Il Trauma nelle Malattie Mentali Gravi

di Valentina Di Mauro
curato da Barbara Basile

Nel corso del tempo è stato ampiamente documentato che una storia di esposizione al trauma interpersonale e l’esistenza di disturbi legati al trauma influisce negativamente nelle SMI (Mueser et al., 2004). L’acronimo SMI ovvero “Serious Mental Illness”, viene usato, in America, per indicare malattie mentali che abbiano almeno tre dei seguenti criteri: (a) il comportamento sociale necessita di un intervento di salute mentale; (b) limitata capacità di ottenere assistenza; (c) deterioramento nelle attività di vita quotidiana e nelle esigenze di base; (d) compromesso funzionamento sociale; (e) prestazioni compromesse nel mondo del lavoro o (f) non-lavoro; (g) vulnerabilità allo stress; (h) disabilità che provoca dipendenza (NIMH, 1987). Invece, in Europa, le diagnosi di SMI variano lungo due dimensioni: durata del trattamento (≥ 2 anni) e il Grado di Disfunzione (GAF score ≥50 o 70 a seconda della diagnosi primaria) per qualsiasi disturbo mentale (Ruggeri, Leese, Thornicroft, Bisoffi e Tansella, 2000).

 Mauritz e collaboratori (2013) hanno redatto una rassegna della letteratura chiedendosi: “Qual è la prevalenza di esposizione al trauma interpersonale e di disturbi legati al trauma in pazienti con malattia mentale grave che riceve assistenza sanitaria?
Parliamo di cPTSD (disturbo post traumatico complesso) quando c’è un trauma prolungato. Herman (1992) ha identificato sette gruppi di sintomi caratterizzati da disregolazione di: (a) emozioni e impulsi; (b) attenzione o coscienza; (c) auto-percezioni; (d) percezione di colpevolezza; (e) relazioni con gli altri; (f) somatizzazione; (g) sistemi di significato. In letteratura troviamo questo disturbo anche con il nome DESNOS, ovvero disturbo da stress estremo non altrimenti specificato.
La dissociazione è una caratteristica fondamentale del cPTSD. Van der Hart,
Nijenhuis, e Steele (2005)
hanno ipotizzato che la traumatizzazione comporta essenzialmente un certo grado di divisione o dissociazione dei sistemi psicobiologici che costituiscono l’identità.

Mauritz e collaboratori (2013) hanno notato che la prevalenza di esposizione al trauma interpersonale e la presenza di un PTSD in pazienti con gravi malattie mentali è significativamente più alta rispetto alla popolazione generale: una minore incidenza è presente per il disturbo depressivo maggiore e per i il disturbo bipolare, mentre i tassi più elevati si riscontrano per la schizofrenia, per Disturbo Borderline di Personalità (BPD) e per i gruppi con SMI. Inoltre, i pazienti traumatizzati con SMI mostrano sintomi più complessi e un decorso peggiore della malattia rispetto ai pazienti non-traumatizzati con SMI.

Le conseguenze dell’esposizione a eventi traumatici e il PTSD sono stati oggetto di molte ricerche ma, nonostante ciò, vengono spesso trascurati nel trattamento di pazienti con SMI. Uno dei motivi per cui è difficile riconoscere il trauma in questa tipologia di pazienti è la sovrapposizione che si verifica spesso tra i sintomi dei disturbi legati al trauma ed i sintomi della SMI. Ad esempio, dissociazione e sintomi psicotici possono essere sia segni di PTSD che di schizofrenia (Nijenhuis et al., 2002). Un’altra ragione può essere dovuta all’esitazione che molti medici hanno avuto in passato nel prestare attenzione alle esperienze traumatiche probabilmente perché pensavano che ciò avrebbe causato ulteriore angoscia nei pazienti, anche senza nessuna prova per questa convinzione (Cusack et al., 2006). Infine, molti pazienti con SMI sono entrati nel sistema di cura della salute mentale anni addietro, quando la conoscenza del ruolo delle esperienze traumatiche nell’insorgenza e nel decorso di questi disturbi era ancora limitata.

Considerando i dati dello studio di Mauritz e collaboratori (2013) sarebbe opportuno, per coloro che lavorano a contatto con i pazienti con malattie mentali gravi, considerare quanto la valutazione della presenza o meno del trauma può essere importante per il decorso della malattia e soprattutto utile a pianificare strategie terapeutiche mirate.

 

Bibliografia

    • Cusack, K. J., Grubaugh, A. L., Knapp, R. G., & Frueh, B. C. (2006). Unrecognized trauma and PTSD among public mental health consumers with chronic and severe mental illness. Community Mental Health Journal, 42(5), 487 500.
    • Herman, J. L. (1992). Complex PTSD: A syndrome in survivors of prolonged and repeated trauma. Journal of Traumatic Stress, 5(3), 377 391.
    • Mauritz M.W., Goossens P.J.J., Draijer N., van Achterberg T. (2013). Prevalence of interpersonal trauma exposure and trauma-related disorders in severe mental illness. Eur J Psychotraumatol. 2013; 4: 10.3402/ejpt.v4i0.19985.
    • Mueser, K. T., Salyers, M. P., Rosenberg, S. D., Goodman, L. A., Essock, S. M., Osher, F. C., et al. (2004). Interpersonal trauma and posttraumatic stress disorder in patients with severe mental illness: Demographic, clinical, and health correlates. Schizo- phrenia Bulletin, 30(1), 45 57.
    • National Institute of Mental Health. (1987). Towards a model for a comprehensive community-based mental health system. Washington, DC: NIMH.
    • Ruggeri, M., Leese, M., Thornicroft, G., Bisoffi, G., & Tansella, M. (2000). Definition and prevalence of severe and persistent mental illness. British Journal of Psychiatry, 177, 149 155.
    • van der Hart, O., Nijenhuis, E. R. S., & Steele, K. (2005). Dissocation: An insufficiently recognized major feature of complex posttraumatic stress disorder. Journal of Traumatic Stress, 18(5), 413 423.

van Gerven, M., van der Hart, O., Nijenhuis, E. R. S., & Kuipers, T. (2002). Psychosis, trauma, and trauma related psychopathol- ogy. Tijdschrift voor Psychiatrie, 44(8), 533 540.

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