Di Noemi Alagia e Teresa Manoli
Il 21 e 22 novembre 2025 si è tenuto a Roma lo Schema Therapy Research Meeting, il primo evento internazionale interamente dedicato alla ricerca in Schema Therapy. Per l’occasione, l’Italian Academy of Schema Therapy (IAST) ha riunito ricercatori italiani e stranieri, offrendo un’importante opportunità di confronto sullo sviluppo scientifico dell’approccio. L’evento è stato patrocinato dalla International Society of Schema Therapy (ISST), dalla Società Italiana di Terapia Cognitivo-Comportamentale (SITCC) e dalle Scuole di Psicoterapia SPC, con il supporto della SITCC Lazio.
Nel corso delle due giornate sono stati presentati contributi che hanno illustrato lo stato attuale della ricerca, le prospettive di evoluzione dei protocolli e, in particolare, i meccanismi di cambiamento alla base della Schema Therapy.
Una delle applicazioni più recenti riguarda il trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Nonostante i progressi dell’ultimo decennio, persistono criticità importanti, come tassi di drop-out superiori al 30% e una quota significativa di pazienti non-responders. L’intervento della Dr.ssa Gayle Maloney ha presentato i risultati del protocollo ImRs-OCD (Maloney, Arntz e Pittenger, 2025), che integra Imagery Rescripting ed ERP. Attraverso la riscrittura degli eventi avversi che alimentano le credenze disfunzionali tipiche del DOC, il trattamento ha portato il 75% dei pazienti a una riduzione clinicamente significativa dei sintomi. Il Dott. Tibor van Verseveld ha inoltre illustrato un protocollo basato esclusivamente su sessioni di Imagery Rescripting, risultato efficace nel ridurre ossessioni, compulsioni e credenze nucleari anche senza l’impiego dell’ERP. Un ulteriore contributo, presentato dalla Dr.ssa Alessandra Mancini, ha approfondito il legame tra la tendenza a percepirsi moralmente indegni (colpa deontologica, sottoscala Moral Dirtiness) e gli schemi di abbandono. La ricerca suggerisce che un possibile target degli interventi esperienziali in Schema Therapy per il DOC possa essere individuato negli episodi in cui la rottura relazionale viene vissuta come forma di punizione. Lo studio ha inoltre esaminato il rapporto tra colpa altruistica, schema di auto-sacrificio e ruminazione depressiva.
Ampio spazio è stato dedicato alla ricerca sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con interventi che hanno illustrato una concettualizzazione dei disturbi secondo il modello dei Mode. Il Dr. Matteo Aloi ha approfondito il ruolo degli Schemi Maladattivi Precoci in anoressia nervosa, bulimia nervosa e obesità: attraverso una network analysis, il suo studio ha individuato schemi chiave – come negatività/pessimismo e sottomissione – che fungono da elementi transdiagnostici comuni, mentre l’esclusione sociale emerge come particolarmente rilevante nell’obesità e nel disturbo da alimentazione incontrollata (BED). Inoltre, i risultati evidenziano come, in quest’ultima popolazione, siano più frequenti abusi sessuali e traumi infantili, sottolineando l’importanza di interventi terapeutici mirati agli schemi centrali di ciascun disturbo. La Dr.ssa Phoebe Joshua ha presentato i risultati preliminari di un protocollo di Schema Therapy e Imagery Rescripting per il BED. Infine, la Dr.ssa Fatemeh Seifi ha illustrato un intervento psicoterapeutico rivolto ai genitori delle pazienti (CareFree), finalizzato alla psicoeducazione sui Mode e sulle strategie di coping, con particolare attenzione al Mode del Critico interiore. Interessante l’applicazione del protocollo a due campioni, iraniano e inglese, che ha prodotto risultati simili.
Rilevante è stato l’intervento del Professor Arnoud Arntz, che muovendo dal presupposto che il cambiamento nei meccanismi psicologici preceda e determini il cambiamento sintomatologico, ha dimostrato che le variazioni nei Mode del Bambino Vulnerabile e dell’Adulto Sano costituiscono predittori significativi della riduzione della gravità del disturbo di personalità, profilandosi come indicatori di cambiamento. Ha inoltre proposto modelli di mediazione che chiariscono il ruolo del Protettore Distaccato e delle strategie di evitamento nel modulare la relazione tra i Mode adattivi e quelli disfunzionali, contribuendo a ridefinire la comprensione dei processi di cambiamento in Schema Therapy. In linea con questi dati, la Dr.ssa Tenore ha illustrato un protocollo di Imagery Rescripting erogato in modalità telematica mediante script guidati. Tale intervento si è rivelato efficace nella riduzione di specifici Mode disfunzionali, in particolare Genitore Punitivo e Bambino Arrabbiato. Come le conclusioni della Dr.ssa Tenore suggeriscono è necessaria ulteriore ricerca e approfondimento di interventi che promuovano l’incremento dell’Adulto Sano. In linea con i precedenti risultati, Alon Berger nel suo contributo evidenzia come livelli di Depressione e Ansia non correlano con l’Adulto Sano, mentre sono positivamente correlate con il Bambino Vulnerabile.
L’evento ha inoltre fornito spazio a nuove e promettenti applicazioni della Schema Therapy. La Dr.ssa Stanislava Saffova ha presentato uno studio sull’applicazione dell’approccio ai disturbi psicotici, sposando le nuove ipotesi di intervento che si focalizzano maggiormente sul sistema di attaccamento. Dal suo studio emerge infatti come i bisogni emotivi insoddisfatti abbiano un legame con il Deficit della Coerenza del Sé (i.e. Self Clarity), a sua volta associato con la gravità dei Mode. Il Dott. Claudio Vieira ha esposto risultati riguardanti la relazione tra Schemi Maladattivi Precoci e uso problematico della pornografia, mostrando come lo schema di Abbandono spieghi, nel campione considerato, il 16% della varianza dell’uso disfunzionale. La Dr.ssa Viktoria Simon ha evidenziato come l’ambito dell’ADHD rappresenti un settore quasi inesplorato per la Schema Therapy, rilevando la ricorrenza di schemi quali Fallimento, Inadeguatezza e Isolamento e la necessità che l’Adulto Sano favorisca un’integrazione funzionale delle caratteristiche neurodivergenti in chiave autoaffermativa.
La Schema Therapy di coppia è stata oggetto di contributi da parte della Dr.ssa Denise Ginzburg Marku, che ha mostrato come i pazienti riportino livelli di soddisfazione più elevati rispetto alla terapia di coppia tradizionale. L’utilizzo della tecnica delle sedie consente ai partner di identificare i cicli interpersonali attivati dal Bambino Vulnerabile (backstage) e riconoscere le modalità di coping disfunzionali utilizzate (frontstage). Grande importanza è stata inoltre attribuita alla psicoeducazione iniziale riguardante i bisogni di legami stabili e autonomia. Il Dr. Leo Goetstouwers ha posto l’accento sulla necessità di valutare le capacità metacognitive dei pazienti con Disturbi di Personalità, prerequisito essenziale affinché l’intervento di coppia Schema Therapy possa risultare efficace. La Dr.ssa Barbara Basile ha presentato uno studio sulla Schema Chemistry, la rapida e intensa connessione tra due persone, mostrando come la velocità dell’attrazione sia associata all’attivazione di Schemi Maladattivi Precoci. Le sensazioni esperite nella relazione sentimentale tendono a riattivare Mode e Schemi originariamente formatisi nel rapporto con le figure di accudimento, con il rischio di confondere la familiarità dello schema con la soddisfazione di coppia.
Ulteriore argomento di dibattito sono state le differenze transculturali nello sviluppo degli schemi maladattivi precoci. La Dr.ssa Marta Bej ha portato un interessante contributo che illustra come, nel contesto Albanese, i fattori storici e culturali influenzino la formazione di specifici schemi in una prospettiva transgenerazionale: nella cultura albanese, post comunista e collettivistica, le emozioni sono spesso espresse in modo indiretto, attraverso l’umorismo e l’auto-sacrificio piuttosto che mediante la condivisione personale; c’è inoltre una forte tendenza a sopprimere il dolore e a trasformarlo in orgoglio, specialmente tra gli uomini; si osserva una forte componente di deprivazione emotiva, e l’inibizione emotiva è considerata un valore piuttosto che un evitamento, rendendo difficile per i pazienti articolare verbalmente i loro stati emotivi o connettersi con essi. Nei pazienti over 50 si osserva un’influenza del post comunismo e dell’incertezza economico-sociale nel generare gli schemi di vulnerabilità al pericolo, sfiducia/abuso e isolamento, ma anche standard elevati e bisogno di approvazione, dovuti all’essere cresciuti con genitori focalizzati sulla rivalsa e la sopravvivenza economica piuttosto che sui bisogni affettivi. Anche le nuove generazioni sembrano aver ereditato questi schemi in forme più moderne: ad esempio l’Autosacrificio è molto presente e spesso rispecchia la devozione verso i sacrifici dei loro genitori, così come lo schema di Sfiducia dovuto alla diffidenza appresa rispetto alle relazioni intime. La Dr.ssa Cristina Baroncelli, inoltre, ha presentato uno studio che mette a confronto gli schemi prevalenti in campioni di studenti italiani e olandesi, focalizzandosi in particolare sull’influenza delle modalità relazionali nelle famiglie d’origine. Le famiglie italiane appaiono più invischiate e protettive, ciò si associa a maggiore incidenza di schemi di invischiamento e sottomissione osservata nel campione italiano. Nel campione olandese è prevalente lo schema di autosacrificio, plausibilmente legato ad aspetti culturali che promuovono la responsabilità sociale.
La passione, l’entusiasmo e il rigore scientifico delle presentazioni di queste due giornate hanno dimostrato come la Schema Therapy rappresenti un modello globale, capace di mettere in dialogo professionisti e prospettive diverse in uno scambio profondamente arricchente, sia sul piano professionale che su quello scientifico. Questo incontro è stata un’importante occasione per confermare un intento comune: rafforzare la collaborazione scientifica internazionale e promuovere una Schema Therapy sempre più fondata su evidenze empiriche solide. Infine l’approccio Schema Therapy per la sua attenzione alla parte vulnerabile di ogni individuo, per la cura verso i bisogni fondamentali di ogni essere umano e per l’importanza data alla relazione terapeutica si conferma non solo un approccio di validata efficacia, ma anche aperto a nuove applicazioni e orizzonti in continua espansione.



