Quando il terapeuta è ansioso

di Giovanbattista Andreoli
curato da Elena Bilotta

La letteratura scientifica recente ha dimostrato come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) sia efficace nel trattamento di differenti disturbi psicologici. Tuttavia, è noto come il medesimo trattamento possa non presentare gli stessi esiti positivi se effettuato in contesti clinici di routine, differenti da quelli rigorosamente controllati della ricerca scientifica.

Tra le diverse motivazioni che possono spiegare il “gap” esistente tra i trial di ricerca e la pratica clinica vi può essere anche l’ansia che il terapeuta prova durante l’esercizio della pratica clinica e l’applicazione dei diversi protocolli d’intervento che la TCC prevede. Tra questi ultimi, si è evidenziato come gli interventi basati sull’esposizione siano tra i metodi meno applicati dai clinici ansiosi, nonostante siano proprio i più efficaci secondo la ricerca. Ciò porta a una situazione paradossale nella quale è proprio il terapeuta il primo a evitare la correzione dei comportamenti di evitamento messi in atto dal paziente.
Partendo da questo presupposto, in un recente studio, Levita e collaboratori (2015) hanno studiato l’associazione tra l’ansia provata dai terapeuti e l’implementazione di tecniche espositive specifiche della TCC.

In particolare, è stato indagato come ognuna delle tre componenti principali dell’ansia (cognitiva, comportamentale e fisiologica) potesse essere associata a una corretta applicazione del protocollo di trattamento, osservandone anche l’associazione con l’età e gli anni di esperienza lavorativa dei terapeuti.

Lo studio ha visto partecipare 32 terapeuti con una formazione in TCC (23 femmine e 9 maschi) e con un’età media di 29 anni. L’aspetto cognitivo dell’ansia è stato misurato tramite una scala self report (Intolerance of Uncertainty Scale), quello comportamentale tramite una prova sperimentale che consiste nel testare la tendenza al rischio del soggetto (Balloon Analogue Risk Task), mentre la reattività fisiologica è stata rilevata tramite una prova di conduttanza cutanea e variabilità del battito cardiaco. L’applicazione della TCC è stata invece rilevata tramite un test autosomministrato composto dalla descrizione di tre differenti ambiti di tecniche cognitivo-comportamentali basate sull’esposizione, sul cambiamento comportamentale e sul dialogo terapeutico. Ogni ambito è stato valutato in relazione alla frequenza d’applicazione di ogni singola tecnica.

I risultati dello studio hanno evidenziato effettivamente come la rigorosa somministrazione dei protocolli basati sull’evidenza della TCC fossero ostacolati dall’ansia dei clinici medesimi.
In particolare, terapeuti con più elevata ansia “cognitiva” tendevano a utilizzare meno di frequente l’esposizione, preferendo un approccio basato sul dialogo. In contrasto, quelli con elevata ansia comportamentale non usavano l’esposizione di meno ma utilizzavano gli altri metodi terapeutici di più, come l’attivazione comportamentale o la schema therapy. Infine, i clinici con elevata ansia misurata fisiologicamente erano quelli che utilizzavano con maggiore frequenza i metodi basati sull’esposizione, ma solo immaginativa.
Parallelamente a ciò, gli anni di esperienza lavorativa dei terapeuti risultano essere una importante variabile nel predire un uso adeguato delle esposizioni.
La conclusione che si può trarre da questo studio è che l’ansia provata dal terapeuta durante la TCC può ostacolare l’applicazione delle metodologie più efficaci dimostrate scientificamente. Inoltre, questo studio mette in luce come possa essere rilevante considerare non solo l’ansia del paziente, ma anche quella del terapeuta durante l’applicazione adeguata dei protocolli della TCC. Quest’aspetto è infatti molto sottovalutato nella realtà clinica attuale, dove il focus è maggiormente spostato verso l’individuo che riceve aiuto piuttosto che colui che gestisce l’intervento.

Per approfondimenti

Levita, L., Duhne, P. G. S., Girling, C., & Waller, G. (2016). Facets of clinicians’ anxiety and the delivery of cognitive behavioral therapy. Behaviour research and therapy77, 157-161.

 

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