Editoriale

L’interesse crescente per i dilemmi morali

di Francesco Mancini

Su suggerimento di dilemma trolleyGiancarlo Dimaggio, ho letto il suo articolo e gli argomenti contrapposti di Donatella Di Cesare, apparsi sull’inserto “Lettura” del Corriere della Sera, uscito nel week end del 25 marzo scorso (http://www.corriere.it/foto-gallery/la-lettura/17_marzo_25/terror-ferdinand-von-schirach-10da3206-11a6-11e7-8518-37eb22c51aa5.shtml).

Entrambi i contributi si riferiscono a una pièce teatrale centrata sul dilemma morale posto da un pilota militare che abbatte un aereo civile con 164 passeggeri. L’aereo è dirottato da un terrorista contro uno stadio con 70.000 spettatori che, dunque, rischiano seriamente la vita.

Come suggerisce Giancarlo, si tratta di una versione del “dilemma del trolley”, quella basica, che, come abbiamo mostrato con diverse ricerche, mette in conflitto due morali: quella deontologica e quella umanitaria/altruistica.

I commenti della Di Cesare sono interessanti e meritano alcune considerazioni.

Il primo commento è una critica. Si tratterebbe di dilemmi poco realistici. In alcuni casi ha ragione ma in altri, come nel caso del pilota, no. Tra i tanti, c’è un esempio storico: il dilemma di Churchill, se passare o meno informazioni ai tedeschi inducendoli a far cadere le V1 lontano dal centro di Londra ma nei quartieri della periferia sud, meno densamente popolata. Si calcola che furono salvate 10.000 persone ma fu il governo britannico a prendersi la responsabilità di decidere quali cittadini salvare dalle V1 e quali invece far uccidere.

Inoltre, a ben vedere, almeno se si tiene conto dei valori morali in gioco (e cioè deontologia verso altruismo/umanitarismo) è il caso, molto frequente, della eutanasia. È giusto che l’uomo decida della vita propria e altrui mettendosi al posto di Dio o del destino per ridurre sofferenze immeritate, inutili e che il paziente non vuole più sopportare?

A mio avviso, la Di Cesare sbaglia anche perché confonde descrizione con prescrizione. Gli studi di psicologia morale che utilizzano il paradigma del trolley servono a capire come funziona la mente umana, non a stabilire cosa è giusto.

La Di Cesare definisce “bieco utilitarismo” o “capitalismo dell’etica” la scelta di salvare molti a discapito di pochi. È vero che la decisione di abbattere l’aereo è frutto di un calcolo, ma il termine “utilitarista” ha un alone semantico negativo che suggerisce un utile personale, un tornaconto, un vantaggio per sé. Al contrario, nel dilemma del pilota il calcolo porta a una scelta utile a un fine umanitario: ridurre il più possibile la sofferenza e il danno complessivi.

Dunque, non merita l’appellativo di “bieco” e nemmeno si può parlare di “capitalismo dell’etica”. Nel capitalismo, l’utile è per il capitalista e non per il bene dei più.

A meno di non considerare il mero calcolo come immorale, ma questo sarebbe risibile.

Un punto che la Di Cesare coglie, anche se in modo confuso, ma a mio avviso molto giusto, è che soprattutto nelle élite culturali (liberal, accademici, ricercatori), vi sia una grave sottovalutazione del ruolo della deontologia. Per questo, ad esempio, molti ricercatori in psicologia considerano le scelte deontologiche come dovute all’intervento del sistema I di Kanheman, cioè euristiche primitive, e non al rispetto di un principio etico: not play god o not tamper with nature (l’uomo non può decidere liberamente su tutto). Per cui, ad esempio, la critica del transessualismo da parte di Benedetto XVI sarebbe frutto di una euristica, come pure lo sarebbe la condanna di Adamo ed Eva da parte di Dio. Il peccato originale è un peccato di disobbedienza che è grave proprio solo perché è una trasgressione della volontà di Dio (infatti, il divieto di mangiare la mela non proteggeva il bene di nessuno).

Interessante, infine, che la pièce del pilota è stata rappresentata decine di volte in paesi diversi e al pubblico è stato richiesto di giudicare il pilota. Solo in Giappone il pilota è stato giudicato colpevole in quattro occasioni su quattro. In Giappone si dice che i bambini abbiano paura di tre cose: il terremoto, gli incendi e il padre.

Per approfondimenti:

SUNSTEIN, C. (2005), “Moral heuristic”. in Behavioral and Brain Sciences, 28, pp. 531-573.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.