di Federica Mileto
curato da Barbara Basile
Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) può comparire dopo l’esposizione a eventi traumatici e, durante l’infanzia e l’adolescenza, può avere conseguenze significative sul benessere emotivo, sulle relazioni e sul funzionamento quotidiano. Per questo motivo, individuare interventi efficaci e adeguati all’età evolutiva rappresenta una questione di particolare interesse clinico. Tra gli approcci utilizzati rientra la Terapia Cognitivo-Comportamentale basata sull’Esposizione (CT-Exposure Therapy, ET), un intervento che prevede un confronto graduale e strutturato, all’interno di una relazione terapeutica sicura, con lo scopo di favorire una diversa elaborazione dell’esperienza traumatica e di ridurre progressivamente l’impatto che il trauma continua ad avere nel presente
Quanto è efficace questo approccio applicato a bambini e adolescenti? E, soprattutto, è realmente tollerabile per pazienti così giovani?
In una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su BMC Psychiatry, Huang collaboratori, hanno cercato di rispondere proprio a queste domande. Nel lavoro uscito nel 2022 sono stati inclusi 6 studi randomizzati controllati (RCT), per un totale di 278 partecipanti con un’età media di circa 14 anni. Gli interventi comprendevano diverse forme di terapia di esposizione, tra cui la Prolonged Exposure (PE), la Narrative Exposure Therapy (NET) e la Kid Narrative Exposure Therapy (KIDNET), una versione della terapia narrativa di esposizione adattata specificamente a bambini e adolescenti.
I risultati mostrano che, al termine del trattamento, i bambini e gli adolescenti sottoposti alla terapia ET presentavano una riduzione maggiore dei sintomi post-traumatici rispetto ai partecipanti inseriti nelle condizioni di controllo. In altre parole, il trattamento sembrava contribuire a diminuire in misura più consistente i sintomi post-traumatici, come il rivivere l’evento traumatico, l’evitamento, l’iperattivazione e le reazioni emotive associate al trauma. Un risultato analogo emergeva anche al follow-up, cioè nella valutazione effettuata dopo la conclusione del trattamento. Gli autori hanno considerato, per ciascuno studio, il momento di follow-up più lungo disponibile, fino a un massimo di 12 mesi. Anche in questa fase la riduzione dei sintomi post-traumatici risultava significativa rispetto alle condizioni di controllo. Questo dato suggerisce che i miglioramenti osservati non fossero limitati esclusivamente al momento della conclusione della terapia ma che si mantenevano stabili nel tempo. L’ET risultava inoltre associata a una riduzione dei sintomi depressivi. Questo dato è particolarmente interessante considerando che il PTSD accompagna anche a tristezza elevata, ritiro sociale e difficoltà nel funzionamento quotidiano.
Un altro aspetto considerato dai ricercatori riguardava l’aderenza al trattamento da parte dei pazienti, valutata attraverso la frequenza con cui i partecipanti interrompevano il trattamento prima della sua conclusione. I risultati non hanno evidenziato differenze significative tra l’ET e le altre condizioni. Questo dato è particolarmente interessante nel lavoro con bambini e adolescenti. Poiché l’ET prevede un confronto graduale con ricordi, emozioni e situazioni legate al trauma, si potrebbe ipotizzare che questo tipo di intervento sia particolarmente difficile da tollerare o possa aumentare il rischio di drop-out. I risultati della meta-analisi di Huang, invece, smentiscono questa ipotesi.
Le analisi tra sottogruppi hanno permesso di verificare se l’efficacia dell’ET potesse variare in base ad alcune caratteristiche dei partecipanti. Un primo dato riguarda il tipo di esposizione traumatica. Negli studi in cui i partecipanti avevano vissuto un singolo tipo di trauma, l’ET. Negli studi in cui i partecipanti avevano vissuto un singolo tipo di trauma, l’ET mostrava una riduzione significativa dei sintomi post-traumatici, rispetto alle condizioni di confronto. Questo risultato non emergeva invece negli studi che includevano partecipanti esposti a traumi multipli, cioè a più esperienze traumatiche nel corso della loro vita.
Un secondo elemento riguardava l’età. Negli studi in cui l’età media dei partecipanti era pari o superiore ai 14 anni, l’ET mostrava un effetto significativo sulla riduzione dei sintomi traumatici. Lo stesso risultato non emergeva negli studi che includevano soggetti con un’età media inferiore ai 14 anni. Questi risultati, quindi, suggeriscono che la risposta al trattamento potrebbe essere influenzata sia dalla complessità dell’esperienza traumatica, che dal livello evolutivo del paziente. È tuttavia importante ricordare che queste analisi sono state condotte su sottogruppi composti da un numero limitato di soggetti e che per corroborare i risultati è necessario effettuare ulteriori studi con campioni più numerosi, definendo in modo più rigoroso le variabili da esaminare.
La ricerca offre quindi indicazioni promettenti sul ruolo della terapia espositiva nel trattamento del PTSD in età evolutiva, considerando che nel trattamento di bambini e adolescenti, questo processo deve essere adattato all’età, al livello di sviluppo e alle risorse individuali. Anche i risultati relativi ai diversi tipi di esposizione devono essere interpretati con cautela: il fatto che l’ET abbia un effetto significativo maggiore, rispetto a NET e KidNET, non consente da solo di stabilire la sua superiorità. Il valore di questa meta-analisi risiede quindi anche nel ricordare che, nel trattamento del trauma, l’efficacia di una tecnica non può essere separata dal modo in cui viene applicata e dalle caratteristiche della persona. Età, tipo e complessità del trauma, sintomatologia, risorse individuali e relazione terapeutica sono tutti elementi che possono contribuire alla costruzione di un intervento realmente adeguato.
Riferimenti bibliografico
Huang, T., Li, H., Tan, S., Xie, S., Cheng, Q., Xiang, Y., & Zhou, X. (2022). The efficacy and acceptability of exposure therapy for the treatment of post-traumatic stress disorder in children and adolescents: A systematic review and meta-analysis. BMC Psychiatry, 22, 259.
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Sachser, C., Rassenhofer, M., & Goldbeck, L. (2016). Trauma-focused cognitive-behavioral therapy with children and adolescents: Practice, evidence base, and future directions. European Journal of Psychotraumatology, 7.
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