“Voglio guarire, ma non ci riesco!”

di Angelo Maria Saliani

Trappole e paradossi nel trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo

Da qualche decennio, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è in grado di proporre soluzioni efficaci per il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Se una persona affetta da questo disturbo facesse quanto indicato dai protocolli terapeutici, avrebbe alte probabilità di guarigione o di un miglioramento significativo. Eppure, in un numero non trascurabile di casi, il paziente ossessivo non aderisce pienamente ai protocolli di intervento. Perché? Le risposte nelle quali ci si imbatte in ambito psicologico e psicoterapico lasciano spesso irrisolti molti punti del problema. Si va da un generico ricorso al concetto di resistenza, a ipotetici vantaggi secondari del disturbo, all’aggressività passiva nei confronti del terapeuta, fino all’immancabile suggestione del desiderio sotterraneo di non guarire.
Ma è davvero così? Chiunque abbia familiarità con il DOC sa che chi ne soffre paga, in termini esistenziali, un prezzo molto alto e sarebbe ben felice di liberarsi del disturbo. Già, ma allora perché a volte il paziente ossessivo sembra non agevolare il processo terapeutico? Una delle tesi più accreditate nel mondo della CBT afferma, sulla base di prove scientifiche, che il DOC nasce dal timore di risultare colpevolmente irresponsabili. Sulla base dell’osservazione clinica possiamo inoltre affermare che il paziente ossessivo appare come una persona soprattutto preoccupata, timorosa, dubbiosa, prudente, ma di certo non aggressiva. I timori legati alla responsabilità e alla colpa non determinano solo i sintomi propriamente detti, quelli per cui si è chiesto aiuto professionale, ma possono operare in molti ambiti della vita della persona ossessiva, anche nel setting della sua psicoterapia. Possono cioè intervenire anche nel momento in cui il soggetto riflette sulla propria esperienza terapeutica e sulla relazione con il terapeuta. Così può accadere che nella fase iniziale di un trattamento, gran parte degli atteggiamenti che ostacolano o bloccano l’esplorazione del problema nascano dall’onere percepito di fornire in seduta una spiegazione perfetta dei propri sintomi (onde evitare errori o omissioni imperdonabili) o di proteggersi dal giudizio morale del terapeuta, di prevenire il rischio di offendere il terapeuta o quello di pronunciare parole tabù, che renderebbero magicamente più probabile l’avverarsi di scenari catastrofici. Nella fase più avanzata dell’intervento terapeutico, possono comparire facilmente il timore di esporsi colpevolmente a indicazioni incaute del terapeuta, oppure il timore ossessivo di applicarle male o il timore di aderire a indicazioni tecnicamente corrette ma moralmente dubbie. In fase di chiusura del trattamento, possono infine intervenire il timore di non avere ancora ottenuto una guarigione completa e definitiva o di avere pericolosamente e colpevolmente sottovalutato l’analisi di una causa più “profonda” del disturbo e la conseguente esigenza di prolungare in modo indefinito la durata del trattamento. In tutti questi casi, le valutazioni del paziente sembrano funzionali alla tutela dello scopo di prevenire l’errore, la negligenza, l’imprudenza, il danno, l’inosservanza, l’incompletezza, l’accusa, la colpa. In tutti questi casi da tali valutazioni derivano riserve, dubbi, timori che complicano o bloccano il processo terapeutico. Non per ostilità verso il terapeuta, non perché “vantaggioso”, non per l’improbabile volontà di non guarire, ma per paura.la-mente-ossessiva-2422
Come illustrato nel libro “La mente ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo”, a cura di Francesco Mancini, individuare la trappola, segnalarla, darle un nome, condividerne il funzionamento validando i vissuti del paziente, far emergere con atteggiamento socratico le analogie esistenti tra la trappola e gli altri sintomi ossessivi, considerare i costi procurati dalle modalità ossessive che determinano la trappola contemplando il diritto di abbandonarla, potrà in molti casi risolvere lo stallo occorso durante la terapia.

Per approfondimenti:

Saliani A.M. e Mancini F., (2016). Trappole durante il trattamento: credenze e scopi che le determinano e soluzioni. In Mancini F. (a cura di) La mente ossessiva, Parte II, cap. XXII, Raffaello Cortina, Milano.

Saliani A.M. e Mancini F. (2012).  Il paziente ossessivo: rappresentazioni relative all’intervento di aiuto ed impasse terapeutiche. Cognitivismo Clinico, Vol. 9.2/2012.

 

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