Dilemmi morali: come vengono elaborati dal nostro cervello?

di Giorgia Petrova
a cura di Barbara Basile

Trovereste accettabile torturare una persona per ottenere informazioni allo scopo di salvare innumerevoli vite? I giudizi morali richiedono spesso difficili compromessi, in quanto sono situazioni in cui una persona si trova a dover rispondere ad obblighi morali incompatibili, dove è difficile decidere quale deve prevalere sull’altro. Molti studiosi concordano sul fatto che nei processi decisionali siano coinvolti due sistemi distinti legati a diverse modalità di elaborazione dell’informazione. Il primo sistema è caratterizzato da processi mentali veloci, automatici, intuitivi e maggiormente guidati dalle emozioni; il secondo, invece, è caratterizzato da processi lenti, controllati, basati sul ragionamento logico e sul calcolo costi-benefici. Il giudizio morale dunque è influenzato sia da una risposta automatica emozionale sia da un ragionamento cognitivo controllato.  Un dilemma deriverà quindi dal conflitto di questi due processi: quando i due sistemi producono risposte discordanti tra loro alla stessa domanda, essa diventa un dilemma e non importa quale risposta verrà selezionata, una parte di noi rimarrà comunque insoddisfatta della scelta (Cushman e Greene, 2012). Di conseguenza secondo la teoria del doppio processo, sia le valutazioni emozionali che quelle utilitaristiche influenzano la nostre decisioni. Vari studi supportano questa teoria, ma poco si sa delle basi neurobiologiche e del modo in cui questi due sistemi interagiscano tra di loro al fine di prendere una determinata decisione.
Per cercare di indagare meglio questa separazione all’interno del nostro cervello, Hutcherson e collaboratori hanno proposto uno studio utilizzando la risonanza magnetica funzionale. I partecipanti, all’interno del macchinario fRMI, dovevano rispondere a diversi scenari cercando di fornire le valutazioni emozionali e utilitaristiche separatamente. Veniva quindi chiesto, in un caso, di prendere una decisione riguardo allo scenario tenendo in considerazione solo le valutazioni emozionali personali, mentre nel secondo caso veniva loro richiesto di considerare solamente i costi-benefici dell’azione descritta. Infine veniva chiesto un giudizio morale complessivo riguardo l’appropriatezza del mettere in atto delle azioni deprecabili in vista di un bene superiore.
I risultati di questo esperimento mostrano come le regioni cingolata anteriore, l’insula, il giro temporale superiore si attivino maggiormente in risposta alle valutazione di tipo emozionale, mentre la giunzione temporoparietale e la corteccia prefrontale dorsomediale si attivino nelle valutazioni di tipo utilitaristico. Inoltre, il giudizio morale complessivo viene rappresentato in una terza regione separata, ossia nella corteccia prefrontale ventromediale. Il pattern di risposta in queste regioni supporta l’ipotesi iniziale degli autori che le valutazioni emozionali e utilitaristiche siano codificate separatamente e che vengano integrate in una terza area.
Questi risultati sembrerebbero supportare in parte la teoria del doppio processo. In accordo con lavori precedenti sembrano esistere due sistemi separati per l’elaborazione dell’informazione emozionale e utilitaristica, tuttavia questo studio non supporta l’idea che i due sistemi si inibiscano a vicenda, ma semplicemente che lavorino separatamente e che poi si integrino in un unico giudizio finale.

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