Abuso verbale: la violenza invisibile

di Erica Pugliese

Le cicatrici inferte dalla violenza verbale possono essere profonde e durature, più di quelle di calci o pugni, ma spesso non sono così visibili

 La violenza verbale è una forma di abuso che può avere effetti devastanti sulle persone che ne sono vittime. Può prendere piede in diversi ambiti, sui social network, al lavoro, tra amici o nella vita di coppia, con modalità più o meno esplicite e ha sempre lo scopo, da parte di chi l’agisce, di acquisire e mantenere il totale controllo della vittima, mostrarsi superiore agli altri, evitare responsabilità personali e mascherare o negare i propri fallimenti.
L’abusante “gioca sporco”, inducendo emozioni come paura, colpa e vergogna e, per sottomettere la vittima al proprio volere, minaccia, danneggia e ferisce. Sebbene, tra le diverse forme di abuso (violenza fisica, sessuale, economica, psicologica ed emotiva), la violenza fisica sia più riconosciuta e denunciata, non è assolutamente da sottovalutare la forza devastante dell’abuso verbale, le cui cicatrici, proprio per la loro mancanza di visibilità, sono spesso trascurate e i cui effetti negativi sulla vittima vengono sovente minimizzati. I segni lasciati dalla violenza verbale possono essere, infatti, profondi e duraturi come lo sono quelli delle ferite per i pugni o per gli schiaffi, ma spesso non così riconosciuti. A tale proposito, più della metà delle persone che hanno subito violenza da parte di un partner, riferisce che è proprio l’abuso emotivo ciò che sta causando il più grave danno.
Infine, la violenza verbale, come quella fisica, non fa distinzione di status sociale, economico, né di provenienza geografica o etnica, divenendo a pieno titolo un fenomeno trasversale e una delle possibili caratteristiche della dipendenza affettiva, un tipo di relazione, ossia, che si distingue per la difficoltà degli individui convolti a concludere il rapporto, nonostante l’evidente compromissione del benessere psicologico e fisico.

La violenza fisica e quella verbale possono essere, dunque, considerate alla pari in termini di conseguenze psicologiche. A differenza dall’abuso verbale, la violenza fisica coinvolge l’uso della forza contro le vittime, con conseguenti lesioni. Le azioni violente comprendono: calci, pugni, spintoni, il sovrastare fisicamente, costringere nei movimenti e rompere oggetti come forma d’intimidazione, sputare contro, mordere, picchiare, soffocare, schiaffeggiare, minacciare, usare armi da fuoco o da taglio e privare il soggetto di cure mediche. Si parla di abuso fisico anche quando l’abusante ha percosso un paio di volte la vittima, causando lievi ferite che non necessariamente richiedono una visita in ospedale.

La violenza verbale può essere considerata l’anticamera della violenza fisica, dato che spesso, anche se non sempre, la precede. In ogni caso, anche qualora il maltrattamento fisico non occorresse, la violenza verbale è a tutti gli effetti una forma di abuso, la cui azione è subdola e lavora a livello emotivo e psicologico in maniera sottile. Questo, potrebbe spiegare il perché molte vittime di violenza verbale non sono consapevoli di essere in una relazione abusante, avendo perso, a un certo punto, la capacità di distinguere il confine fra ciò che è sano e normale e ciò che non lo è più. Causata da persistenti insulti, umiliazioni, e/o critiche implicite o esplicite, la violenza verbale, nel tempo, distrugge il valore che la persona che la subisce ha di sé, il senso di sicurezza e la capacità di proteggersi. Esempi di abuso verbale sono: offendere direttamente la persona o le persone vicine, minacciare o ricattare la vittima quando si mostra in disaccordo, etichettare il partner come immaturo, inaffidabile o non meritevole di fiducia (senza portare prove a sostegno di queste accuse), reagire con grandi silenzi senza dare al partner alcuna possibilità di replica.

L’abuso verbale, soprattutto quando agito nel lungo periodo, tende a colpire duramente e senza un processo equo. La perdita del valore di sé dovuta ai continui abusi, unita alla paura dell’abusante, fino al timore per la propria vita e per quella dei propri cari, rappresentano una grave ferita, al pari di quella fisica, poiché lavora logorando la vittima.

L’abuso verbale nella coppia è un tipo particolare di violenza, che per molte vittime è difficile da denunciare, poiché si mantiene in superficie e senza segnali fisici del proprio passaggio.

Notare e riconoscere i segni di una relazione abusiva, è il primo passo per iniziare a difendersi con l’obiettivo di iniziare a stare meglio. Il segno più chiaro, per comprendere se si è vittime di violenza verbale, è avere paura del proprio partner. Altri sintomi sono: la sensazione di camminare sulle uova, la tendenza a osservare costantemente ciò che si dice e si fa (al fine di evitare che il partner possa scoppiare), continui litigi cui seguono abbandoni, tentativi di controllo e invasione della privacy, accuse e critiche costanti, senso di solitudine, impotenza e disperazione.

Se riconoscete voi stessi nelle precedenti descrizioni e non riuscite, o non potete, per paura, chiudere la relazione, chiedete aiuto rompendo il silenzio. Malgrado l’aumentata informazione, sulle cause e sulle conseguenze di relazioni caratterizzate da dipendenza affettiva, molte vittime di violenza scelgono infatti di percorrere la strada del silenzio, spesso colpevolizzandosi, giustificando o negando quanto accaduto, con conseguenze negative per la propria salute.


Per approfondimenti:
Bancroft, L. (2003), Why does he do that?: Inside the minds of angry and controlling men, Penguin.

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