Alzheimer e training cognitivo

di Simone Migliore

Il training cognitivo è di peculiare importanza sia come trattamento preventivo dei disturbi di memoria sia come meccanismo che consente di rallentare i sintomi in soggetti con diagnosi di Alzheimer

Cancellazione di lettere, memorizzazione di una lista di parole, denominazione di figure sono alcuni tra i numerosi esercizi utilizzati per rallentare il decorso dei sintomi cognitivi correlati all’Alzheimer. Numerose ricerche hanno dimostrato che questo trattamento non farmacologico è efficace nel 70% dei pazienti in quanto, oltre a consentire di mantenere e rallentare significativamente le difficoltà cognitive, ha un effetto benefico anche sui disturbi comportamentali (per esempio: depressione, irritabilità, etc.).

Tale programma di allenamento mentale (“training cognitivo”) è un’innovazione nel campo delle terapie contro le demenze poiché non ha effetti collaterali o controindicazioni ed è altamente personalizzabile con esercizi specifici per il singolo caso.

Il programma include l’apprendimento di tecniche mnemoniche, di concentrazione e di orientamento, strategie per ricordare eventi e appuntamenti, l’utilizzo strategico di liste, calendari e agende. Una parte del programma è costituita anche dai passatempi più comuni come le parole crociate, le carte o il sudoku. In quest’ottica è importante anche il supporto dei familiari, cui l’esperto fornisce una serie d’istruzioni per applicare nella vita quotidiana gli esercizi eseguiti in seduta.

Un approccio che si è dimostrato efficace anche per quanto riguarda la prevenzione della malattia: nei soggetti con lievi difficoltà di memoria e di concentrazione – trattasi di una forma pre-clinica di Alzheimer chiamata Mild Cognitive Impairment (Deficit cognitivo lieve) – si è visto che l’allenamento mentale posticipa l’esordio della patologia in quasi il 50% dei soggetti.

Ma il training cognitivo ha altresì un effetto benefico sulla percezione soggettiva delle difficoltà di memoria con evidenti ricadute positive sul piano psicologico (umore, livello di stress, benessere percepito, etc.).

In Italia si stima che le demenze colpiscano oltre un milione di persone, e di queste circa 600.000 soffrano della forma più diffusa, la malattia di Alzheimer.

Le demenze sono oramai un problema di sanità pubblica e lo saranno sempre di più nei prossimi anni col progressivo invecchiamento della popolazione.

Obiettivo primario deve essere quello di educare le persone, sin dalla prima età adulta, a mantenere uno stile di vita fisicamente e mentalmente attivo anche nello svolgimento delle semplici attività della vita quotidiana, non smettendo mai di incuriosirsi, studiare e allenarsi.

Per approfondimenti:

Giuli C, Papa R, Lattanzio F, Postacchini D. The Effects of Cognitive Training for Elderly: Results from My Mind Project. Rejuvenation Res. 2016 Apr 8

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