Curare i detenuti psichiatrici con la Schema Focused Therapy

di Alessandra Nachira

Il disturbo di personalità comporta un aumento del rischio di recidive penali e di violenza sette volte maggiore rispetto ad altre psicopatologie

I disturbi di personalità costituiscono psicopatologie altamente prevalenti nei detenuti con problemi psichiatrici, in particolare: i disturbi antisociale, narcisistico, borderline o paranoide di personalità.
La presenza dei disturbi di personalità nelle persone coinvolte in processi giudiziari e nelle persone giudicate colpevoli comporta un aumento del rischio di recidive penali e di violenza sette volte maggiore rispetto a altri pazienti psichiatrici.
Molti pazienti forensi con disturbi di personalità, se non la maggior parte, presentano anche disturbi dell’umore, d’ansia, da dipendenza, alimentari, dissociativi o somatoformi (disturbi di asse I). Uno dei trattamenti più accreditati per questi pazienti è la Schema Focused Therapy (SFT), un modello di psicoterapia integrata, sviluppata da Jeffrey Young nel 1999, che combina tecniche di terapia cognitivo-comportamentale ampiamente dimostrate, con elementi derivati dalla teoria dell’attaccamento, dalla Gestalt, da terapie interpersonali e psicodinamiche.
La Schema Focused Therapy trae le sue origini dal riconoscimento dell’esistenza di una serie di bisogni emotivi: sicurezza, stabilità, cura e accettazione; autonomia, abilità e senso d’identità; libertà di esprimere le proprie esigenze ed emozioni; spontaneità e gioco; autocontrollo. Nello specifico, il trattamento: mira a sviluppare i bisogni insoddisfatti del paziente per promuovere un attaccamento sicuro; incorpora tecniche esperienziali incentrate sull’emozione (giochi di ruolo e imagery rescripting); prevede tecniche per incrementare abilità di coping (gestione dei problemi) più adattive e si concentra sulla modifica di alcuni aspetti psicologici profondi detti “schemi maladattivi precoci”.

Uno schema maladattivo precoce è costituito da ricordi, emozioni, sensazioni corporee e pensieri associati a eventi negativi dell’infanzia e organizzati in modalità che si attivano in determinate situazioni nella vita di un individuo. Gli schemi hanno la caratteristica di auto-perpetuarsi perché non vengono mai invalidati e sono, pertanto, molto resistenti al cambiamento.
Si possono individuare diciotto schemi specifici (la maggior parte dei pazienti ne presenta almeno due o tre) e tre stili di coping, ovvero tre modalità di fronteggiamento dello schema che sono: arrendersi allo schema, evitarlo o ipercompensarlo.
Il terapeuta che applica la Schema Focused Therapy tenta di ricostruire lo sviluppo degli schemi maladattivi precoci dalla prima infanzia al presente, lavorando con i mode, stati mentali connotati da uno o più schemi in cui ci si può trovare. Risulta particolarmente utile lo Schema Mode Work, un’alternativa più gestibile ed efficace per il trattamento di questi stati emotivi mutevoli, con l’obiettivo di aiutare il paziente a moderare o eliminare i vari schemi disadattivi e di sviluppare una modalità adulta più adattiva.
Per concludere, tale trattamento risulta efficace nell’aumentare la consapevolezza degli schemi, nel ridurre il ricorso a stili di coping non sani e nel minimizzare la salienza dei mode nel vissuto psichico del paziente, aiutandolo a vivere una vita più piena e più libera.

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