Dimmi che studio hai e ti dirò che terapeuta sei

di Elena Bilotta

La psicologia ambientale analizza la relazione tra qualità ambientale dello studio dello psicoterapeuta e la percezione della qualità del trattamento ricevuto

L’ambiente fisico gioca un ruolo molto importante nell’influenzare le percezioni. Lo sa bene la psicologia ambientale, che da anni studia l’impatto dell’ambiente fisico sulle valutazioni e sul benessere delle persone. La letteratura psicologico-ambientale suggerisce che le caratteristiche fisiche dello studio dello psicoterapeuta possono giocare un ruolo importante nell’influenzare la qualità percepita del processo terapeutico. Quando il terapeuta ha la possibilità di scegliere il tipo di arredamento del proprio studio, solitamente punta a realizzare uno spazio che trasmetta il più possibile un senso di accoglienza, accettazione e comodità. Un ambiente curato e confortevole aumenta, infatti, sia un senso di accoglienza e agio che una tendenza ad attribuire prestigio alla figura del terapeuta da parte del paziente. In questo modo, aumentano anche le aspettative di trarre un beneficio dal trattamento.
Ma quali sono le caratteristiche dell’ambiente fisico ritenute più importanti dalle persone che frequentano lo studio del terapeuta e si affidano alle sue cure?
I fattori principali evidenziati in letteratura sono: comfort, personalizzazione, ordine e pulizia. Un ambiente che sia impreziosito dall’uso di piante e foto personali del terapeuta trasmette accoglienza e sicurezza, mentre un ambiente pulito e ordinato incoraggia una maggiore fiducia e apertura nei confronti del terapeuta. La presenza di diplomi e riconoscimenti è associata alla percezione di competenza, fiducia, autorevolezza e persino energia del terapeuta: all’aumentare dei riconoscimenti disposti alle pareti, aumenta il senso di fiducia. Basta però che i riconoscimenti non siano troppi: se sono superiori a nove unità, infatti, il paziente le considererà eccessivi, smettendo di considerarli come indicatori positivi di status. Al contrario, l’assenza totale di credenziali e riconoscimenti può influenzare negativamente la percezione di disponibilità alla cura del terapeuta. Altri suggerimenti che arrivano dalla letteratura: da evitare sicuramente lo studio angusto e caotico, con fogli o libri impilati sulla scrivania, sedie disposte in maniera disordinata, fili e cavi in vista, ma anche lo studio eccessivamente impersonale, perché entrambi sono associati a una percezione di insicurezza e incuria e a minori aspettative di efficacia della terapia. È però da sottolineare che, in alcuni casi, una scrivania disordinata è associata alla percezione del terapeuta come più creativo e gentile ma meno calmo e fermo, rispetto al terapeuta con una scrivania più ordinata. Non pare inoltre esserci differenza tra gli studi condivisi in un centro clinico o gli studi ricavati nelle abitazioni del terapeuta, purché ci sia una stanza specifica dell’abitazione dedicata esclusivamente alla terapia. Da non sottovalutare, infine, l’influenza che l’ambiente può avere sulla performance stessa del terapeuta: lavorare in un ambiente confortevole e piacevole è associato a una maggiore soddisfazione ambientale del terapeuta, alla quale è legata una più elevata sensazione di autoefficacia. Quindi ben venga circondarsi di oggetti familiari come fotografie, quadri, elementi d’arte che riflettono i gusti personali, perché questo migliora l’umore e la propensione all’ascolto. Insomma, lavorare in un setting piacevole e accogliente fa bene a tutti, pazienti e terapeuti.

 Per approfondimenti:

Bonaiuto, M., Bilotta, E., Fornara, F. (2004). Che cos’è la psicologia architettonica. Roma: Carocci

Devlin, A. S., Donovan, S., Nicolov, A., Nold, O., Packard, A., & Zandan, G. (2009). “Impressive?” Credentials, family photographs, and the perception of therapist qualities. Journal of Environmental Psychology29(4), 503-512.

Nasar, J.L., Devlin, A.S. (2011). Impressions of Psychotherapists’ offices. Journal of Counseling Psychology, 58, 310-320.

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