“Non riesco più a dormire!” Curare l’insonnia si può

di Erica Pugliese

La Terapia Cognitivo-Comportamentale applicata all’insonnia risulta efficace nel 75-80% dei casi e riduce o elimina l’uso di farmaci nel 90% dei pazienti

L’insonnia è il più comune fra i disturbi del sonno. Paolo Sorrentino, nel film “Le conseguenze dell’amore”, definisce con tratto magistrale come nelle persone che soffrono d’insonnia ricorra ossessivamente un unico pensiero: addormentarsi. Dati ufficiali dimostrano, inoltre, che la maggior parte degli insonni riporti risvegli notturni frequenti e sonno persistentemente disturbato, leggero e non ristorativo. Sonnolenza, difficoltà di concentrazione, calo del tono dell’umore, irritabilità, stress, ansia e difficoltà in ambito relazionale, lavorativo o in altre aree importanti del funzionamento sociale possono essere invece avvertite durante il giorno.
L’insonnia è, oltre a un disturbo specifico, un sintomo ponte e fattore predisponente o di mantenimento di numerose psicopatologie come la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi di ansia e di personalità.
Si stima che circa un italiano su cinque abbia il sonno disturbato e, nonostante dormire sia un bisogno irrinunciabile e necessario alla sopravvivenza, ancora pochi si rivolgono a specialisti per porvi rimedio, sottovalutando le numerose conseguenze negative sulla salute.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale applicata all’insonnia (TCC-I) rappresenta oggi un trattamento di prima scelta per la cura del sonno di scarsa qualità. La TCC-I risulta efficace nel 75-80% dei casi e può essere applicata da sola o in associazione a farmaci ipnoinducenti, permettendo di ridurne o cessarne l’uso nel 90% dei pazienti.

Nello specifico, si registrano effetti positivi sui risvegli notturni, sulla latenza dell’addormentamento e sul tempo totale del sonno. Infine, numerosi studi hanno dimostrato come gli effetti della TCC-I siano paragonabili, in termini di efficacia, a quelli dei farmaci ipnoinducenti sia in una fase acuta del trattamento che nel lungo periodo.
Attraverso tecniche specifiche, la TCC-I opera sugli elementi cognitivi, comportamentali e ambientali che causano e mantengono i circoli viziosi del disturbo, con l’obiettivo di modificare le cattive abitudini legate al sonno, regolare i ritmi sonno-veglia, correggere credenze distorte e attitudini errate verso il sonno. La TCC-I riduce, inoltre, l’iperattivazione fisiologica (emozioni e sensazioni fisiche tipiche degli stati di ansia e stress), sviluppa migliori abilità di coping (capacità di gestire i problemi) nel paziente e previene le ricadute.
A tal fine, la TCC-I può essere attuata sia in forma individuale sia di gruppo ed è organizzata in tre moduli: un modulo di psico-educazione, un modulo cognitivo e uno comportamentale. Entrambi i protocolli, individuale e di gruppo, prevedono otto incontri con cadenza settimanale, con eventuale prolungamento a cadenza più diluita nei pazienti che continuano ad avere difficoltà di sonno. Evidenze empiriche hanno dimostrato che i due trattamenti producono risultati simili in termini di efficacia.
La TCC-I può essere, dunque, considerata un intervento non farmacologico di grande valore per la pratica clinica, efficace per il miglioramento del benessere psicologico della persona e volto a ridurre la sintomatologia di altri disturbi ai quali spesso l’insonnia è correlata.

Per approfondimenti:

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