Narcisista maligno in psicoterapia

di Fabiana Gino
curato da Elena Bilotta

Il narcisismo maligno viene descritto da Otto Kernberg come una variante del narcisismo patologico contenente, oltre ai classici elementi di grandiosità, anche alcuni elementi quali la paranoia, il sadismo, l’aggressività e la psicopatia. Il narcisista maligno interpreta le azioni degli altri con una forte propensione alla paranoia e vi risponde con un’abbondanza di aggressività, presenta inoltre una persistente volontà di dominanza sociale. Difatti, quando il narcisista maligno esprime la propria aggressività verso gli altri, sperimenta un aumento della propria autostima e del suo Sé grandioso.

Kernberg, con il suo gruppo di ricerca coordinato da Lenzenweger, ha effettuato uno studio per verificare se a livelli elevati di narcisismo maligno (considerato come dimensione della personalità e non diagnosi categoriale) corrispondesse un più lento declino dell’ansia nel tempo e un più lento miglioramento del funzionamento psicosociale globale dell’individuo.

Il campione della ricerca era composto da 57 soggetti con diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità (DBP) secondo il DSM-IV. Per un periodo di 12 mesi ai soggetti venivano somministrate ripetutamente nel corso del tempo due scale: la Brief Symptom Inventory-Anxiety Scale (BSI-A) per misurare i livelli di ansia, e la Global Assessment of Functioning (GAF) per valutare il livello di funzionamento psicosociale/psicologico dell’individuo.

Rispetto alle variabili indagate da queste scale, sono state considerate alcune componenti considerate in linea con la concettualizzazione del narcisismo maligno come dimensione della patologia della personalità:

  • La “Predisposizione paranoica”, che include l’esternalizzazione della colpa, la sospettosità e il rancore verso gli altri;
  • La “Dominanza impavida”, che comporta uno stile interpersonale privo di paura e di tendenza alla dominanza sociale;
  • Il “Cuore freddo”, caratterizzato da una propensione all’aggressività dalla capacità di manipolazione e mancanza di empatia.

I pazienti con DBP citati in questo studio, venivano trattati con 1 di 3 possibili trattamenti per pazienti con DBP, già trattati in un precedente studio di Clarkin et al. (2007) per un periodo di 12 mesi. L’assegnazione al trattamento era randomizzata. I ricercatori avevano ipotizzato che elevati livelli di narcisismo maligno avrebbero rallentato in modo significativo il progresso terapeutico, in particolare in termini di miglioramento psicologico/psicosociale globale e di riduzione dell’ansia.

In linea con quanto ipotizzato, i risultati hanno mostrato che il narcisismo maligno aveva un’associazione significativamente più forte con un più lento miglioramento del funzionamento generale (punteggi GAF) a prescindere dal tipo di trattamento utilizzato; inoltre, i comportamenti antisociali risultavano correlati a rallentamenti nel miglioramento dell’ansia.

Questi risultati suggeriscono come il narcisismo maligno possa esercitare un impatto importante sul miglioramento globale della persona, anche in individui trattati, in questo caso in pazienti con DBP.

In particolare, il narcisismo maligno sembra influenzare il decorso di un disturbo di personalità, o la risposta al trattamento, anche quando il disturbo primario non è di tipo narcisistico.

BIBLIOGRAFIA:

Clarkin, J. F., Levy, K. N., Lenzenweger, M. F., & Kernberg, O. F. (2007). Evaluating three treatments for borderline personality disorder: A multiwave study. The American Journal of Psychiatry, 164(6), 922–928.

Lenzenweger M, F, Clarkin J, F, Caligor E, Cain N, M, Kernberg O, F: Malignant Narcissism in Relation to Clinical Change in Borderline Personality Disorder: An Exploratory Study. Psychopathology, 2018;51:318-325.

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