficoltà di ritardo della gratificazione, mantenevano lo stesso pattern di risposta comportamentale anche da adulti.
Desta ancor più interesse la circostanza che questa difficoltà emerge solo in presenza di stimoli emotivamente coinvolgenti (“caldi”) e non anche di stimoli neutri o freddi, a dimostrazione dell’influenza significativa che il contesto ha sulle nostre capacità di controllo cognitivo.
Questi dati sono stati successivamente confermati grazie all’uso della Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI): nello specifico, nel gruppo con elevata capacità di ritardo della gratificazione si rileva un prevalente coinvolgimento di strutture fronto-striatali; nell’altro gruppo emerge, invece, una maggiore attivazione di circuiti sottocorticali, come lo striato-ventrale coinvolto principalmente in processi di tipo emotivo.
Conoscere i processi ed i circuiti cerebrali coinvolti in alcuni tipi di comportamento aiuta certamente a strutturare modelli di intervento sempre più specifici per forme psicopatologiche, ove quel determinato tratto comportamentale si presenti in modo rigido e disfunzionale.

Riferimenti bibliografici

Casey, B.J. et Al. (2011), Behavioral and neural correlates of delay of gratification 40 years later. PNAS, 108 (36), 14998-15003.

Download libero all’indirizzo:
http://www.pnas.org/content/early/2011/08/19/1108561108.full.pdf

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