Mastering the clinical conversation: il linguaggio come intervento clinico

di Sara Santarelli e Cristiana Stronati

 Le abilità che il terapeuta può applicare per potersi connettere con il paziente nel “qui e ora”

LOCANDINADal 16 al 18 marzo 2017, nella sede Spc – Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Ancona, si è svolto un workshop intitolato “Mastering the clinical conversation: Language as intervention.

Durante la giornata introduttiva, lo psicologo clinico cognitivo Emanuele Rossi ha esposto in modo chiaro ed esplicativo i concetti principali dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e della Relational Frame Theory (RFT).

Nei giorni successivi, Mattehieu Villatte, trainer a Seattle, ha spiegato le modalità con cui il linguaggio si pone al centro di tutta una serie di abilità proprie dell’essere umano, incluso il pensare, l’immaginare, il ricordare, l’essere consapevoli di se stessi e il perspective taking, ovvero l’abilità di vedere una situazione o comprendere un concetto da un punto di vista alternativo. Lo psicologo ha mostrato come l’approccio esperienziale possa essere visto lungo un continuum che va da una pratica didattica a una pratica esperienziale, nel quale risulta centrale lo sviluppo della consapevolezza.

Nel colloquio clinico spetta al terapeuta spostare il “cursore” lungo questo continuum, al fine di aiutare il paziente a raggiungere un cambiamento profondo e duraturo.

Fare terapia esperienziale significa:

  • mantenere un atteggiamento di curiosità e apertura, che nella pratica si può tradurre nell’essere ricettivi, mantenere le ipotesi con leggerezza, esplorare ed essere giocosi, permettersi di essere sorpresi;
  • promuovere la connessione tra il processo terapeutico e la vita del paziente, che si attua parlando al tempo presente, notare e riflettere su esperienze e comportamenti attuali, simili a ciò che accade all’esterno;
  • evocare processi di consapevolezza attraverso l’osservazione, la descrizione e il tracking;
  • incrementare i processi di consapevolezza attraverso il perspective taking e l’utilizzo di metafore.

Allo scopo di comprendere meglio questo tipo di terapia, sono stati elencati alcuni esempi in cui non è possibile il raggiungimento della posizione esperienziale:

il paziente rigido o quello emotivo, alcune situazioni temporali (momento della giornata) ed esperienze interne quali l’avere fame o l’essere stanchi.

Alla luce di questi fattori, sono state illustrate alcune abilità da applicare da parte del terapeuta, al fine di potersi connettere con il paziente nel “qui e ora”, facendo attenzione alla postura del corpo, all’espressione facciale, al tono/ritmo/volume della voce nel momento di apertura e curiosità, che dovrebbero essere sempre perseguite durante il colloquio.

Durante il workshop, è stato di importanza rilevante il lavoro esperienziale svolto a piccoli gruppi attraverso simulate e role playing, che hanno permesso di fornire ai partecipanti le abilità linguistiche e le strategie concrete per evocare e incrementare la consapevolezza.

In particolare, su due tipologie di pazienti, l’accondiscendente e l’oppositivo, sono state applicate alcune tecniche di conversazione, per cui è stato possibile verificare nella pratica cosa fare in termini di linguaggio e di atteggiamento corporeo, al fine di connettersi con il paziente e sviluppare in lui questa consapevolezza, centrale nel lavoro esperienziale e alla base del cambiamento.

Per approfondimenti:
Mastering the clinical conversation: Language as Intervention.– Di Matthieu Villatte,Jennifer L Villatte, PhD,Steven C. Hayes

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