Quando il dolore emotivo si trasforma in dolore fisico: autolesionismo in adolescenza

di Emmanuela Bartolo
curato da Elena Bilotta

Il disturbo da autolesionismo non suicidario (NNSI) è definito come il danneggiamento del proprio corpo attraverso lesioni autoinflitte, volontarie, dirette e ripetitive; il cui fine ultimo non è l’intenzione di morire. Tale comportamento risulta essere molto diffuso tra gli adolescenti, con un incidenza maggiore nelle ragazze. Il NSSI è spesso associato a varie diagnosi mentali ed è noto per essere considerato come fattore di rischio per il suicidio. Data la sua grande rilevanza e la natura potenzialmente pericolosa, è stato incluso nel DSM-5 come condizione necessitante di ulteriori studi prima di poter diventare una diagnosi a sè. Molteplici sono i fattori psicosociali di sviluppo e di rischio che risultano essere coinvolti, tra questi troviamo il maltrattamento infantile, l’alessitimia e la dissociazione. Tuttavia si sa poco su come tali fattori di rischio possano interagire  e portare a NNSI. A tal proposito, un recente studio ha indagato la relazione esistente tra diverse esperienze infantili avverse, l’alessitimia e la dissociazione, nel predire le tendenze al NSSI in  due gruppi di adolescenti ospedalizzate: 46 con disturbo NNSI e 26 senza NNSI. Le partecipanti, tutte di sesso femminile, hanno compilato interviste diagnostiche e self report, tra cui: il Kinder-DIPS che valuta i più frequenti disturbi mentali nell’infanzia e nell’adolescenza; il CECA-Q,utilizzato per valutare il numero di esperienze infantili sfavorevoli, inclusa la scarsa cura e l’abuso fisico; la TAS-26 un questionario self report standardizzato per valutare la presenza e la gravità dei tratti alessitimici; FDS-20 per i sintomi dissociativi. I risultati mostrano una correlazione tra NSSI e abuso sessuale, ma nessuna correlazione con maltrattamento infantile. Differenze significative, tra il gruppo NNSI e il gruppo di controllo, inoltre si sono riscontrate riguardo la prevalenza della dissociazione e dell’alessitimia, con il gruppo NNSI che ha mostrato maggiori livelli in entrambi i casi. La dissociazione è stata significativamente associata con l’avversione materna e paterna, abbandono materno e paterno, ma non con l’abuso fisico paterno. L’abuso sessuale è risultato associato con l’abbandono materno e la dissociazione.  Contrariamente alle ipotesi iniziali dello studio, la dissociazione non risulta un predittore significativo  di NNSI, al contrario dell’alessitimia, che risulta essere un importante predittore di NSSI. Gli individui con alessitimia hanno una carente capacità di identificare e comunicare emozioni in maniera appropriata, capacità che è di fondamentale importanza per la corretta regolazione delle emozioni. In assenza di efficaci capacità di regolazione delle emozioni, tali individui possono ricorrere a comportamenti estremi per ridurre la loro attivazione emotiva. Questa è una possibile spiegazione per l’alta percentuale di adolescenti alessitimici con NSSI. Dunque, rafforzare la consapevolezza delle emozioni potrebbe consentire agli adolescenti con alessitimia e NSSI di migliorare le proprie capacità di regolazione delle emozioni per regolare gli stati emotivi negativi in grado di ferirli.

Per approfondimenti:

Janine Lüdtke, TinaIn-Albon, ChantalMichel, MarcSchmid, Predictors for DSM-5 nonsuicidal self-injury in female adolescent inpatients: The role of childhood maltreatment, alexithymia, and dissociation, Psychiatry Research, 17 Febbraio 2016.

 

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