Don’t look back in anger

 di Sonia Di Munno
L’angry rumination è un processo di pensieri perseveranti e coscienti che si presentano in assenza di richieste ambientali che riguardano un evento che ha procurato rabbia. L’evento può essere sia personale sia capitato ad altri significativi (figlio, partner, etc.).
Un corposo esperimento del 2002 su 600 studenti universitari, condotto da Brad Bushman, ha cercato di capire se questo processo aumentasse la rabbia e l’aggressività nelle persone. I gruppi sperimentali erano tre e a tutti veniva detto che un altro partecipante (finto e non visibile) aveva criticato la loro tesi.
Poi, un primo campione doveva colpire il sacco da box pensando alle critiche che gli erano state fatte; un secondo gruppo, mentre colpiva il sacco, doveva pensare a quanto questo esercizio fisico li facesse diventare in forma e un altro gruppo non doveva fare niente: né pensare e né colpire il sacco. Dopo di che, a tutti e tre i gruppi veniva data la possibilità di vendicarsi degli insulti punendo il finto partecipante con dei rumori che lui avrebbe sentito in cuffia. Da questo esperimento si è visto che le persone che erano indotte a ruminare rabbiosamente sull’accaduto (primo gruppo) si mostravano più arrabbiate e aggressive verso il partecipante offensivo rispetto agli altri due gruppi: ciò dimostra che l’angry rumination aumenta la rabbia e l’aggressività. In altri due esperimenti si è dimostrato che l’angry rumination porta anche a una displaced aggression (aggressività spostata), nel senso che questa aggressività può essere inferta anche nei confronti di chi non aveva nulla a che fare con la provocazione iniziale.Questi risultati forniscono un quadro per la comprensione di situazioni in cui gli individui aggrediscono il partner o i figli dopo una giornata stressante di lavoro.
Un altro studioso, Thomas Denson, si è occupato invece di studiare il fenomeno dell’angry rumination secondo un modello di sistemi multipli: cognitivo, neurobiologico, affettivo, sistema di autocontrollo e comportamentale. Approfondendo il processo dal punto di vistacognitivo, il ricercatore ha individuato tre elementi fondamentali che caratterizzano questa esperienza fenomenologica, ognuno con le sue conseguenze neurobiologiche e affettive.
Focus sul contenuto.
Il focus della ruminazione può essere sull’evento (focus sulla provocazione), accompagnato a volte dal desiderio di vendetta; o relativo alle implicazioni che l’evento ha avuto su di sé (focus se stessi). Tra le due modalità, la prima può portare di più a un agìto aggressivo e una maggiore attivazione del sistema cardiovascolare (forse perché il corpo si prepara a un possibile attacco contro il persecutore), mentre avere il focus su di sé porta a una maggiore attivazione psicologica con aumento dell’affettività negativa autocritica e a una maggiore produzione di cortisolo.
Modalità di elaborazione.
Un altro modo in cui la ruminazione differisce è la sua modalità. La modalità analitica produce uno stile di elaborazione astratto e consiste nel concentrarsi sul “perché” sia successo qualcosa pensando alle cause e alle conseguenze dell’episodio che ha prodotto la rabbia. La modalità esperienziale produce uno stile di elaborazione più concreto e consiste nel concentrarsi su “che cosa” sia successo, pensando ai dettagli dell’evento e alle ​emozioni che ha suscitato in noi. La prima modalità porta a mantenere la rabbia mentre la seconda porta a una rivalutazione dell’accaduto in maniera più obiettiva e positiva.
Tipo di prospettiva.
Un altro modo di differenziare questo processo è se il rimuginatore ha una prospettiva centrata su di sé o distanziante. La prima modalità porta la persona rivivere l’evento in prima persona inducendola anche a riviverne gli aspetti emotivi, mentre la seconda comporta un’analisi dell’accaduto in modo più distaccato (analizzandolo in terza persona). La prima modalità porta la persona a rivivere l’esperienza con le stesse sensazioni mentre nella seconda emerge più un distacco emotivo dall’esperienza vissuta.
Poiché l’angry rumination può portare a un aumento di aggressività, rabbia, problemi cardiovascolari, stress, affettività negativa e a minore autocontrollo e problemi psicopatologici, è interessante capire come, dal punto di vista evoluzionistico, questo processo si sia sviluppato e quale sia stata la sua utilità adattiva. Degli studi affermano che originariamente sia stato funzionale: per mantenere le faide nelle varie generazioni (aumentando l’unione nel gruppo e allontanando l’estraneo); per superare l’inibizione per l’aggressione del nemico (progettando mentalmente la vendetta e aumentando la rabbia); per
diminuire le probabilità del perdono, aumentando così le possibilità di accoppiamento e approvvigionamento delle risorse ambientali e a mantenere un’attivazione fisiologica di allerta costante.
Attualmente, nelle società moderne, questo processo ha più effetti negativi che positivi ed è diventata disfunzionale all’adattamento e al benessere di chi lo sperimenta; più utile è invece il perdono che permette alle persone di superare i torti ricevuti e a progettare un rapporto più costruttivo in modo che la relazione possa continuare o, in ogni caso, non fa rimanere intrappolati nel passato sprecando energie e risorse mentali e fisiche.
Per approfondimenti:
Bushman Brad J., 2002, Does Venting Anger Feed or Extinguish the Flame? Catharsis, Rumination, Distraction, Anger, and Aggressive Responding, Iowa State University
Denson Thomas F., 2009 , Angry Rumination and the Self-Regulation of Aggression, Universityof New South Wales
Denson Thomas F., 2012, The Multiple Systems Model of Angry Rumination, Personality and Social Psychology Review 17(2) 103–123, DOI: 10.1177/1088868312467086 pspr.sagepub.com
Sukhodolsky Denis G., Golub A. Cromwell Erin N., 2001, Development and validation of the anger rumination scale, Personality and Indivisual Differences 31 689-700

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