VI Forum di Assisi sulla Formazione in Psicoterapia – Apertura e prima sessione relazioni

di Emanuele Rossi

Oggi, Venerdi 16 Ottobre 2015, ha preso il via ad Assisi, il VI Forum sulla Formazione in Psicoterapia. Hanno aperto i lavori: Sandra Sassaroli, Francesco Mancini, Francesca Fiore e Giuseppe Romano con il discorso inaugurale di inizio Forum. Sassaroli ha sottolineato in primis gli scopi fondamentali di Assisi: incoraggiare gli allievi a fare ricerca, fornire agli studenti una vetrina per il proprio lavoro ed il proprio curriculum, strutturarsi come metodo per essere concreti e stare veramente sulle cose e sulla ricerca in modo serio, confrontandosi e informandosi sui progressi in psicoterapia. Mancini ha definito Assisi come una tradizione consolidata che cerca di portare avanti uno dei valori fondamentali della psicoterapia che è quello della ricerca, valore fondante del cognitivismo (in particolare il cognitivismo romano). Il valore della ricerca non solo dedicata agli esiti ma allo studio dei processi psicopatologici. La comprensione di tali processi è un punto di fondamentale importanza per rendere la psicoterapia non solo valida ma anche concorrenziale. Oggi assistiamo a un’importante innovazione in psicoterapia cognitiva: gli interventi di “terza ondata”, che danno enorme vantaggio a tutti i terapeuti in termini di strumenti, tecniche, capacità e possibilità di intervento. Tuttavia si corre il rischio di fare risaltare le tecniche rispetto alla clinica, senza considerare con sufficiente attenzione cosa accade nella mente del paziente. Questo rischierebbe di ridurre la psicoterapia al tecnicismo, pertanto il valore della tradizione di processo è oggi valido più che mai. Una considerazione importante, a tale proposito è l’importanza della clinica rispetto alla didattica stessa. Tutta la didattica della nostra tradizione cognitiva di scuole di psicoterapia è seriamente impegnata nella clinica, che rimane un punto di riferimento e di serietà professionale. Infine, conclude Mancini, tornando al senso di Assisi è anche un’importante occasione per poter stare insieme e tessere relazioni amicali e professionali, nel pieno valore della colleganza e amicizia tra colleghi.

Successivamente nella Sala Teatro ha avuto inizio la prima sessione di relazioni, dal titolo “Mindfulness e Terapia Sensomotoria (Chair: Andrea Gragnani; Discussant: Gianluca Mazzone), in cui sono stati presentati sei interessanti interventi sul tema.

Nella prima presentazione “Relazione tra attitudine mindful, emozioni e benessere psicologico (Ariano, Barucca, Brindisino, Camino, Carraro, Dettori, Garano, Iacucci, Massaroni, Valentini, Venga, Vitali, Fadda, Barcaccia; Relatore: Ariano Federica)” sono state indagate, attraverso una ricerca sperimentale (campione n=190), le correlazioni tra l’attitudine mindful, (come disposizione, indipendentemente dalla presenza di pratica formale) così come misurata dal FFMQ e depressione (BDI), ruminazione (RRS), rimuginio (PSWQ), emozioni positive e negative (PANAS), perdono (TFS e TRIM-18), sentimenti negativi verso se stessi e sentimenti positivi verso se stessi (FSCRS). Sono state inoltre indagate eventuali differenze tra “meditanti” (pratica formale) e “non-meditanti” nelle variabili psicologiche considerate. Le analisi dei dati hanno mostrato come l’attitudine mindful sia positivamente correlata alle emozioni positive (PANAS). Inoltre la sottoscala del FFMQ Osservare è correlata positivamente con la ruminazione (RRS) indicando che non basta semplicemente osservare un fenomeno per prenderne le distanze. Le sottoscale del FFMQ Descrivere, Agire consapevolmente, Non giudicare, Non reagire sono correlate in modo positivo con i sentimenti benevoli verso di sé del FSCRS (sottoscala “gentilezza verso se stessi”). L’attitudine mindful risulta invece negativamente correlata con le emozioni negative (PANAS), con l’eccezione, anche qui, della sottoscala del FFMQ “Osservare”, un dato interessante perché sembrerebbe indicare che il semplice osservare non è sufficiente per prendere distanza dalle emozioni negative, e anzi, il solo osservare potrebbe essere correlato anche a un’elevazione delle emozioni negative (cfr. Petrocchi e Ottaviani, 2015). Interessante inoltre che la componente della FFMQ Non giudicare sia quella più negativamente correlata con la depressione. Le sottoscale del FFMQ Descrivere, Agire consapevolmente, Non giudicare, Non reagire sono correlate in modo negativo con le sottoscale del FSCRS “Odio di sé” e “Inadeguatezza del sé”. Nel confronto tra meditanti e non-meditanti sono emerse infine differenze significative nei due gruppi. In linea generale i risultati della ricerca confermano i dati di letteratura sulla correlazione tra la disposizione mindful e alcune variabili di benessere psicologico. Nel corso della presentazione, sono state anche illustrate le possibili implicazioni per la psicoterapia dei risultati della ricerca.

Nella seconda presentazione “Mindfulness e neuroscienze: la pratica di Mindfulness e i suoi effetti sul cervello (Barucca, Ariano, Brindisino, Camino, Carraro, Dettori, Garano, Iacucci, Massaroni, Valentini, Venga, Vitali, Fadda, Barcaccia; Relatore: Barucca Marianna)” è stata proposta un’analisi della letteratura per individuare: 1) quali sono le aree e i circuiti cerebrali coinvolti nell’addestramento alla mindfulness (sistema corticale prefrontale, insula, sistema limbico); 2) quali sono i meccanismi mediante i quali la mindfulness agisce a livello cerebrale (regolazione attenzione, consapevolezza corporea, regolazione emotiva, cambiamento della prospettiva di sé); 3) a quali funzioni psicologiche corrispondono quelle aree cerebrali e quei meccanismi coinvolti (controllo top-down, auto-consapevolezza, modulazione delle emozioni); 4) in quali disturbi o problemi clinici quelle strutture, quelle funzioni e le pratiche di meditazione mindful risultano essere particolarmente rilevanti (DDAI, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, abuso di sostanze).

Nella terza presentazione “Valutazione dell’impatto di un training di Mindfulness sulla formazione dei futuri psicoterapeuti (Amistadi, Borghetti, Consolati, Faranda, Minniti e Framba; Relatori: Consolati Michela e Faranda Raffaella)” partendo dai numerosi studi scientifici che dimostrano come la pratica di mindfulness risulta essere di beneficio allo psicoterapeuta (in relazione al suo benessere ed alle sue abilità nella relazione terapeutica), è stato proposto un progetto di ricerca sull’impatto di un training mindfulness su variabili relative alle capacità di mindfulness, sulle capacità di gestione emotiva, tendenza al rimuginio, autocompassione e capacità empatiche dei trainee in formazione presso la scuola di psicoterapia Studi Cognitivi (gruppo sperimentale: 22 studenti; gruppo di controllo: 22 studenti ; percorso MBCT: 4 incontri di 4 ore). I risultati dello studio (pur rivelando nel gruppo di controllo un peggioramento di alcune capacità di mindfulness) hanno mostrato che includere un percorso di mindfulness in tale contesto può favorire nei futuri terapeuti in formazione lo sviluppo di capacità di fondamentale importanza nel processo terapeutico. In particolare nel gruppo sperimentale si è evidenziato un miglioramento in tutte le scale sintomatiche e un aumento di gentilezza verso se stessi, accompagnata da una riduzione dell’iperidentificazione. Non sono stati infine riscontrati cambiamenti nelle capacità empatiche in entrambi i campioni, ambito che tuttavia anche in letteratura ha dato risultati discordanti.

Nella quarta presentazione “Contributo della psicoterapia sensomotoria alla TCC: una rassegna della letteratura esistente (Manca, Antonicelli, Arena, Cicchelli, D’Errico, Ferrante, Giannoccaro, Gigante, Greco, Lozito, Manca, Masciopinto, Meraglia, Natale, Palummieri, Ricchiuto, Stanisci, Ciolfi; Relatore: Marianna Barucca; Relatore: Manca Giorgia) è stato mostrato uno studio della letteratura prodotta in merito alla possibile integrazione di tecniche di terapia senso-motoria nelle pratiche di TCC. Per spiegare i sintomi fisici e le componenti psicologiche del trauma è stato fatto riferimento alle teorie di MacLean sul cervello trino (1985) e alla teoria polivagale di Porges (2001). Per una visione più completa dell’approccio sensomotorio è stato consultato il testo Trauma and The Body di Ogden, Minton e Pain (2006). La tesi finale suggerisce che l’integrazione di tutti e tre i livelli di elaborazione di un’esperienza (sensomotorio, emotivo e cognitivo ) è essenziale perché avvenga il recupero del trauma (Ogden et al., 2006). L’approccio sensomotorio, non necessitando che il paziente ricordi i dettagli del trauma per trattarne i suoi effetti e lavorando sulla codifica “non verbale” delle esperienze (Fisher, 2011), potrebbe divenire uno strumento quasi indispensabile soprattutto in quei casi in cui i ricordi traumatici di soggetti con PTSD non possono essere recuperati servendosi della componente linguistica (Nijenhuis et al., 2004). Professionisti che hanno utilizzato la terapia Sensomotoria riferiscono che essa è risultata efficace nella riduzione dei sintomi di PTSD ma, dato il suo fondamento teorico, può essere efficacemente utilizzata all’interno di qualsiasi approccio terapeutico per quei pazienti che presentano un arousal disregolato e una certa difficoltà nel porre attenzione e nel descrivere i propri stati interni (Tagliavini, 2011). Lo studio ha proposto infine la possibilità di integrare le tecniche senso-motorie in modelli esistenti di Terapia Cognitivo-Comportamentale, in modo da poter lavorare, di fronte ad un paziente traumatizzato, sulle due direzioni di elaborazione delle informazioni: “top-down”e “bottom-up”.

Nella quinta e ultima presentazione “Il mio corpo è la mia casa: la proposta di un protocollo integrato nel trattamento del trauma nei richiedenti asilo (Stellacci, Di Nino, Ciolfi; Relatore: Stellacci Antonella)” si inizia con una breve presentazione audiovisiva: un racconto, attraverso suoni ed immagini, dei vissuti traumatici dei richiedenti asilo. Stellacci dapprima fa riferimento a numerosi studi in materia, evidenziando come il trattamento del trauma richiede un’integrazione degli approcci top down e bottom up che sia culturalmente accettabile per i rifugiati (Crosby, 2013). Le tecniche della psicoterapia sensomotoria sono in linea con la proposta di Papadopoulus (2002) sull’assistenza ai rifugiati e sono culturalmente vicine alla modalità degli immigrati di condivisione di esperienze sfavorevoli.

Dal punto di vista pratico i richiedenti asilo giungono in Europa con vissuti traumatici (Ryan, Dooley, Benson, 2008). Dopo un logorante viaggio, l’arrivo presso il Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (C.A.R.A.) rappresenta il passaggio tra l’affannosa ricerca di un posto sicuro e l’inizio del percorso di ricostruzione identitaria (Kalt, Hossain, Kiss, Zimmerman, 2013).

Alla luce del background teorico gli autori hanno proposto un protocollo per il trattamento del trauma in immigrati residenti in un C.A.R.A. Il lavoro è stato strutturato in 5 fasi. La prima fase consiste nell’individuazione precoce di soggetti con sintomi traumatici attraverso l’affiancamento dello psicologo al medico. Nella seconda fase si lavora sulla creazione di una relazione empatica (Accoglienza, Ascolto, Contenimento Emotivo e Comunicazione). La terza fase si realizza attraverso la psicoeducazione sul trauma e mediante interventi di psicoterapia sensomotoria finalizzati allo sviluppo di risorse somatiche per la stabilizzazione dei sintomi traumatici. Successivamente nella quarta fase, utilizzando tecniche cognitive comportamentali si lavora sulla ricostruzione narrativa esclusivamente del trauma migratorio e del suo impatto nella vita quotidiana. Infine la quinta fase si basa sulla pianificazione di progettualità future. La proposta rappresenta l’esigenza di promuovere la consapevolezza e l’azione in un campo, come quello del trauma migratorio, quasi del tutto trascurato, ma di attuale importanza considerando l’inarrestabile aumento dei flussi migratori in Italia.

Senza alcun dubbio un interessante prima sessione, che spaziando da emozioni e benessere psicologico al trauma nei richiedenti asilo, ha offerto un’interessante panoramica su molteplici aspetti di Mindfulness e Terapia Sensomotoria, inaugurando (e augurando a tutti) di vivere questo “VI Forum sulla Formazione in Psicoterapia” con apertura e consapevolezza, momento per momento.

Bibliografia

Crosby, S. (2013) Primary Care Management of Non–English-Speaking Refugees Who Have Experienced Trauma A Clinical Review JAMA. 2013;310(5):519-528.

Fisher, J. (2011). Sensorimotor approaches to trauma treatment. Advances in Psychiatric Treatment.

Kalt, A., Hossain, M., Kiss, L. & Zimmerman, C. (2013). Asylum Seekers, Violence and Health: A Systematic Review of Research in High-Income Host Countries. American Journal of Public Health.

Liotti, G., Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Raffaello Cortina, Milano.

MacLean P.D. (1984). Evoluzione del cervello e comportamento umano: studi sul cervello trino. Einaudi, Torino.

Ogden P., Minton K., Pain C. (2006). Trauma and the Body: A Sensorymotor Approach to Psychotherapy. Ed. italiana: Il Trauma e il Corpo: manuale di Psicoterapia Sensomotoria, Istituto di Scienze Cognitive Editore, 2012.

Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2006). Trauma and the Body. A Sensorimotor Approach to Psychotherapy. New York: Norton.

Papadopoulos, R.K. (2002). Therapeutic Care for Refugees. No Place Like Home, London: Karnac. Tavistock Clinic Series (trad.it. L’assistenza terapeutica ai rifugiati. Nessun luogo è come casa propria,Edizione Magi, Roma, 2006).

Petrocchi, N., & Ottaviani, C. (2015). Mindfulness facets distinctively predict depressive symptoms after two years: The mediating role of rumination. Personality and Individual Differences.

Porges SW. (2001). The Polyvagal Theory: Phylogenetic substrates of a social nervous system. International Journal of Psychophysiology 42:123-146.

Ryan, D., Dooley, B., & Benson, C. (2008). Theoretical Perspectives on Post-Migration Adaptation and Psychological Well-Being among Refugees: Towards a Resource-Based Model. Journal of Refugee Studies, 21(1), 1-18.

Tagliavini G. (2011), Modulazione dell’arousal, memoria procedurale ed elaborazione del trauma: il contributo clinico del Modello Polivagale e della Psicoterapia Sensomotoria, Cognitivismo Clinico, Semestrale a cura dell’Associazione di Psicologia Cognitiva e della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva, Vol.8, No. 1, 60-72, Pacini Ed.

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