“Callous Unemotional”, quando un adolescente è insensibile

di Laura Pannunzi

La presenza dei tratti CU all’interno del Disturbo della Condotta può predire traiettorie evolutive per lo sviluppo di modelli di comportamento aggressivo e antisociale

È ormai ampiamente dimostrato che capacità personali quali riconoscere le proprie emozioni, comprendere lo stato emotivo altrui, controllare gli impulsi rimandando la gratificazione e tollerare le frustrazioni costituiscono la base per un buon adattamento e una buona salute mentale. Altresì comportamenti disadattivi, come ad esempio l’aggressività, sottendono elementi emotivi disfunzionali riconducibili sia a deficit specifici sia a stili interpersonali radicati nella personalità degli individui. Tali comportamenti assumono carattere di rilievo nei disturbi esternalizzanti in età evolutiva, in particolar modo nel Disturbo della Condotta (DC).
La caratteristica clinica principale del DC è, infatti, la sistematica e persistente violazione dei diritti dell’altro e delle norme sociali, con conseguenze molto gravi sul piano del funzionamento scolastico e sociale. Alla base dell’esordio precoce del DC, vi sarebbero due tipologie di problemi: uno che investe la regolazione delle emozioni e dei comportamenti, l’altro legato allo sviluppo della coscienza, contrassegnato da uno stile interpersonale detto “Callous Unemotional” (CU), vale a dire insensibile, non emotivo. Data la loro rilevanza, i tratti Callous Unemotional sono stati inseriti nel quinto Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V) tra i criteri per la diagnosi di un sottotipo specifico di disturbo della condotta, all’interno della categoria “Disturbi dal comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta”. Per rientrare in questo specifico indicatore, un bambino o un adolescente deve presentare un disturbo della condotta e deve aver mostrato negli ultimi dodici mesi almeno due delle seguenti caratteristiche in una o più relazioni sociali caratterizzanti la sua vita: mancanza di colpa o rimorso, mancanza di empatia, mancanza di preoccupazione riguardo le proprie performance in ambito scolastico o in altre attività rilevanti, affettività superficiale. Con lo scopo di predire lo sviluppo di questo stile interpersonale, Paul Frick, professore del dipartimento di psicologia dell’Università di New Orleans, ha messo a punto uno strumento diagnostico denominato “Inventory of Callous Unemotional Traits” (ICU), una rating scale composta da 24 item, progettata per fornire una valutazione globale dei tratti CU in cinque versioni: youth self-report, parent version, teacher version, parent version pre-school, teacher version pre-school. Le tre dimensioni di personalità indagate dal questionario sono: insensibilità, indifferenza e anemozionalità.
La differenza tra bambini e adolescenti con tratti CU e gli altri loro coetanei con disturbi esternalizzanti risiede in una aggressività proattiva, ossia premeditata, e strumentale, ossia finalizzata all’acquisizione di guadagni personali e al perseguimento del dominio sull’altro. A livello cognitivo, le caratteristiche di questi bambini e adolescenti includono una maggiore resistenza al cambiamento, una scarsa sensibilità ai segnali di punizione, la sottostima della probabilità di essere puniti per comportamenti a danno di altri, l’assunzione esplicita di valori antisociali in virtù dei quali l’aggressione è strumento accettabile per perseguire i propri scopi, la colpevolizzazione degli altri, l’enfasi sull’importanza di dominanza e la vendetta come modalità di gestione dei conflitti. Studi longitudinali hanno dimostrato come la presenza dei tratti Callous Unemotional possa predire traiettorie evolutive a prognosi sfavorevole, nelle quali i problemi comportamentali e, in particolare, le condotte antisociali tendono ad aumentare con il progredire dell’età, sino a proseguire in età adulta con condotte caratteristiche del “disturbo antisociale di personalità. Se ne deduce che intervenire su questi tratti il più precocemente possibile con un trattamento scientificamente provato, basato sul modello socio-cognitivo, può rappresentare la chiave di volta per ridurre la sintomatologia e prevenirne la cronicità.

Per approfondimenti:

Buonanno C. (2016),” I disturbi da comportamento dirompente, del controllo  degli impulsi e della condotta” in Isola L., Romano  G.,  Mancini F. (a cura di), Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza – Nuovi Sviluppi, Franco Angeli.

Frick P.J., Ray J.V., Thornton L.C., Kahn R.E. (2014), “Annual Research Review: A developmental psychopathology approach to under standing callous-unemotional traits in children and adolescents with serious conduct problems”, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 55, 6: 532-548.

Kimonis E., Frick P., Skeem J.L, Marsee M, Cruise K, Munoz L, Aucoin K.J., Morris A.S, (2008), “Assessing the Affective Features of Psychopathy in Adolescence: A Further Validation of the Inventory of Callous and Unemotional Traits” , International Journal of law and Psychiatry 31, 241-252

Lambruschi F., Muratori M. (2013), Psicopatologia e psicoterapia dei disturbi della condotta, Carocci, Roma.

American Psychiatric Association (2014). “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta editione. DSM-5.” Milano: Raffaello Cortina Editore.

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