L’amo o non l’amo?

di Roberta Trincas

Ci sono dubbi che vanno risolti, altri che non possono essere risolti, altri ancora che è meglio non risolvere. Roberto Gervaso

È la persona giusta per me? Sono innamorato di lei? È abbastanza carino per me? Sono attratto? È abbastanza intelligente per me?

Sono alcuni dei dubbi che possono presentarsi alla mente quando si è coinvolti in una relazione sentimentale. Normali incertezze attraverso le quali la persona compie delle valutazioni per giungere alla scelta di un partner. Tuttavia, vi sono casi in cui questi dubbi diventano estremamente frequenti, persistenti e intrusivi tanto da “ossessionare” la persona e generare un malessere che si ripercuote nella relazione con il partner: è quanto succede nella mente di chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione.

In questo tipo di disturbo, le ossessioni sono principalmente focalizzate sui difetti del proprio partner e su ciò che non va nella relazione: generalmente fanno riferimento a difetti fisici, abilità sociali, alla moralità o all’intelligenza del partner; mentre le ossessioni sulla relazione possono riguardare dubbi circa il proprio amore o quello del partner, o più in generale circa la validità o meno della relazione (“È la relazione giusta per me? Lo amo veramente?”).

Il DOC da Relazione ha caratteristiche e sintomi simili al Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Per esempio, il controllo (o checking) può esprimersi attraverso la messa alla prova delle capacità intellettive del partner, sottoponendolo a quesiti di fisica o matematica, oppure controllando continuamente se ha i capelli a posto o se è ben vestito. Può ricorrere a un continuo monitoraggio delle proprie sensazioni emotive al fine di provare la veridicità dei propri sentimenti d’amore (“Sono sempre emozionato quando lo/la vedo? Penso sempre a lui/lei quando non c’è? Mi attrae quando facciamo sesso?”). Può esserci la tendenza a confrontarsi con altre coppie per verificare se gli altri risultano più felici e appagati o se ci si possa sentire attratti da altri. Chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione può richiedere rassicurazioni, confidarsi con amici per capire quale decisione prendere in merito alla propria relazione; può attuare diversi evitamenti, per esempio evitare di guardare o parlare con altri/e uomini/donne, oppure evitare di investire e coinvolgersi nella relazione, di compiere gesti d’amore o di esprimere affetto perché non si sente sicuro dei propri sentimenti. Così come il DOC, anche quello da Relazione tende all’autocritica per incapacità nel controllare le proprie ossessioni, con la tendenza a colpevolizzarsi. Infatti, chi soffre del DOC da Relazione si sente estremamente responsabile della sofferenza del partner, teme di illuderlo e per questo motivo si tiene distante emotivamente o si colpevolizza facilmente rispetto ai propri dubbi sulla relazione.

Ciò che caratterizza nello specifico il DOC da Relazione è che gli effetti del malessere del singolo si ripercuotono sulla qualità della relazione stessa, creando un circolo vizioso per cui lo scarso impegno genera minore coinvolgimento e minore ricerca di comportamenti alternativi positivi.

Ma quali sono le motivazioni che spingono queste persone a investire così tante energie e tempo ossessionandosi su ciò che non va del partner e della relazione? Secondo alcuni psicologi israeliani, Doron e Derby, il DOC da Relazione ha come scopo fondamentale fare la scelta giusta, trovare la persona giusta, avere la relazione giusta. Secondo il loro modello teorico, alla base dello sviluppo del DOC da Relazione vi sarebbero fattori di vulnerabilità e specifiche credenze disfunzionali. La vulnerabilità consiste in una scarsa autostima e un ideale di relazione e di partner, per cui l’autostima di queste persone può dipendere dalla qualità della loro relazione sentimentale o dalle caratteristiche del partner. Per esempio, possono sentirsi sminuiti nel loro valore personale dai difetti del partner e vergognarsene. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che i DOC da Relazione hanno più credenze “estreme” sull’amore rispetto ai DOC e ai soggetti non clinici. Per esempio, sono convinti che “essere nella relazione giusta corrisponda a essere sempre felici”, o che “se ci si sente infelici ciò dipenda dalla propria relazione”, o ancora possono credere che “pensare sempre all’altro o sentirsi sempre emozionati con il partner sia un segno di amore”.

Spesso nella storia di vita di queste persone ritroviamo storie familiari con alta conflittualità tra genitori, per cui il bambino cresce con l’idea che il conflitto sia da evitare perché fortemente temuto; oppure hanno avuto genitori controllanti o gelosi. Le esperienze familiari possono fungere da modello e generare alcuni timori riguardanti la relazione, per esempio “ho paura di rivivere la relazione che hanno vissuto i miei genitori, ho paura di essere come loro”, “ho paura di non riuscire mai a uscire dalla relazione”.

Il DOC da Relazione è un disturbo difficile da identificare e trattare, tuttavia recentemente Doron e Derby hanno sviluppato tecniche cognitivo-comportamentali al fine di intervenire specificatamente sul problema. Il trattamento prevede una prima fase di riduzione del circolo ossessivo, e quindi dei sintomi e delle credenze eccessive sull’amore. Successivamente, si aiuta la persona a sperimentare la relazione prima ancora di prendere qualsiasi decisione. In particolare, si aiuta la persona a distogliere l’attenzione da un ideale d’amore e fare i conti invece con una realtà fatta di pregi e difetti. Il percorso verso l’accettazione comprende l’elaborazione della perdita di un ideale, e il graduale impegno nella relazione che comporta anche la capacità di trovare un compromesso tra i propri valori e le caratteristiche del partner. Quindi si invita la persona a riflettere su quanto può essere disposta ad accettare che il partner non rispecchi determinati valori e, contemporaneamente a impegnarsi in comportamenti che favoriscano il coinvolgimento e l’esperienza della relazione stessa. In altre parole, il cammino verso la guarigione prevede il passaggio dal “ti amo o non ti amo?” verso il “ti amo anche se non sei bravo in matematica”.

Per approfondimenti:

Doron, G., & Derby, D. (2017). Assessment and treatment of relationship-related OCD symptoms (ROCD): A modular approach. In J. S. Abramowitz, D. McKay, & E. A. Storch (Eds.), The Wiley Handbook of Obsessive Compulsive Disorders, 547.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.