Sexsomnia: una nuova parasonnia?

di Niccolò Varrucciu

Compiere un atto sessuale senza avere il pieno controllo della propria azione è possibile?

Secondo la più recente classificazione dei disturbi del sonno, le parasonnie rappresentano un gruppo ampio ed eterogeneo di disturbi del sonno che consistono in “manifestazioni indesiderate che accompagnano il sonno e che spesso sembrano finalizzate al raggiungimento di un obiettivo. In alcuni casi possono causare traumi e disturbare il sonno”.

Mentre le parasonnie sono considerate normali nei bambini, dove la prevalenza è relativamente alta (> 15%), negli adulti possono essere indicative di una psicopatologia e la prevalenza è relativamente bassa (> 6%). I più comuni fattori precipitanti del comportamento parasomnico negli adulti sono lo stress, la privazione del sonno e il consumo di alcol o droghe.

Le diverse forme di parasonnia vengono classificate in base alla loro occorrenza durante le diverse fasi del sonno:

  1. Parasonnie del sonno NREM (disordini dell’arousal);
  2. Parasonnie solitamente associate al sonno REM;
  3. Altre parasonnie.

Le parasonnie del sonno NREM si verificano soprattutto durante la fase di “sonno profondo”, che appare maggiormente rappresentato nella prima parte della notte.

Un episodio mediamente dura qualche minuto ma la sua durata può essere molto variabile, fino anche a 30 minuti. Solitamente le parasonnie del sonno NREM insorgono in età infantile (probabilmente per l’alta rappresentazione del sonno profondo durante tale fase della vita) e tendono a ridursi o scomparire con l’età adulta. Spesso esiste una familiarità per tali episodi, che possono essere scatenati da alcuni fattori quali la deprivazione di sonno, cicli sonno-veglia irregolari, febbre, infezioni, alcol, alcuni farmaci e altri disturbi del sonno tra cui le apnee notturne. Generalmente le persone non conservano alcun ricordo dell’episodio.

Si distinguono tre differenti tipi di manifestazioni che, secondo le più recenti teorie, rappresentano un continuum dello stesso fenomeno, con diversi gradi di complessità.

  • Risvegli confusionali, episodi di risveglio parziale non associati a deambulazione o disturbi autonomici;
  • Sonnanbulismo, episodi caratterizzati da comportamenti automatici più o meno complessi, finalistici o afinalistici (come camminare, mangiare, bere, uscire di casa…);
  • Terrori Notturni, episodi di risveglio parziale, spesso a esordio improvviso, con espressione di terrore, intensa agitazione, sudorazione, pallore, respiro affannoso, tachicardia.

Tra le parasonnie della fase NREM si è fatta strada la Sexsomnia, descritta recentemente da Colin Shapiro, direttore dell’Istituto di neuropsichiatria e della clinica Sleep and Alertness al Western Hospital di Toronto, come un disturbo del comportamento sessuale agito durante il sonno. Nello specifico, rappresenterebbe una particolare situazione di sonnambulismo in cui si mette in atto un’attività di natura sessuale.

Già nel 1997 Shapiro e collaboratori avevano notato come una percentuale variabile tra il 2% e il 10% dei casi di violenza sessuale fossero agiti su vittime addormentate. Tra le motivazioni riportate si ritrovano l’adempimento di fantasie sadiche o parafiliche, l’opportunismo sessuale e il comportamento sessuale perpetrato dall’abusante durante il sonno.

Le caratteristiche principali della Sexsomnia, al contrario del sonnambulismo, includono frequente eccitazione sessuale (per esempio, erezione, lubrificazione vaginale, eiaculazione, sudorazione, risposta cardiorespiratoria), attivazione autonoma diffusa, insorgenza in qualsiasi momento della notte, durata fino a 30 minuti, violenza verbale o fisica, intensa agitazione motoria e prevalenza nell’età adulta.

Da un punto di vista neuroanatomico, molti neuroni sottocorticali e corticali sono effettivamente inattivi durante il sonno. Tuttavia, la formazione reticolare e le strutture ippocampali, ad esempio, reagiranno anche durante il sonno qualsiasi stimolo esterno, iniziando il movimento per preservare l’integrità del corpo.

Inoltre, una buona misura del funzionamento primario e secondario (di ordine superiore) viene preservata durante il sonno, il che può dare l’impressione che, durante un episodio parasomnico, esista qualcosa che potrebbe essere visto come atto intenzionale. Tuttavia, una persona che sta vivendo un evento parasomnico non ha un cervello completamente “risvegliato”: alcune delle strutture corticali, come quelle responsabili della memorizzazione e dell’apprendimento o quelle che ci aiutano a distinguere gli eventi sognati dalla realtà oggettiva, rimangono inattive, rendendo alcune delle funzioni di ordine superiore, inclusa la coscienza, compromessa.

Per esempio, una persona con parasonnia può camminare, azionare un veicolo a motore, mangiare, compiere un atto sessuale o addirittura uccidere senza avere il pieno controllo della sua azione. Ciò implica che la veglia e il sonno possano verificarsi in modo frammentato e pertanto concomitanti. Il risultato è un comportamento autonomico motorio complesso, privo di controllo e intenzionalità.

È possibile che tale comportamento sia multiforme nella sua eziologia. Dal punto di vista neurofisiologico, si deve considerare la possibilità di un substrato neurologico, come l’epilessia o una lesione cerebrale, una reazione all’assunzione di sostanze tossiche (alcol o droghe), o una malattia neurodegenerativa, così come ereditarietà genetica e un passato caratterizzato da abuso fisico e sessuale. Recenti studi hanno dimostrato che alcuni dei comportamenti motori complessi, come notturni episodici, distonia parossistica e arousali parossistici, rappresentano una forma di crisi notturna con correlazioni.

A certificare l’importanza del fenomeno, la Sexsomnia è stata ufficialmente inserita nella classificazione internazionale dei disturbi del sonno e nel DSM 5. Per testare se una data situazione sia dovuta a un caso di Sexsomnia, i clinici dispongono di una serie di strumenti diagnostici quali i registri del sonno, le valutazioni cliniche, oltre alla polisonnografia, l’actigrafia e l’EEG. Ciò a delineare la difficoltà d’individuare un quadro clinico così complesso, non solo spesso non diagnosticato, ma addirittura sconosciuto.

Dal punto di vista legale, “la capacità di un dormitore di controllare volontariamente anche un comportamento complesso è gravemente limitata o non disponibile”.

La questione della responsabilità legale può sorgere se i pazienti rifiutano il trattamento e si espongono ripetutamente a fattori e situazioni che possono indurre la Sexsomnia.

Il trattamento risulta tanto complesso quanto la diagnosi, risultando in una combinazione di farmaci e psicoterapia che da un lato regolarizzino il ciclo sonno-veglia, diminuendo la possibilità d’insorgenza di tali condizioni, e dall’altro aiutino nella gestione delle emozioni negative derivanti dall’agire questi comportamenti. A questi vanno aggiunti dei cambiamenti nello stile di vita, in modo da ridurre significativamente la probabilità d’insorgenza di questi episodi.

 

Per approfondimenti:

Shapiro CM, McCall-Smith A. Forensic aspects of sleep. London (UK): John Wiley and Sons; 1997.

Shapiro CM, Fedoroff JP, Trajanovic NN. Sexual behaviour in sleep—a newly described parasomnia. Sleep Res 1996;25:367. Abstract.

1Wong KE. Masturbation during sleep: a somnambulistic variant? Singapore Med J 1986;27:542–3.

Fenwick P. Sleep and sexual offending. Med Sci Law 1996;36:122–34.

 

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