L’identificazione dei sintomi base dei sottotipi di depressione: uno studio di coorte rappresentativo a livello nazionale

di Ilaria Bernardon
curato da Barbara Basile

Ogni individuo affetto da depressione varia in modo marcato sia nei sintomi sia nella risposta al trattamento. Il riconoscimento di questa  eterogeneità nella depressione ha spinto molti ricercatori a identificare dei sottotipi sintomatici validi per far maggior chiarezza sull’eziologia e per aiutare lo sviluppo di programmi di intervento e trattamento personalizzati. Infatti, negli ultimi anni, molti studi hanno utilizzato alcune tecniche, come l’Analisi delle Classi Latenti o LCA, per distinguere la qualità dei sintomi costituendo delle sottocategorie diagnostiche, e l’Analisi Fattoriale o FA, per quantificare i sintomi ponendoli lungo un continuum dimensionale di gravità, con lo scopo di chiarire l’eterogeneità dei sintomi depressivi.

La ricerca pubblicata in un articolo recente (Ten Have et al., 2016) prende in considerazione sia le variazioni della depressione che si riflettono qualitativamente tra categorie di sintomi, sia le differenze quantitative nella gravità del continuum dimensionale, in modo da predirne meglio il decorso e l’esito del trattamento.

Gli autori sono partiti analizzando i dati dell’indagine NEMESIS-2, uno studio epidemiologico olandese di coorte sulla salute mentale e sull’incidenza rappresentativa a livello nazionale della popolazione generale, di età compresa tra 18 e 64 anni. Dal campione generale di questo studio è stato creato un sottocampione di partecipanti, valutati con la CIDI 3.0 – Composite International Diagnostic Interview, che ha permesso di selezionare chi presentava un sintomo chiave della depressione. Per identificare i sottotipi depressivi, poi, sono stati utilizzati quattordici sintomi: umore depresso, perdita di interesse, cambiamento di appetito, cambiamento di peso, cambiamento nel sonno, disturbo psicomotorio, affaticamento/diminuzione dell’energia, sentimenti di inutilità/senso di colpa, mancanza di concentrazione/indecisione, pensieri suicidari, sintomi ansiosi, attacchi di panico, irritabilità e pensieri ricorsivi. Per studiare il campione e identificare il miglior modello di sottotipizzazione, sono state applicate tre tecniche di variabili latenti: l’LCA, l’FA e l’analisi di modellazione di una miscela di fattori o FMM che unifica alcune caratteristiche delle prime due tecniche.

Partendo dal peggior episodio depressivo vissuto dai pazienti, gli autori hanno identificato quattro classi di malattia, categorizzate secondo sintomi e gravità.

  1. classe 1 (28%) la depressione grave con ansia, nella quale vi appartenevano la maggior percentuale di adulti che presentava comorbilità con altri disturbi dell’umore, disturbo d’ansia e disturbi da uso di sostanze;
  2. (classe 2: 29,3%); la depressione moderata con ansia
  3. (classe 3: 23,6%) la depressione moderata senza ansia
  4. (classe 4: 19%) la depressione lieve, nella quale vi apparteneva la percentuale di adulti più bassa con diagnosi di qualsiasi disturbo dell’umore durante l’arco della vita e che aveva avuto genitori con una storia psichiatrica.

Le categorie mostravano una buona corrispondenza nel follow-up, dove la classe 1 (depressione grave con ansia) ha mostrato il decorso e i risultati peggiori, con il più alto tasso di utilizzo del servizio per problemi di salute mentale e il più alto numero di altri disturbi. I sottotipi depressivi moderatamente severi e lievi, invece, non differivano considerevolmente rispetto ai tassi di prevalenza di altri disturbi mentali e rispetto all’ideazione suicidaria, ma hanno mostrato differenze significative riguardo all’uso del servizio per la salute mentale e per problematiche in ambito sociale. Per quanto riguarda la classe meno grave, le differenze al follow-up erano meno evidenti e questo risultato potrebbe essere dato dal passaggio degli intervistati da una classe ad un altra durante la loro vita.

Le distinzioni ricavate da questo studio potrebbero aiutare a trovare gruppi di pazienti che condividono un profilo eziologico e un decorso della malattia simili e, di conseguenza, potrebbe aiutarci a scegliere il trattamento più appropriato. Questa ricerca ritiene che per gli studi futuri gli studiosi dovrebbero concentrarsi sulla stabilità della tipologia attuale nella popolazione generale, sulle valutazioni di follow-up e sui predittori di cambiamento tra i sottotipi nel tempo.

 

Bibliografia

Ten Have M, Lamers F, Wardenaar K, Beekman A, de Jonge P, van Dorsselaer S, Tuithof M, Kleinjan M, de Graaf R “The identification of symptom-based subtypes of depression: A nationally representative cohort study”. Journal of Affective Disorders 190 (2016) 395–406.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.