Viaggio nella consapevolezza

di Antonella D’Innocenzo

La pratica meditativa della mindfulness insegna che dentro ogni ferito c’è un guaritore, una parte di interezza sempre accessibile

Qual è l’esperienza di una persona e di un gruppo di persone che si addentra nella pratica di consapevolezza?

Saki Santorelli, uno dei padri fondatori, insieme al biologo statunitense Kabat-Zinn, del programma di riduzione dello stress MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) alla clinica del Massachusetts, lo illustra nel suo libro “Guarisci te stesso”, edito da Raffaello Cortina Editore nel 2015.
Con acute doti espressive e una capacità di incarnare pienamente la presenza di cui parla, offre al lettore l’opportunità di cogliere la potenza trasformativa della pratica di meditazione e quella curativa della relazione basata sulla consapevolezza.
A questo sentire, si mescolano accurate indicazioni per diverse forme strutturate di pratiche meditative e importanti chiarificazioni su temi molto discussi. La pratica meditativa della  mindfulness, ad esempio, viene mostrata in tutta la sua essenza relazionale: non è un ripiegamento su se stessi ma un ascoltarsi e aprirsi agli altri, ed è proprio “la mera volontà di venirsi incontro, al cuore delle proprie forze, delle proprie debolezze, l’agente della vera trasformazione”.
Il volume conduce attraverso un viaggio di otto settimane insieme con persone che approdano alla clinica dello stress con l’intenzione di esplorare questo territorio; nel loro bagaglio portano storie, motivazioni, aspettative e desideri simili e diversi, chiari e confusi. Sulla barca ci sono i pazienti e c’è chi cura: tutti condividono quella condizione umana che a volte è dolorosa e a volte poco onorevole, tutti sono più o meno disposti a navigare dentro e fuori di sé, sono capaci di entrare in relazione con gli altri o intenzionati a imparare a farlo.

La lettura favorisce il riconoscimento del fatto che si è tutti feriti e, al tempo stesso, tutti integri; che dentro ogni guaritore c’è un ferito e che dentro ogni ferito c’è un guaritore, una parte di interezza che si può contattare, sempre accessibile.
Paziente e terapeuta appartengono ad entrambe le condizioni e, seppur nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è l’alleanza che scaturisce da questa consapevolezza a funzionare come un vero e proprio farmaco capace di alleviare disagi e sofferenze che appesantiscono le esistenze umane.

Ecco alcune indicazioni del percorso:

  1. “Non voltare la testa, semplicemente sii presente”: investigare profondamente qualunque cosa si trovi davanti, osservare da vicino quello che non si vorrebbe vedere è il primo ingrediente essenziale della pratica della mindfulness. L’autore accompagna il lettore a percepire cosa accade, a cosa porta questa attitudine e in quale modo poterla coltivare.
  2. “Mente quieta, cuore aperto”: le qualità di una mente quieta sono la spaziosità e la chiarezza, il cuore aperto è tenero, caldo e fluido. Queste caratteristiche permettono di sentire in profondità e di agire con saggezza, anche quando significa non fare nulla.
  3. “Lavorare con una mente che traccia i confini”: attenuare l’abitudine alla separazione, scoprire la connessione con gli altri e abbattere la barriera al senso di appartenenza. L’autore spiega cosa può accadere quando si sviluppa l’intenzione di coltivare il desiderio di aprirsi a questo momento, a questa persona, a questo disagio.

Viene distrutto, così, un senso di “sé” che si tende costantemente a proteggere, terrorizzato dalle ambiguità delle incertezze, dal caos racchiuso nel vivere e nell’essere d’aiuto. Emerge quindi “una conoscenza profonda di noi stessi”: “iniziamo a vivere pienamente nel mondo senza troppa protezione. I nostri fardelli si alleggeriscono, sorge un senso di benessere, fiorisce una sollecitudine a essere di aiuto a questo mondo perché scopriamo che siamo capaci di mantenere aperti e coinvolti i nostri cuori”.

 

 Per approfondimenti:
Saki  Santorelli “Guarisci te stesso, lezioni di mindfulness”, Raffaello Cortina Editore, 2015

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