Se le emozioni positive fanno star male

di Giuseppe Femia

Un’ipotesi su come funzionano gli stati mentali dell’ipomania e della mania

Il recente articolo della dottoressa Rainone e del professor Mancini (pubblicato sulla Rivista di Psichiatria: Il Pensiero Scientifico Editore) descrive il funzionamento dell’ipomania e della mania, individuandone i temi salienti, le credenze e i fattori cognitivi di mantenimento.

Gli studi svolti negli ultimi venti anni arrivano a individuare due caratteristiche cruciali (tratti) alla base di quella che potremmo definire vulnerabilità verso gli stati di ipomania e mania,  ovvero: a) la reattività emotiva positiva e b) la presenza di scopi di potere e successo.

a) La reattività emotiva positiva si caratterizza per un maggiore livello di responsività verso gli stimoli positivi rispetto a quella destinata agli stimoli negativi e da una persistenza delle emozioni piacevoli anche in contesti poco congrui, o subito dopo un trigger che interferisce (ad esempio dopo una manifestazione di ostilità). Tale reattività verso le emozioni positive non sembra essere connessa a situazioni di cooperazione e compassione, quanto piuttosto a situazioni in cui il successo personale svolge un ruolo cruciale e portante. Spesso la rabbia viene letta o vissuta come un’emozione positiva, seppure questa ultima osservazione meriti approfondimenti ulteriori e altri studi capaci di suffragare tale ipotesi.

b) La presenza di scopi di successo e potere a cui si associa una maggiore ambizione nella definizione degli obiettivi (progetto esistenziale) con un preponderante investimento su temi di affermazione personale, quali fama e riconoscimento.
A seguito di impegno e dedizione, si raggiunge un livello di piacere elevato, a cui andrebbe a corrispondere un minor investimento in obiettivi pro-sociali, quali l’amicizia e la famiglia. In sostanza, i self-focused goal sono maggiormente presenti rispetto agli other-focused goal.

 Il desiderio di sperimentare emozioni positive di soddisfazione persiste anche in seguito al raggiungimento degli obiettivi ambiti. Si delinea una stretta connessione fra i bersagli prefissati di auto-determinazione e il proprio valore personale, una sorta di risonanza della propria auto-valutazione (autostima) rispetto allo stato affettivo e umorale di soddisfazione/delusione. Vale a dire che, i soggetti inclini all’euforia e alle manifestazioni di ipomania e mania, presentano delle valutazioni riguardanti il Sé maggiormente “umore-dipendente” rispetto a quelle riguardanti le altre persone.
Inoltre, sembra che a questa tendenza corrisponda un´esperienza familiare in cui i valori dell’affermazione e del potere siano stati iper-investiti e promossi come valori di riferimento.

Gli studi di ricerca confermano che lo stato mentale coinvolto nell’ipomania e nella mania è la potenzialità personale (personal potentiality), dove lo scopo è acquisire il potere di perseguire qualsiasi obiettivo, a prescindere da ciò che si desidera, accompagnato dalla percezione, illusoria, di possedere un potere illimitato (“Posso fare quello che voglio, il mondo è dalla mia parte”), in assenza tuttavia di un progetto concreto da realizzare. Tale stato risulta difficile da controllare e modulare.
Nel comprendere il funzionamento dei diversi disturbi, il modello cognitivo si affida al meccanismo del “problema secondario” (secondary evaluation of the experience or secondary problem), che consiste nella valutazione critica che la persona compie circa la propria esperienza e il comportamento e nella serie di soluzioni che tenta di mettere in atto per risolvere l’esperienza o il comportamento ritenuto problematico.
Ad esempio, nel disturbo depressivo, i correlati psicologici del lutto (“mourning”) vengono auto-criticati, giudicati come evidenza della propria incapacità personale, fallibilità, impotenza, sino a bloccare il processo di accettazione e condurre all’insorgenza del vissuto depressivo.
Tuttavia, l’osservazione clinica e la ricerca empirica condotti sull’ ipomania e la mania, consentono di ipotizzare che in questo caso il meccanismo patogeno non sia l’autocritica, bensì una valutazione positiva della propria esperienza soggettiva di soddisfazione e del proprio comportamento, associati a tentativi di mantenere ed esaltare tale esperienza di piacevolezza.
Si ipotizza che i soggetti che tendono verso l’ipomania o la mania ricorrano in modo significativo al meccanismo dell’affect as information, che consiste nell’utilizzo dell’emozione come informazione sulla realtà. Nello specifico, essi basano la propria valutazione della realtà sulla propria esperienza affettiva/emotiva positiva di piacere ed euforia.
Ciò può spiegare un aumento della propria autostima e delle aspettative di successo unitamente a una diminuita consapevolezza dei rischi e dei pericoli, e, più in generale, dei segnali negativi.

Come distinguere un normale stato di potenzialità dalla ipomania/mania?

La differenza non è qualitativa bensì quantitativa. Si sfocia nella psicopatologia laddove i normali processi sono prolungati o intensificati oltre ciò che accade in una normale vita psicologica. Questo avviene a causa dell’attività di meccanismi di mantenimento psicologico ricorrenti.
Se, all’obiettivo della potenzialità, si aggiunge l’anti-obiettivo degli stati emotivi negativi o l’assoluto desiderio di non sperimentare tali stati, i meccanismi di mantenimento ne risultano intensificati.
Si crea, pertanto, un circolo vizioso che dall’euforia conduce all’ipomania/mania:

  1. Valutazione secondaria positiva dello stato emotivo di euforia e di potenzialità personale (conseguente ad esempio, a un successo)
  2. Valutazione secondaria negativa degli stati emotivi negativi, che indica la presenza dell’anti-obiettivo di perdita, assieme all’eccesivo ricorso di processi di ragionamento emozionale affect as information.

Questi fattori rendono difficile accettare la perdita dello stato di potenzialità personale conseguente al porre dei freni e facilitano lo sviluppo dell’eccitazione patologica.
Nello specifico, le emozioni di tristezza e impotenza vengono valutate come prova di disvalore e fallimento personale e pertanto evitate/contrastate con un’esaltazione dei valori di successo e iperattività.
Partendo da questa ipotesi di funzionamento, una psicoterapia efficace per gli stati di mania e ipomania, normalmente implicati nei disturbi dello spettro bipolare (sia rispetto all’eziologia sia in termini di mantenimento) non può basarsi sul totale evitamento degli stati normali di potenzialità personale, quanto piuttosto sulla loro regolazione affinché non sfocino in patologia.
Allo scopo di raggiungere detto obiettivo, si propongono le seguenti strategie comportamentali e cognitive quali:

  • l’accettazione della perdita di potenzialità;
  • un intervento sul problema secondario e sui fenomeni di ruminazione positiva;
  • una ristrutturazione della tendenza all’affect as information a cui corrisponde una sottovalutazione dei rischi e una conseguente sopravvalutazione delle chances di successo;
  • una ristrutturazione della credenza che vede la rinuncia del mantenimento dello stato di euforia come un mancato guadagno/perdita;
  • un lavoro sulle abilità di consapevolezza e meta-consapevolezza degli stati interiori.

Lo scopo sarebbe quindi quello di portare il paziente a sviluppare altri investimenti, oltre a quello del piacere immediato e dello stato mentale della contentezza.

Al fine di rendere tale intervento efficace, risultano fondamentali i seguenti fattori: il timing, lo stato mentale e la collaborazione del paziente.

Il terapeuta dovrà comprendere gli obiettivi e le resistenze del paziente mettendo in risalto:

a) i costi personali della continua ricerca e del mantenimento dello stato di “potenzialità personale”;
b) i benefici derivanti, invece, dalla rinuncia a prolungare e intensificare tale stato
(ovvero, un maggior livello di benessere psicologico, una migliore capacità di regolazione emotiva, l´avvio verso un processo di cambiamento).


Per approfondimenti:

Antonella Rainone e Francesco Mancini , When positive emotions lead to feeling bad.The role of secondary evaluation and affect as information in hypomania and mania, Rivista di Psichiatria – Il Pensiero Scientifico Editore
http://www.rivistadipsichiatria.it/r.php?v=3084&a=30765&l=336145&f=allegati/03084_2018_06/fulltext/05.Rainone 317-323.pdf

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