Procrastinazione e psicopatologia

di Cristina Salvatori

Come la tendenza a rimandare gli impegni si manifesta nei disturbi borderline, ossessivo compulsivo, narcisistico e nella depressione

Pur essendo un comportamento trasversale a diversi quadri clinici, ancora pochi studi indagano la presenza della procrastinazione all’interno della psicopatologia.
Riguardo i disturbi di personalità, sembrerebbe che alcuni di quelli che nel vecchio DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) rientravano nel cluster B siano i più legati alla procrastinazione. Si può supporre che, data la forte associazione tra procrastinazione e impulsività, il rimandare i propri impegni sia frequente in quei disturbi in cui questo tratto è predominante e, in particolare, nel disturbo borderline e nel disturbo antisociale. Da un punto di vista metacognitivo, la scarsa capacità di integrare i propri stati mentali potrebbe condurre a cambiare in continuazione il focus della propria azione sulla base della condizione emotiva, inducendo la persona in balia delle proprie emozioni ad agire di conseguenza ad esse, senza seguire una precisa pianificazione.
Rispetto alla correlazione tra disturbo narcisistico e procrastinazione, si possono trovare diverse spiegazioni. Essendo la personalità narcisista molto sensibile alla percezione di fallimento, la strategia di procrastinazione è utile nel fare in modo che non avvenga o di attribuirlo a cause esterne come la mancanza di tempo. La realizzazione di un progetto, per il soggetto narcisista, è spesso un mezzo di valutazione personale per cui impegnarsi in un obiettivo può avere un peso difficile da sostenere e l’eventuale fallimento potrebbe allontanarlo dallo stato di grandioso orgoglio desiderato: procrastinando si cerca quindi di prevenire l’equazione tra prestazione e valore.
Oltre a correlazioni con i disturbi di personalità, si riscontrano alti livelli di procrastinazione in individui che abusano di sostanze, che soffrono di depressione o con disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Rispetto all’abuso di sostanze, l’aumento di impulsività nei consumatori di droghe potrebbe spiegare la tendenza di questi soggetti a procrastinare.
Il DOC risulta correlato principalmente con la procrastinazione decisionale come conseguenza dell’indecisione nel prendere una scelta per il timore di sbagliare, tipico del disturbo ossessivo compulsivo. La procrastinazione potrebbe interpretarsi, quindi, come una forma di difesa dovuta al timore di cadere in errore e di conseguenza sentirsi in colpa.
Rimandare le decisioni è anche uno dei sintomi della depressione: la causa sottostante è una ridotta fiducia in se stessi che rende difficile investire le proprie energie in attività impegnative. Anche la procrastinazione può essere, infatti, una delle cause del circolo vizioso che porta ad amplificare la depressione: l’enfasi sulla valutazione negativa di sé è centrale nel procrastinatore che giudica, critica e spesso rumina sul proprio comportamento (“avrei dovuto cominciare prima” “se avessi perso meno tempo”).
Alla luce di ciò, la procrastinazione risulta essere un comportamento trasversale a diversi disturbi psicopatologici e, configurandosi come espressione sintomatologica di questi, ma anche come potente mantenimento del problema, può rivelarsi necessario un lavoro mirato per ridurne l’impatto.

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