Come cambia l’esperienza di condivisione

di Livia Colle

Il tempo passato insieme e il grado di conoscenza tra le persone possono rendere più intensa l’interazione umana

Alla base delle capacità d’interazione sociale degli esseri umani sembra esserci la tendenza alla reciprocità e alla condivisione. Questa fondamentale capacità è oggetto di grande interesse scientifico da parte di diversi ambiti di ricerca ma che cosa sia esattamente la reciprocità e la capacità di condividere non è ancora ben chiaro. A seconda dei domini di studio (dalle neuroscienze alla psicologia dello sviluppo, alla psicopatologia), il termine “condivisione” assume accezioni molto diverse che tuttavia fanno riferimento a qualcosa di molto simile.
Per capire meglio cosa accomuna e distingue le forme di reciprocità sociale, si possono immaginare due situazioni.
A una festa viene chiesto a due ragazzi che si conoscono solo di vista di dare una mano e di spostare insieme un tavolo nel giardino. Il tavolo è molto pesante e il terreno irregolare: i due ragazzi, avendo chiaro lo scopo comune e condiviso di portare il tavolo, spontaneamente monitoreranno i movimenti dell’altro e aggiusteranno la postura per rendere fluide e sincrone le loro azioni.
Nella seconda situazione, i due amici nella festa si rincontrano dopo parecchio tempo. Viene chiesto loro di dare una mano per trasportare un tavolo molto pesante e uno dei due, memore di un trasloco fatto insieme in passato, comincia a ironizzare sulla scarsa prestanza fisica dell’altro: lo provoca con tono giocoso, ostacolandone i movimenti nell’intento di farlo inciampare e dimostrargli che, come in passato, non ha il pregio dell’agilità. L’altro coglie divertito la provocazione dell’amico e risponde con piccoli movimenti scoordinati e pericolosi per contrattaccare e metterlo in difficoltà.
Due azioni apparentemente molto simili ma allo stesso tempo profondamente diverse da un punto di vista della condivisione. Entrambe le coppie condividono lo scopo dell’azione e anche il piano motorio con cui raggiungerlo. Ma la qualità e il livello di condivisione del secondo esempio si estende anche ad altri contenuti. In questo caso, infatti, i due agenti condividono la memoria e il riferimento da una precedente esperienza fatta insieme e l’insieme di conoscenze e ricordi condivisi costituisce una parte centrale dell’interazione tra i due, anche nel trasportare insieme un tavolo. Ma tra gli agenti del secondo esempio è rintracciabile anche un altro risvolto della capacità di condividere: una piacevole sintonia emotiva. Il riferimento al ricordo condiviso offre, infatti, lo spunto per trasformare l’interazione da una semplice azione coordinata ad un scambio giocoso e ironico.
Confrontando le due situazioni emerge come una condivisione semplice e di breve durata si possa trasformare, con l’aggiunta di altri ingredienti quali il tempo, le esperienze passate insieme o la condivisione di emozioni, in un’esperienza di scambio e reciprocità qualitativamente molto diversa, dove gli agenti mettono in condivisione tra loro anche parte dei loro stati mentali. Proprio queste dimensioni, umane e soltanto umane, sembrano fare la differenza tra diversi livelli di condivisione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.