Se mi lasci non vale

di Sonia Di Munno

Ansia da separazione negli adulti: definizione ed eziologia

“Se mi lasci non vale, non ti sembra un po’ caro il prezzo che adesso io sto per pagare?”, cantava Julio Inglesias nel 1976, riferendosi alla fine di un amore. Al di là della naturale sofferenza per la rottura di un rapporto sentimentale, c’è chi vive l’allontanamento anche temporaneo dalla propria figura di riferimento (che non è necessariamente il partner), con particolare ansia e sofferenza.
Nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) è stato inserito il disturbo d’ansia da separazione negli adulti ed è spiegato con lo sperimentare un’ansia e paura eccessiva riguardante la separazione da coloro a cui la persona è legata, con un disagio che si manifesta, di solito, anche in previsione di un allontanamento; il paziente ha una riluttanza a stare da solo o manifesta problemi psicosomatici quando si avvicina la separazione. Negli adulti viene diagnosticato dopo sei mesi di continua ansia ed evitamenti disfunzionali al benessere psicologico, poiché questo disturbo inficia le scelte di autonomia e la capacità di affrontare dei cambiamenti (cambiare casa, allontanarsi per lavoro, sposarsi) e fa vivere la persona in uno stato di preoccupazione costante quando sono lontani dalla figura di riferimento, temendo che possa accaderle qualcosa di catastrofico.
In uno studio del 2014 di Boelen e colleghi su un campione di 215 soggetti, è stato analizzato quali siano gli aspetti cognitivi che sottendono a questo particolare disturbo, approfondendo l’associazione tra esso e il processo cognitivo dell’intolleranza all’incertezza.
Per “intolleranza all’incertezza” si intende una tendenza a reagire in maniera negativa di fronte a una situazione di incertezza, ed è stata definita da Dugas, Schwartz e Francis come un “bias cognitivo che influenza il modo in cui una persona percepisce, interpreta e risponde a situazioni incerte”, credendo nell’avverarsi di  un futuro negativo e che l’incertezza sia essa stessa negativa tanto da dover assolutamente essere evitata.
I ricercatori si sono chiesti se l’intolleranza all’incertezza possa essere la causa del disturbo d’ansia da separazione, avendo già riscontrato da studi precedenti che influisce in maniera significativa su altri disturbi d’ansia, depressione e sul disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Hanno postulato, quindi, che la scarsa accettazione dell’incertezza sulla relazione futura con la persona cara possa far insorgere, nei pazienti che ne soffrono, una quantità di ansia debilitante e patologica.
L’intolleranza all’incertezza racchiude in sé due dimensioni: prospettica, riferita a una percezione cognitiva (percepire come minaccioso un futuro incerto: “Gli eventi imprevisti mi sconvolgono”) e inibitoria, riferita al piano comportamentale (stato di preoccupazione sul dubbio che l’incertezza provoca: “Il più piccolo dubbio mi blocca”). Gli studiosi hanno trovato che la prima dimensione dell’incertezza (quella prospettica) sia più determinante nello sviluppo del DOC mentre il secondo tipo (inibitoria) nello sviluppo di depressione e fobia sociale e hanno indagato queste due dimensioni anche nel disturbo d’ansia da separazione negli adulti. Quello che hanno riscontrato è che l’intolleranza all’incertezza e le sue componenti sono associate con l’ansia da separazione ma non contribuiscono allo sviluppo delle differenze individuali dell’ansia esperita, le quali sono più strettamente correlate con le variabili psicologiche di nevroticismo (generale vulnerabilità allo stress elevato)  e attaccamento ansioso (predisposizione a provare ansia e vigilanza per le tematiche di  abbandono e rifiuto). Inoltre, l’intolleranza all’incertezza rende una persona più soggetta a sperimentare anche altri sintomi di ansia e depressione.
La ricerca dimostra, in conclusione, come questo processo sia un fattore di vulnerabilità per lo sviluppo del disturbo. Ulteriori indagini a conferma di ciò permetterebbero al clinico di poter agire con interventi cognitivi comportamentali mirati alla diminuzione dell’intolleranza all’incertezza con l’utilizzo del problem orientation training e tecniche di esposizione all’incertezza.

Per approfondimenti:

Paul A. Boelen, Albert Reijntjes and R. Nicholas Carleton (2014); “Intolerance of Uncertainty and Adult  Separation  Anxiety, Cognitive Behaviour  Therapy”;  Vol. 43, No. 2, 133–144; http://dx.doi.org/10.1080/16506073.2014.888755

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