Chi rumina si focalizza meglio su uno scopo

di Roberta Trincas

“L’atto di cercare di raggiungere i propri obiettivi è tanto importante quanto in effetti è il raggiungerli”. Josh Hinds

La ruminazione depressiva si focalizza sulle cause, significati dell’umore depresso. La ruminazione quindi sarebbe caratterizzata da un insieme di pensieri ricorrenti su un tema o uno stato emotivo e dalla difficoltà nel cambiare il tipo di pensieri. Diversi studi hanno osservato che gli individui con alta tendenza alla ruminazione presentano inflessibilità cognitiva, in altre parole hanno difficoltà in compiti che richiedono cambiamento o inibizione di set-mentale.

Una volta che certi pensieri negativi vengono integrati in memoria, difficilmente vengono eliminati, e ciò impedirebbe lo spostamento verso pensieri più positivi o nuovi obiettivi.

Nonostante l’inflessibilità mentale sia spesso svantaggiosa, specialmente in situazioni che richiedono un rapido cambiamento di obiettivi, alle volte può invece risultare vantaggiosa, per esempio quando per ottenere una prestazione di successo è necessario sia mantenere un particolare obiettivo sia ignorare stimoli distraenti o obiettivi conflittuali. In tali circostanze, la capacità dei ruminatori di mantenere l’attenzione su un singolo obiettivo può risultare utile.

Alcuni autori hanno testato questa ipotesi sull’inflessibilità cognitiva. Su un campione di 99 studenti, hanno misurato la tendenza alla ruminazione e alla disforia, e hanno confrontato la prestazione dei soggetti su due compiti che richiedevano controllo esecutivo. In particolare, un compito (letter naming) misura la capacità di cambiare obiettivo, il secondo compito è una versione modificata dello Stroop con il quale è possibile misurare la capacità di mantenere un obiettivo.

Ciò che hanno osservato è che chi tendeva a ruminare di più era meno accurato nel compito che richiedeva un rapido cambiamento di obiettivo. Mentre nel compito che richiedeva di mantenere l’obiettivo, le tendenze a ruminare prediceva un’alta accuratezza di risposta.

Inoltre, ruminazione e disforia sembrano avere effetti diversi sui processi cognitivi. La ruminazione si associa a miglior mantenimento degli obiettivi, mentre la disforia si associa ad una difficoltà maggiore nel mantenerli.

Sulla base di questi risultati, quindi, gli autori assumono che la ruminazione possa essere un processo di pensiero utile nel mantenimento di un obiettivo.

Questo studio porta un’ulteriore prova a favore della funzione adattiva della ruminazione.

Nonostante le spiegazioni teoriche si siano focalizzate sulle conseguenze negative della ruminazione, questo studio dimostra l’importanza di prestare maggiore attenzione ai potenziali benefici del pensiero ripetitivo, dato che la ricerca sui vantaggi di tali processi è ancora scarsa. Questo studio quindi suggerisce che un attivo mantenimento di un obiettivo può essere considerato un vantaggio cognitivo della ruminazione.

Inoltre, la differenza che si osserva tra le tendenze ruminative e i livelli di disforia indica che, sebbene in alcuni casi siano aspetti strettamente connessi, la ruminazione  e la disforia possono influire diversamente sui processi cognitivi. Questa osservazione è in linea con altri risultati che mostrano come la tendenza a ruminare si associ a minori pensieri non legati al compito rispetto a chi ha alti livelli di disforia.

Questa differenza ci aiuta a distinguere gli effetti della ruminazione e della disforia e suggerisce che nel mantenimento di un obiettivo importante la ruminazione può non interferire negativamente così come l’umore depresso.

Questi risultati portano ulteriori prove a favore della prospettiva scopistica, e ci indicano come alcuni processi cognitivi, come la ruminazione, possano essere di fondamentale importanza nel momento in cui facilitano il perseguimento di scopi di vita importanti.

 

Per approfondimenti:

Altamirano, L.J., Miyake, A., Whitmer, A.J. (2010). When mental inflexibility facilitates executive control: beneficial side effects of ruminative tendencies on goals maintenance. Psychological Science, 21, 1377-1382.

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