Insonnia e triade oscura: esiste un legame?

di Cinzia Calluso
curato da Elena Bilotta

L’insonnia può essere definita come una persistente difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale da renderlo insoddisfacente per qualità e/o durata, causando ripercussioni negative nella vita di tutti i giorni (es., stanchezza, irritabilità, ecc.). Si stima che l’insonnia colpisca circa il 30% della popolazione generale e che sia influenzata da una molteplicità di fattori predisponenti e precipitanti, di natura biologica, comportamentale e psicologica. Tra questi è stato suggerito che alcuni tratti di personalità possano agire da fattori predisponenti o di mantenimento, tuttavia, i dati in merito sono ancora scarsi.

Un contributo in questa direzione è offerto dallo studio di Akram e collaboratori (2018), in cui gli autori hanno testato il legame tra l’insonnia ed i tratti di personalità riconducibili alla cosiddetta “triade oscura” (Jonason et al., 2013): machiavellismo, psicopatia e narcisismo. Il machiavellismo si riferisce alla tendenza verso un agire manipolativo, strategico e ingannevole; la psicopatia si caratterizza per la dimensione emotiva superficiale, alta impulsività ed agonismo interpersonale; infine, il narcisismo è associato ad atteggiamenti di superiorità, dominio e marcato egocentrismo. Il legame tra l’insonnia e la triade oscura era già stato suggerito in studi precedenti che mostravano come questi si accompagnino spesso ad un cronotipo prevalentemente notturno (Sabouri et al. 2016).

Gli autori hanno studiato la relazione tra i tratti di personalità della triade oscura e l’insonnia, cercando di valutare anche il possibile contributo di fattori generali quali genere ed età. Per testare le loro ipotesi, gli autori hanno raccolto dati relativi ad una serie di questionari volti a testare la gravità dei sintomi dell’insonnia (Inomnia Severity Index; Bastien et al., 2001) e i tratti di personalità della triade oscura (Short Dark Triad questionnaire; Jones &Paulhus,2014) nella popolazione generale (N = 475).

Gli autori hanno stabilito che il genere maschile e i tratti collegati alla psicopatia predicono i sintomi collegati all’insonnia. I tratti narcisistici, invece, sembrerebbero non essere predittivi dell’insonnia, mentre quelli del machiavellismo avrebbero un effetto solo marginale.

Una possibile interpretazione di questi risultati è da ricercarsi nell’associazione tra insonnia e attività cognitiva a contenuto negativo, ed in particolare alla ruminazione e alla preoccupazione. Questi potrebbero trovare una causa nelle problematiche legate alla regolazione delle emozioni e nel ricorso a strategie di coping disadattive, ripercuotendosi così sulla qualità del sonno, in soggetti con alta psicopatia. Poiché la disregolazione delle emozioni sembrerebbe più marcata in soggetti con tratti psicopatici rispetto al narcisismo e al machiavellismo, questa spiegazione potrebbe rendere ragione delle differenze osservate nei tratti della triade.

Un’ipotesi alternativa è quella secondo cui lo stile sociale manipolativo di questi soggetti tenderebbe a dar luogo ad attività cognitiva – finalizzata ad aggirare, manipolare ed ingannare le persone che potrebbero costituire una minaccia – che raggiunge un picco prima di dormire a causa del minor rischio di essere scoperti e dell’aumentata vigilanza associata a questo momento della giornata (Jonason et al., 2013). Quest’ultima ipotesi tuttavia, non renderebbe ragione delle differenze osservate nei tratti della triade.

Bibliografia:

  • Akram U., Allen S., McCarty K., Gardani M., Tan A., Villarreal D., Bilsborough E., Dooher G., Gibbs G., Hudson J. L., Mills R., Subramaniam V., Akram A. (2018). The relationship between insomnia symptoms and the dark triad personalitytraits. Personality and Individual Differences, 131 (2018), 212-215.
  • Bastien, C. H., Vallières, A., & Morin, C. M. (2001). Validation of the Insomnia SeverityIndex as an outcome measure for insomnia research. Sleep Medicine, 2(4), 297–307.
  • Jonason, P. K., Jones, A., & Lyons, M. (2013). Creatures of the night: Chronotypes and theDark Triad traits. Personality and Individual Differences, 55(5), 538–541.
  • Jones, D. N., &Paulhus, D. L. (2014). Introducing the short dark triad (SD3) a briefmeasure of dark personality traits. Assessment, 21(1), 28–41.
  • Sabouri, S., Gerber, M., Lemola, S., Becker, S. P., Shamsi, M., Shakouri, Z., … Brand, S.(2016). Examining Dark Triad traits in relation to sleep disturbances, anxiety sensitivityand intolerance of uncertainty in young adults. Comprehensive Psychiatry, 68,103–110.

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Accettare l’insonnia e dormire di più

di Sonia Di Munno

La flessibilità psicologica diminuisce i problemi dell’insonnia: come e perché

L’insonnia è definita dal DSM 5 (quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come una costante insoddisfazione riguardo la qualità o quantità del sonno, che può manifestarsi nella difficoltà di addormentamento o nel mantenere il sonno durante la notte oppure in un risveglio precoce la mattina, associato a un malessere clinicamente significativo che inficia il funzionamento sociale, lavorativo, scolastico o altre aree importanti. Inoltre, per essere definito disturbo, deve avere la persistenza per almeno tre volte alla settimana e per almeno tre mesi, oltre a non essere spiegata da altre cause (mediche, ambientali, fisiologiche). Questa patologia, in base alla sua durata, si può distinguere in: disturbo episodico (se i sintomi durano da un minimo di un mese a un massimo di tre mesi); disturbo cronico (da più di tre mesi) o disturbo ricorrente (con due o più episodi durante l’anno). L’insonnia è molto diffusa, basti pensare che un terzo della popolazione mondiale ne soffre, con netta  prevalenza del genere femminile (4:1) e molto frequentemente in comorbilità con altri disturbi mentali, come ad esempio depressione, ansia, disturbi bipolari (40-50% dei pazienti). La terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia (CBT-I) è uno dei trattamenti più efficaci per questo disturbo. Vi sono vari protocolli cognitivi comportamentali che hanno dimostrato la loro efficacia, come la Tecnica del Controllo degli Stimoli, la Tecnica della Restrizione del Sonno, la Tecnica dell’Igiene del Sonno e interventi di ultima generazione come la Terapia Cognitiva, le Tecniche di Rilassamento, la Fototerapia, la Tecnica della Compressione del Sonno e altre terapie sperimentali (Mindfulness e Neurofeedback).

Cause dell’insonnia e meccanismi di mantenimento

Vari studi, condotti già dai primi anni 2000, hanno dimostrato che chi soffre di insonnia ha un’attivazione fisiologica più elevata rispetto alla media (iperarousal) durante tutto l’arco della giornata e non solo di notte. Il rimuginio sugli eventi passati e la preoccupazione per il futuro sono due tipi di attività cognitive che sembrano essere prevalenti tra gli insonni e che possono servire come eccitazione che interferisce con i processi del sonno. Inoltre, in coloro che non riescono a dormire, è frequente la preoccupazione riguardo all’insonnia e alle conseguenze che questa possa portare nella vita diurna: il che causa lo sforzo di controllare il sonno che porta a un circolo vizioso disfunzionale  (impedendo l’addormentamento poiché aumenta il livello di vigilanza e rimuginio). Altri studi dimostrano che gli insonni presentano delle credenze catastrofiche sulle conseguenze della mancanza di sonno per il funzionamento mentale e fisico e credenze dicotomiche “sonno buono” e “sonno cattivo”, dividendosi in due cluster assoluti e inflessibili. Inoltre, l’alta correlazione con uno stile di personalità perfezionistica e controllante, in cui il sonno è percepito come conseguenza di uno sforzo volontario e necessario, porta a esacerbare i sintomi dell’insonnia e rende necessario l’intervento psicoterapico e psicoeducazionale.

Terapia ACT per curare l’insonnia

Un trattamento alternativo e di nuova generazione è la terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy, terapia dell’accettazione dell’impegno), che mira a migliorare la flessibilità psicologica, cioè la capacità di attuare un comportamento adattivo basato su valori, nonostante l’esistenza di esperienze angoscianti. Vari studi si sono concentrati sugli effetti di questo trattamento su molti disturbi psicopatologici, come anche nell’ansia e nella depressione, riscontrando una grande efficacia della terapia sia nel breve sia nel lungo termine.
Nel 2019 è stato condotto uno studio campione che correlava la terapia ACT con la qualità del sonno, confrontandolo con altri studi campione precedenti. I risultati di questa ricerca hanno dimostrato che, sottoporre il paziente a delle sessioni di questa terapia, ha portato a un aumento significativo della durata del sonno, una riduzione dei risvegli e, in alcuni casi, a un più facile addormentamento. Tutto ciò influisce su una migliore qualità ed efficienza del sonno. Il motivo dietro gli effetti dell’ACT sul sonno sono i cambiamenti degli atteggiamenti e dei pensieri dei pazienti riguardo al sonno e alla diminuita concentrazione sulle cause dell’insonnia e al suo controllo. Questa terapia sostituisce il concetto di controllo con quello di disponibilità o accettazione: il che rende questo approccio molto adatto nel trattamento dell’insonnia, poiché i problemi del sonno rappresentano un esempio paradigmatico in cui le strategie di cambiamento intenzionale sono destinate a fallire. In particolare, la componente di accettazione potrebbe ridurre il controproducente sforzo dell’aumentare volontariamente e attivamente il tempo del sonno, portando così anche un’ulteriore attivazione mentale disfunzionale e trascurando altri valori personali della vita che possono portare benessere e soddisfazione. Inoltre, la tecnica della defusione e vedere il sé come contesto mirano a sganciarsi e a mettere in discussione le idee catastrofiche e dicotomiche sull’insonnia, portando a un maggiore rilassamento, vedendo questi pensieri non più come pericolosi o spaventosi ma come innocui. Nell’ACT vi è anche il costrutto di Mindfulness, che porta a una maggiore consapevolezza del “qui ed ora”, diminuendo il rimuginio sul passato e sul futuro. Inoltre, l’azione Impegnata basata sui valori permette al paziente di non trascurare le cose per lui davvero importanti e ad acquisire una migliore qualità della vita. Tutto ciò contribuisce ad aumentare la flessibilità psicologica, processo che è stato studiato come un buon predittore di una buona qualità del sonno.

La terapia ACT, essendo una terapia cognitivo comportamentale di terza generazione e relativamente recente, necessita ancora di altri studi  e ricerche per avvalorare questi dati di collegamento con l’insonnia, anche se già da questi prime ricerche risultano essere molto correlati e in maniera altamente significativa. Pertanto, sulla base degli studi attualmente disponibili, si può affermare che l’ACT migliora la qualità del sonno dei pazienti che soffrono di insonnia.

Per approfondimenti

Ali Zakiei, Habibolah Khazaie (2019), The Effectiveness of Acceptance and Commitment Therapy on Insomnia Patients (A Single-arm Trial Plan), Journal of Turkish Sleep Medicine 3:65-73, DOI:10.4274/jtsm.galenos.2019.74745

American Psychiatric Association (2014), DSM – 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina

Elisabeth Hertenstein , Nicola Thiel , Marianne Lüking, Anne Katrin Külz , Elisabeth Schramm, Chiara Baglioni,

Kai Spiegelhalder , Dieter Riemann, Christoph Nissen (2014); Quality of Life Improvements after Acceptance and Commitment Therapy in Nonresponders to Cognitive Behavioral Therapy for Primary Insomnia; Psychother Psychosom;83:371–373 DOI: 10.1159/000365173

Lars-Gunnar Lundh (2000); An Integrative Model for the Analysis and Treatment of Insomnia, Scandinavian Journal Of Behaviour Therapy Vol 29, No 3-4, Pages 118–126

Michael L.perlis, Carla R. Jungquist, Michael T. Smith, Donn Posner_ edizione italiana a cura di Palagini, Bontempelli, Gemignani e Guazzelli (2012); Il trattamento cognitivo- comportamentale dell’insonnia,  Franco Angeli

Tsukasa Kato (2016); Impact of psychological inflexibility on depressive symptoms and sleep difficulty in a Japanese sample, Kato SpringerPlus 5:712 DOI 10.1186/s40064-016-2393-0

“Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia”

di Chiara Lamuraglia e Stefania Ferrante

Negli scorsi giorni (20-22 aprile 2018) si è tenuto a Bari il Workshop sul “Trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia”, organizzato dall’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva (AIPC di Bari), in collaborazione con la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC di Roma) e patrocinato dalla Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC Puglia).

Il corso, condotto dalla dott.ssa Federica Farina, è stato un affascinante viaggio fra mente e corpo: l’insonnia, infatti, è, fra i disturbi del sonno, uno tra quelli in cui maggiormente aspetti organici e psicologici si intrecciano profondamente in un processo molto articolato fra pensieri, emozioni, comportamenti e fisiologia corporea.

Dopo aver presentato gli aspetti legati alla fisiologia del sonno, all’epidemiologia dell’insonnia ed ai criteri di classificazione diagnostica nonché agli strumenti di valutazione clinica, la docente, ha condotto il gruppo verso l’approfondimento dei meccanismi di funzionamento del disturbo e dei modelli esplicativi dal punto di vista psicopatologico; si è, quindi, passati alla spiegazione del protocollo cognitivo-comportamentale per il trattamento, validato nell’efficacia, anche attraverso esercitazioni e presentazione di casi clinici.

La terapia cognitivo-comportamentale dell’insonnia (CBT-I Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia), approccio terapeutico d’elezione a livello internazionale e che a lungo termine risulta essere più efficace del trattamento farmacologico, è un intervento multicomponenziale, che include un intervento psicoeducativo, volto ad incrementare le conoscenze sul sonno e sui meccanismi dell’insonnia, tecniche comportamentali, finalizzate a sviluppare buone abitudini di sonno ed evitare comportamenti che impediscono di dormire, e tecniche cognitive, per l’individuazione e la modifica dei pensieri disfunzionali e la riformulazione di aspettative irrealistiche riguardo il sonno.

La ricchezza dei contenuti e dei materiali presentati ha permesso ai partecipanti di avere strumenti concreti per la pratica clinica nel trattamento del disturbo; ma, cosa forse ancora più importante, ha sollecitato il desiderio e la curiosità per l’approfondimento di altre tematiche e di più ampi aspetti legati al sonno permettendo ai partecipanti di allargare il proprio sguardo su questo importante e centrale aspetto della vita.

L’esperienza, grazie alla competenza della docente ed alla ricca partecipazione del gruppo che ha attivato un interessante confronto e scambio di esperienze professionali, è stata pienamente soddisfacente. L’auspicio, come SITCC PUGLIA, è quello di poter avviare futuri momenti di formazione ed approfondimento sui temi legati ai disturbi del sonno mantenendo e rafforzando la già proficua collaborazione con la scuola di specializzazione AIPC di Bari. In tal senso la nostra attenzione a sostenere formazioni specialistiche, come nel caso dell’insonnia, persegue l’obiettivo di potenziare gli strumenti a disposizione dei professionisti e offrire sempre più al territorio risposte alle domande di cura dei pazienti.

Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia

di Rita Cardelli, Giordana Ercolani e Valeria Rossi

“Il sonno è per tutti gli uomini ciò che la carica è per l’orologio” Schopenhauer

I lavori di un interessante workshop, tenuto dalla dottoressa Federica Farina, sabato 8 e domenica 9 aprile, presso la SPC – Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma, sono iniziati con un percorso di comprensione del processo del sonno (funzionamento, ritmi personali), fino ad arrivare al trattamento dell’insonnia cronica e primaria.

Innanzi tutto è stato esaminato il processo del sonno nella sua normale regolazione fisiologica; può essere definito un bisogno primario per il nostro organismo come bere, mangiare, respirare. Dormire inoltre rappresenta uno stato comportamentale in grado di innalzare una solida barriera tra la nostra mente e il mondo esterno, isolandoci da ciò che ci circonda e interrompendo, seppur non completamente, i rapporti sensoriali e motori che collegano il soggetto con l’ambiente. 

Successivamente sono stati descritti i vari stadi in cui il sonno viene suddiviso: tre stadi di “sonno Non REM” (traduzione italiana dell’acronimo inglese: Movimenti Rapidi degli Occhi) ed una di “sonno REM”, quello in cui solitamente si tende a sognare; in condizioni di benessere questo ciclo si ripete più volte nel corso del periodo di sonno. Ancor più rilevante è stata la descrizione del processo di funzionamento del sonno stesso in relazione all’organizzazione del ritmo circadiano o più comunemente definito “ciclo sonno-veglia”, tipico di ogni individuo; tale ciclo è riassumibile in due profili che generalmente vengono utilizzati per semplificare i tipici tratti di una certa abitudine del dormire e dello stare svegli…siamo allodole oppure gufi? Leggi tutto “Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia”

Insonnia e schizofrenia: come intervenire

di Fabio Moroni

La terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia può rivelarsi molto utile all’interno di un trattamento integrato per le psicosi

I disturbi del sonno sono molto frequenti nei pazienti che soffrono di schizofrenia, tanto che si stima che circa l’80% di questi pazienti soffra anche di insonnia. Sono numerose le ricerche che dimostrano come la mancanza di sonno sia fortemente correlata all’aumento delle allucinazioni, mentre alcuni studi epidemiologici hanno mostrato una forte relazione tra insonnia e paranoia. In particolare, poi, è stato osservato che la presenza di insonnia si accompagna a un intensificarsi dei deliri di persecuzione ed è uno dei primi sintomi che precede le ricadute nei pazienti con schizofrenia. Nonostante l’intervento cognitivo comportamentale per l’Insonnia (CBT-i) si sia dimostrato molto efficace nel trattamento delle insonnie psicofisiologiche, attualmente la sua applicazione a disturbi psichiatrici come la schizofrenia è stata scarsa e sono ancora pochi gli studi di efficacia. Recentemente un gruppo di ricercatori e clinici esperti sia nel trattamento della schizofrenia sia nei disturbi del sonno ha messo a punto un protocollo di intervento sul sonno adattato alle specifiche problematiche dei pazienti con schizofrenia. Il protocollo ha come tecnica principale, derivata dalla CBT-i, quella del “controllo dello stimolo”, che consiste in una serie di prescrizioni che hanno lo scopo di far associare il letto al sonno e di interrompere le associazioni disfunzionali tra letto e le attività di veglia e gli stati emotivi negativi e dolorosi. Leggi tutto “Insonnia e schizofrenia: come intervenire”

“Perché non dormo?”

di Erica Pugliese

I tentativi che mettiamo in atto per provare a dormire e che invece perpetuano l’insonnia

Come per il peggiore degli incubi, l’insonnia può presentarsi puntuale ogni notte, lasciando chi non riesce a dormire a fissare per ore quel muro sul quale si spera possano improvvisamente comparire soluzioni. Ebbene quel muro, nonostante i cambi prospettici, osservazioni dal lato destro, sinistro e persino lo sguardo di sbieco dalla posizione supina, non cambia, rimane penosamente somigliante alla notte successiva e la soluzione non arriva. Si rimane così sospesi nel silenzio assordante e sardonico che solo coloro che appartengono alla tribù degli insonni conoscono bene. Eppure un tempo quel sonno funzionava perfettamente. E allora cos’è successo? Se non ci sono condizioni fisiche e mediche che stanno compromettendo il sonno, perché non si riesce a dormire? Gli studiosi Spielman, Nunes e Glovinsky hanno proposto un modello che spiega l’insonnia secondo il quale alcune persone sarebbero maggiormente prone al dormir male rispetto ad altre. Queste caratteristiche, in interazione a eventi stressanti della vita come una discussione al lavoro, un esame imminente o problemi a casa, potrebbero esordire in un episodio acuto d’insonnia, un evento circoscritto senza conseguenze particolari per la vita dell’individuo. Tale episodio, però, può evolvere nell’insonnia cronica riproponendosi per settimane, poi per mesi e infine per anni, con conseguenze negative per la vita sociale, intima e lavorativa. Leggi tutto ““Perché non dormo?””

Superare l’insonnia anche con l’aiuto della mindfulness

di Fabio Moroni

Negli ultimi anni la mindfulness si è dimostrata efficace per il trattamento di molti disturbi psichiatrici ma può essere di grande aiuto anche per l’insonnia. Scopriamo perché

Recentemente è stato sviluppato un protocollo d’intervento di gruppo per l’insonnia che prevede l’impiego di due tipi di trattamento: la Terapia Cognitivo Comportamentale per l’Insonnia o CBT-I (Cognitive-Behaviour Therapy for insomnia) e la Mindfulness Based Stress Reduction o MBSR.
La CBT-I è costituita da interventi sviluppati specificatamente per l’insonnia e la American Academy of Sleep Medicine, che stabilisce le linee guida internazionali per il trattamento dei disturbi del sonno, la riconosce come il trattamento di elezione per il disturbo di insonnia. In particolare, vengono riconosciute come efficaci la “tecnica del controllo degli stimoli”, la “tecnica della restrizione del sonno” e la “terapia cognitiva”, preferibilmente coadiuvate dalle regole di igiene del sonno e da tecniche di rilassamento. insonnia
La MBSR, invece, è un programma per la riduzione dello stress ideato alla fine degli anni ’70 che si è dimostrato efficace in numerose forme di intervento psicoterapico. In genere la mindfulness viene impiegata per il trattamento dei disturbi di personalità, per la prevenzione delle ricadute nella depressione e altri disturbi psichiatrici e medici, e si pone l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di ciò che ci accade momento per momento, prendendo confidenza con la propria mente e il proprio corpo, esplorandoli in modo curioso e non giudicante e interrompendo la tendenza automatica a preoccuparsi (o a rimuginare). Leggi tutto “Superare l’insonnia anche con l’aiuto della mindfulness”

Sonno e psicopatologia: un legame in doppio cieco

di Niccolò Varrucciu

Nell’usuale cornice del Centro Convegni Villa Palestro si è svolto, in data 20 maggio, il workshop dal titolo ’Il Trattamento dell’Insonnia nel paziente psichiatrico: farmaci e psicoterapia cognitivo comportamentale’, che ha visto la partecipazione di professionisti di varia estrazione, con lo scopo di dar conto dei molteplici aspetti di un fenomeno tanto comune e importante quanto complesso come il sonno.insonnia

Dopo le presentazioni di rito, effettuate dal dott. Coradeschi, la giornata ha preso il via con una bella rassegna della dr.ssa Devoto sui differenti modelli teorici dell’Insonnia, la quale ha evidenziato come un’accurata valutazione aiuti sia il clinico sia il paziente a diventare consapevoli, monitorare e infine modificare gli aspetti biofisiologici e gli ingredienti cognitivi. Di fondamentale importanza, al fine di avere un quadro completo della situazione, anche la considerazione dell’ormai desueta asse I e dei tratti di personalità.

Come naturale conseguenza, la dr.ssa Lombardo ha illustrato come questa condizione si configuri come un fattore trans-diagnostico, spesso presente fra le fila di molte condizioni psicopatologiche, fra le quali sembrano distinguersi ansia e depressione; in tal senso la ricerca sta ancora cercando di chiarire la possibile funzione dell’insonnia come fattore di rischio per alcuni disturbi, soprattutto riguardanti il tono dell’umore. Leggi tutto “Sonno e psicopatologia: un legame in doppio cieco”

“Non riesco più a dormire!” Curare l’insonnia si può

di Erica Pugliese

La Terapia Cognitivo-Comportamentale applicata all’insonnia risulta efficace nel 75-80% dei casi e riduce o elimina l’uso di farmaci nel 90% dei pazienti

L’insonnia è il più comune fra i disturbi del sonno. Paolo Sorrentino, nel film “Le conseguenze dell’amore”, definisce con tratto magistrale come nelle persone che soffrono d’insonnia ricorra ossessivamente un unico pensiero: addormentarsi. Dati ufficiali dimostrano, inoltre, che la maggior parte degli insonni riporti risvegli notturni frequenti e sonno persistentemente disturbato, leggero e non ristorativo. Sonnolenza, difficoltà di concentrazione, calo del tono dell’umore, irritabilità, stress, ansia e difficoltà in ambito relazionale, lavorativo o in altre aree importanti del funzionamento sociale possono essere invece avvertite durante il giorno.
L’insonnia è, oltre a un disturbo specifico, un sintomo ponte e fattore predisponente o di mantenimento di numerose psicopatologie come la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi di ansia e di personalità.
Si stima che circa un italiano su cinque abbia il sonno disturbato e, nonostante dormire sia un bisogno irrinunciabile e necessario alla sopravvivenza, ancora pochi si rivolgono a specialisti per porvi rimedio, sottovalutando le numerose conseguenze negative sulla salute.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale applicata all’insonnia (TCC-I) rappresenta oggi un trattamento di prima scelta per la cura del sonno di scarsa qualità. La TCC-I risulta efficace nel 75-80% dei casi e può essere applicata da sola o in associazione a farmaci ipnoinducenti, permettendo di ridurne o cessarne l’uso nel 90% dei pazienti. Leggi tutto ““Non riesco più a dormire!” Curare l’insonnia si può”