La voce della coscienza: basi neurali del senso di colpa interpersonale e dei comportamenti compensatori

di Emanuela Pidri
(a cura di Barbara Basile)

La colpa, in filosofia, è considerata “il sentimento morale prodotto dalla coscienza, ossia la voce interiorizzata di un’autorità morale” (Griswold, 2007). Essa rappresenta un’emozione sociale in quanto, in certe sue accezioni, protegge e migliora le relazioni sociali (Baumeister et al., 1994; Haidt, 2003) e impedisce alle persone di commettere azioni ingiuste (Chang et al., 2011).  Secondo autori come Blair & Kiehl (2006) l’assenza di questa emozione, caratteristica tipica degli psicopatici, favorisce atteggiamenti e comportamenti devianti ed immorali. Considerandola nella sua accezione più “morale”, Griswold (2007) mette in evidenza come essa possa stimolare un comportamento morale, pro-sociale e compensatorio/riparatorio. Negli ultimi quindici anni, diversi studi di neuroimaging hanno indagato i meccanismi neuronali alla base dell’elaborazione della colpa, nella sua forma generica, o considerandone alcune manifestazioni specifiche (i.e., colpa deontologica, altruistica/del sopravvissuto, interpersonale; Shin et al., 2000; Takahashi et al., 2004; Berthoz et al., 2006; Zahn et al., 2008; Basile et al., 2011).
In un recente studio di Risonanza Magnetica (MRI), Yu e collaboratori (2014), hanno somministrato ad un gruppo di individui sani delle sequenze di tipo funzionale e strutturale, durante lo svolgimento di un compito che prevedeva dei giochi interpersonali (i.e., dot-estimation task; Fliessbach et al., 2007). L’obiettivo era di indagare: I) le risposte neurali legate a una colpa di tipo interpersonale; II) il percorso neurale attraverso il quale l’attivazione associata al senso di colpa interpersonale si traduce in comportamenti di compensazione/riparazione; III) l’associazione tra aspetti anatomo-strutturali e indici relativi alla colpa interpersonale e ai comportamenti di compensazione. Ognuno dei 24 partecipanti (età media 22,0 anni; range di età: 19-24 anni; 11 femmine; laureati e studenti universitari; nessun disturbo psichiatrico, neurologico o cognitivo) è stato sottoposto, individualmente, a due sessioni di MRI funzionale durante le quali, insieme a tre complici, attraverso una rete intranet, partecipavano a vari cicli di un gioco interattivo. Tra i complici, almeno uno aveva lo stesso sesso del partecipante ed almeno uno era di sesso opposto. Durante la prima sessione il complice avrebbe ricevuto una stimolazione di dolore nelle tre seguenti situazioni: 1) il partner risponde erroneamente (definita come la condizione Partner_Incorrect), 2) solo il partecipante risponde erroneamente (Self_Incorrect), 3)  il partecipante ed il partner sbagliano (Both_Incorrect); mentre nella situazione in cui entrambe rispondono correttamente (Both_Correct), non vi era alcuna stimolazione dolorosa. Al partecipante è stata data la possibilità di scegliere di ricevere la stimolazione dolorosa, anziché infliggerla, col fine di studiare le caratteristiche del comportamento compensatorio. È stato ipotizzato che nella situazione Self_Incorrecct il partecipante, riconoscendosi responsabile e sperimentando senso di colpa, avrebbe deciso di ricevere la stimolazione dolorosa al posto del partner. Durante la seconda sessione fMRI di controllo, i partecipanti avevano il compito di valutare, su una scala a 9 punti (1 per nulla – 9 molto intensa), l’intensità delle emozioni di colpa, angoscia e paura esperiti nelle tre condizioni della sessione precedente, ipotizzando che l’intensità del loro vissuto fosse correlato con l’attivazione di specifiche aree cerebrali e con risposte fisiologiche consequenziali.
Per misurare la correlazione tra intensità del senso di colpa interpersonale e risposta neurale, è stata effettuata un’analisi GLM (general linear model; usando SPM8, Wellcome Trust Department of Cognitive Neurology, Londra, Regno Unito). I risultati comportamentali hanno mostrato che l’intensità della colpa nella condizione Self_Incorrect era maggiore rispetto a quella esperita nella Both_Incorrect; inoltre, va notato che la difficoltà del compito e il senso di responsabilità erano direttamente correlati alla colpa (Hoffman, 1982). In seguito, effettuando un’analisi di regressione (Wager et al., 2005), una iper-attivazione è stata osservata nell’Insula Bilaterale Anteriore (AI) e nella Corteccia Cingolata Mediale anteriore (aMCC) nella condizione Self_Incorrect (vs Both_Incorrect). Inoltre, l’intensità di attivazione in queste aree cerebrali era correlata con l’Indice di Compensazione ove per Indice di Compensazione si intende la correlazione positiva tra il volume della massa cerebrale di aMCC e la sensibilità individuale di esperire senso di colpa.
Tenendo conto dei dati funzionali, gli autori hanno indagato la correlazione tra l’Indice di Compensazione e il comportamento compensatorio. Da una Voxel-based Morphometry Analysis (VBM; con VBM toolbox, http://dbm.neuro.uni-jena.de/ VBM), è emerso che il volume della aMCC rappresentava un buon predittore del comportamento compensatorio. Individuate le risposte neurali legate alla colpa interpersonale e la base strutturale di quest’ultima, gli autori per rintracciare il percorso neurale attraverso il quale l’attivazione corticale data dal senso di colpa interpersonale si traduce in comportamenti di compensazione, hanno effettuato una Mediation Pathway Analysis (MEPM).  Partendo dall’idea che il senso di colpa interpersonale può essere concettualizzato come ansia da minaccia sociale, si è ipotizzato che sia la regione mesencefalica (deputata alla traduzione delle rappresentazioni di minacce sociali in risposte fisiologiche, Wager et al., 2009) a mediare la relazione tra l’elaborazione corticale della colpa interpersonale e le conseguenti risposte esperienziali-comportamentali. L’analisi, di fatti, ha mostrato che l’attivazione della regione mesencefalica mediava la relazione tra l’attivazione  della aMCC e la tendenza dell’individuo ad attuare comportamenti compensatori nella situazione Self_Incorrect, vs Both_Incorrect. Ovvero, più in generale, il senso di colpa interpersonale, intesa come emozione sociale, gioca un ruolo nella reciprocità delle relazioni interpersonali ed il nucleo mesencefalico funge da mediatore tra attività cerebrali e risposte del corpo.
Alla luce di quanto esposto, lo studio di Yu et al. (2014) mostra come  il sistema nervoso centrale elabori il senso di colpa interpersonale, connesso all’ansia da minaccia sociale, in rapporto a sentimenti di vergogna derivati dall’ idea che la propria immagine sia valutata negativamente (Fehr & Gächter, 2002) e che ne possa derivare una cattiva reputazione (Benedect, 1946). Le persone, sentendosi in colpa, tendono a minimizzare il disagio attuando comportamenti riparatori e pro-sociali, volti a ridurre i danni inflitti agli altri e, così, a ri-abilitare la propria immagine sociale. I dati di questo studio concorrono alla comprensione dei meccanismi neurali alla base della psicopatia, così come di comportamenti pro-sociali. Blair & Kiehl (2006)  mostrano che gli psicopatici si contraddistinguono per la dissociazione tra coscienza morale normale e comportamenti scorretti, immorali, ingiusti e disfunzionali, probabilmente dovuti ad alterazione delle funzioni svolte da AMCC e AI.

Articolo tratto da:

Yu H., Hu J., Hu L., Zhou X.,  (2014).  The voice of conscience: neural bases of interpersonal guilt and compensation. SCAN,  9, 1150-1158.

Riferimenti Bibliografici:

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