Cosa hanno in comune le psicoterapie per il PTSD?

di Graziella Pisano

Negli ultimi trent’anni, il campo della ricerca inerente la pratica clinica correlata ad eventi traumatici si è doviziosamente sviluppato e le psicoterapie rivolte al disturbo da stress post-traumatico sono divenute molteplici; pare interessante valutarne le componenti specifiche e definirne i punti in comune, importanti per il successo terapeutico. Nonostante le differenze, riscontrabili in termini di tempistiche, ordine cronologico nell’affrontare gli aspetti importanti e l’enfasi su alcuni elementi piuttosto che altri, è possibile estrapolare le componenti che in qualche misura permeano tutte le psicoterapie prese in esame. Di seguito esposti i punti in comune con, accanto a ciascuno, la psicoterapia che su esso si focalizza in misura particolare.

Psicoeducazione, allo scopo di ottimizzare la cooperazione del paziente e prevenire le ricadute. La Brief Eclectic Psychotherapy for PTSD (B.P.R. Gersons) è un trattamento che prevede che il paziente riceva la psicoeducazione in presenza di una persona di fiducia, ad essa seguono esposizione immaginativa e conferimento di significato all’evento traumatico.

Regolazione emotiva e strategie di coping, alcune terapie prevedono strutturazioni specifiche in tal senso; in altre terapie questo aspetto costituisce un elemento implicito di lavoro. La STAIR Narrative Therapy (Terapia narrativa con skills training per la regolazione emotiva e comportamentale) (M. Cloitre) considera l’incremento della regolazione emotiva un elemento essenziale della terapia, insieme al conferire significato agli eventi traumatici ed alla psicoeducazione.

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Esposizione immaginativa, è presente in praticamente tutte le psicoterapie evidencebased. Secondo l’EMDR Therapy (F. Shapiro) le memorie traumatiche sono memorizzate in modo disfunzionale; la terapia è costituita da otto fasi e l’elemento distintivo di tale tecnica consiste nel fatto che le sessioni di esposizione immaginativa sono associate a movimenti oculari bilaterali che fungono da compito distrattivo allo scopo di ridurre l’arousal entro la “finestra di tolleranza”.

Elaborazione cognitiva, sottoforma di ristrutturazione cognitiva oppure come attribuzione di significato agli eventi traumatici. La Cognitive Processing Therapy (P.A. Resick) si focalizza in particolar modi sul metodo socratico, ogni discussione sul trauma costituisce un’esposizione alla memoria evitata.

Emozioni, sono alla base di ogni psicoterapia, riguardo il trauma si pone particolare enfasi sul circolo della paura. La Prolonged Exposure Therapy (E. B. Foa) si basa sulla teoria dell’elaborazione emotiva, lo scopo principale è disconfermare le cognizioni negative. E’ costituita da due componenti: I, la ripetizione rivisitata delle memorie traumatiche, seguita da 15-20 minuti di elaborazione cognitiva. II,esposizione in vivo alle situazioni evitate.

Elaborazione delle memorie, la riorganizzazione delle funzioni di memoria e la creazione di una coerente narrativa del trauma appaiono elementi centrali nel trattamento del trauma. La Narrative Exposure therapy (T. Elbert, M. Schauer, F. Neunert) prevede che i pazienti costruiscono cronologicamente la loro storia di vita riportando in dettaglio le esperienze traumatiche corredate da sensazioni,emozioni, pensieri; collocandole nel passato. Sono inoltre incoraggiati a richiamare esperienze positive come aver ricevuto cure o successo sociale, per favorire lo sviluppo di risorse cognitive.

Caratteristiche importanti del terapeuta: empatico, non giudicante,capace di fornire sicurezza.

La Terapia cognitiva (A. Ehlers) include cinque fasi permeate essenzialmente da tutti i punti sopra individuati: I- sviluppare una formulazione del caso utile a definire gli obiettivi della terapia(psicoeducazione ed attenzione alle emozioni); II- accedere alle memorie traumatiche; III- rivivere l’esperienza traumatica(esposizione immaginativa); IV- eliminare i comportamenti e le elaborazioni cognitive disfunzionali (elaborazione cognitiva e strategie di coping); V- ricostruire attività e contatti sociali.

Bibliografia:

Schnyder U., Ehlers A., Elbert T., Foa E. B., Gersons B. P. R., Resick P. A., Shapiro F., Cloitre M. Psychotherapies for PTSD: what do they have in common?.European Journal of Psychotraumatology 2015, 6: 28186.

Cloitre, M., Cohen, L. R., Koenen, K. C., & Han, H. (2002). Skills training in affective and interpersonal regulation followed by exposure: A phase-based treatment for PTSD related to childhood abuse. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 70(5), 1067_1074.

Elbert, T., Schauer, M., & Neuner, F. (2015). Narrative Exposure Therapy (NET)*Reorganizing memories of traumatic stress, fear and violence. In U. Schnyder &M. Cloitre (Eds.), Evidence based treatments for trauma-related psychological disorders: A practical guide for clinicians (pp. 229_253). Switzerland: Springer.

Ehlers, A., & Clark, D. M. (2000). A cognitive model of posttraumatic stress disorder. Behaviour Research and Therapy, 38, 319_345. doi: 10.1016/s0005-7967(99)00123-0.

Foa, E. B., & Cahill, S. P. (2001). Psychological therapies: Emotional processing. In N. L. Smelser & P. B. Bates (Eds.), International encyclopedia of the social and behavioral sciences (pp. 12363_12369). Oxford: Elsevier.

Gersons, B. P. R., & Schnyder, U. (2013). Learning from traumatic experiences with brief eclectic psychotherapy for PTSD. European Journal of Psychotraumatology, 4, 21369, doi: http:// dx.doi.org/10.3402/ejpt.v4i0.21369

Liotti G., Farina B., Sviluppi traumatici. Raffaello Cortina Editore.

Resick, P. A., Galovski, T. E., Uhlmansiek, M. O., Scher, C. D., Clum, G. A., & Young-Xu, Y. (2008). A randomized clinical trial to dismantle components of cognitive processing therapy for posttraumatic stress disorder in female victims of interpersonal violence. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 76(2), 243_258. doi: 10.1037/0022-006X.76.2.243.

Shapiro, F. (2001). Eye movement desensitization and reprocessing: Basic principles, protocols, and procedures (2nd ed.). New York: Guilford Press.

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