Montagne russe tra luce e ombra: il Disturbo Bipolare

di Emanuela Pidri

Depressione e mania possono essere considerate come due facce della stessa medaglia

La vita di ogni individuo è scandita da periodi contraddistinti da entusiasmo, energia e felicità, alternati a periodi di stanchezza, noia e apatia. Questi cambiamenti di solito sono fisiologici e non interferiscono con la vita quotidiana dell’individuo. Ma cosa succede se si indossano delle lenti che colorano il mondo di nero rendendolo privo di senso e subito dopo rendono i colori eccessivamente brillanti tanto da far apparire tutto incredibile e possibile? La vita delle persone affette da Disturbo Bipolare è caratterizzata da un’alternanza ricorrente di stati d’animo estremi. Loro vivono costantemente sulle montagne russe: grandi picchi di entusiasmo, eccitazione, euforia (mania) ed abissi senza fine di disperazione, vuoto, tristezza (depressione). La transizione da uno stato emotivo all’altro può essere innescata da circostanze impreviste, da forte stress o da eventi di vita negativi che aumentano il rischio di episodi depressivi o eventi positivi che possono condurre a sintomi maniacali, ipomaniacali e a comportamenti a rischio. Il contesto familiare, l’educazione e la genetica giocano, inoltre, un ruolo importante nel determinare l’esordio della patologia ed il suo decorso.

Riprendendo la teoria di Freud in base alla quale la mente dell’uomo funge da magazzino di desideri repressi, Jung nel suo libro “Red Book” sottolinea come la vita mentale sia contraddistinta da un lato oscuro che può essere estremamente spaventoso: “mania ed ipomania consentono di non essere più spettatori passivi degli incubi nella nostra testa, noi diventiamo partecipanti eccitati dei nostri inferni personali”. Il lato solare della mania è riconducibile a maggiore energia e ridotto bisogno di sonno; alta fiducia in se stessi, ottimismo e progettualità per il futuro; maggiori relazioni sociali date dall’eccessiva loquacità e minore timidezza. Il “lato oscuro”, invece, si caratterizza da una vita errabonda con relazioni interpersonali instabili; comportamenti economici superficiali; condotte a rischio (guida imprudente, promiscuità sessuale, uso e abuso di alcool, sigarette, caffè e droghe), elevata irritabilità, impazienza e impulsività.

Appare chiaro che la terapia farmacologica da sola, non dà ai pazienti l’opportunità di imparare le abilità per fronteggiare gli “stressor” psico-sociali che possono scatenare gli episodi sintomatici. La Psicoterapia Cognitiva- Comportamentale (CBT) persegue l’obiettivo psicoeducativo di fornire informazioni al paziente e ai familiari sul Disturbo Bipolare e sul trattamento farmacologico, riconoscendo precocemente, in questo modo, i segnali d’allarme e le credenze disfunzionali. Per migliorare a lungo tempo l’esito della terapia e ridurre la probabilità di ricadute, la CBT prevede che il paziente acquisisca abilità di “problem-solving”, vale a dire capacità di regolazione emotiva e strategie adattive di fronteggiamento degli “stressor” psico-sociali.

Una terapia integrata (terapia farmacologia combinata con psicoterapia), quindi, migliora notevolmente la prognosi e permette all’individuo di sperimentare un senso di potere personale che incide sul miglioramento della propria qualità di vita. Anche se non esiste un trattamento definitivo, i pazienti bipolari se trattati adeguatamente, possono vivere una vita normale, limitando le interferenze della malattia nel loro funzionamento psico-fisico.

Per approfondimenti:

Jung C. G. (2010).  Il Libro Rosso. Bollati Boringhieri

Longo S., Tronci A.,  Saccomandi F., Carrozzo D. (2011). Lo “Spettro” Bipolare. Giovanni Fioriti Editore

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