Autismo e alessitimia: un problema di integrazione sensorimotoria

di Alessandra Mancini

Evidenze di una ridotta attività delle aree motorie in seguito alla lettura di parole astratte di emozione in individui con un disturbo dello spettro autistico

La difficoltà nell’espressione e nella comprensione del linguaggio delle emozioni è un tratto distintivo dei disturbi dello spettro autistico (DSA). Tale difficoltà fa parte di un deficit, più generale, di rappresentazione dei propri e altrui stati interni, presente sia al livello verbale sia al livello non verbale. Infatti, gli individui con DSA hanno difficoltà a rispondere in maniera appropriata e a imitare le espressioni facciali altrui. Inoltre, “l’alessitimia”, ovvero l’incapacità di identificare e descrivere verbalmente le emozioni, prevale in questa popolazione rispetto alla popolazione con uno sviluppo “tipico”. Tuttavia le cause di tale disturbo del linguaggio affettivo sono ancora oggetto di dibattito.
Secondo Lombardo e Baron-Cohen, esperti di questo disturbo, il deficit nella rappresentazione delle proprie emozioni ridurrebbe l’abilità di usare se stessi per “simulare” la vita mentale e emotiva degli altri.
Il ruolo della “simulazione” delle operazioni mentali a livello cerebrale ha ricevuto abbondanti prove empiriche. Molto nota è, per esempio, la teoria dei neuroni specchio, sviluppata da alcuni ricercatori italiani inizialmente nel campo della “cognizione motoria”, la comprensione dell’intenzionalità delle azioni altrui. Questi ricercatori hanno suggerito che lo scopo dei movimenti altrui viene compreso simulando tali movimenti nel sistema motorio di chi osserva. La coincidenza del movimento (per esempio allungare la mano con una certa angolazione) con le conseguenze osservate dell’azione (bere), consente di creare delle rappresentazioni che potranno essere riutilizzate per future operazioni cognitive e interazioni sociali. Le aree sensoriali e motorie che corrispondono a tali rappresentazioni hanno mostrato una minore attività in individui con DSA che, per comprendere il significato di un’azione propria o altrui, sembrano basarsi più su strategie inferenziali che su indizi motori.
Così come l’attivazione dei circuiti sensorimotori sembra giocare un ruolo importante nella comprensione del significato di un’azione, un recente studio (già descritto qui: link) ha mostrato il loro coinvolgimento anche nell’elaborazione delle parole di emozione come “paura”, “gioia”, “tristezza”, in un campione di partecipanti con sviluppo nella norma. Data la presenza di un deficit motorio precoce nell’autismo, gli stessi autori hanno ipotizzato che l’alessitimia mostrata in questo disturbo sia correlata a una minore attivazione delle aree motorie durante la percezione di parole di emozione.
Per indagare questa ipotesi i ricercatori hanno confrontato le risposte di attivazione cerebrale di un campione di partecipanti con sviluppo nella norma e di un campione di individui con DSA (sindrome di Asperger), durante la lettura silenziosa di parole astratte di emozione, di verbi astratti senza connotazione emotiva e di nomi di animali. I partecipanti con DSA hanno mostrato un’attivazione ridotta delle aree motorie e di quelle limbiche in risposta alla lettura di parole di emozione, ma non delle altre categorie di parole. Inoltre, il grado di attivazione delle aree motorie, evocato dalle parole di emozione, diminuiva all’aumentare del numero dei tratti autistici.
Secondo gli autori, il collegamento tra l’emozione e il suo simbolo (la parola) viene appreso in infanzia attraverso l’azione, quando le espressioni facciali e i gesti (altrui e propri) vengono abbinati alla percezione della parola. L’attivazione delle aree motorie rifletterebbe questo processo, durante il quale la parola viene anche associata allo stato interno che descrive, in linea con l’attivazione delle aree limbiche nei partecipanti con sviluppo tipico. Tuttavia, nei DSA, la precoce comparsa di deficit motori potrebbe portare a una mancata integrazione dell’informazione sensoriale, motoria e affettiva, sfociando nell’impossibilità di utilizzare se stessi per simulare l’azione (emotiva) altrui e quindi nell’alessitimia.

Per approfondimenti:

Moseley, R., Shtyrov, Y., Mohr, B., Lombardo, M.V., Baron-Cohen, S. and Pulvermuller, F., 2015. Lost for emotion words: what motor and limbic brain activity reveals about autism and semantic theory. Neuroimage, 104, 413-422.

Lombardo, M.V., Baron-Cohen, S., 2011. The role of the self in mind blindness in autism. Conscious. Cogn. 20 (1), 130–140.

Cattaneo, L., Fabbri-Destro, M., Boria, S., Pieraccini, C., Monti, A., Cossu, G., Rizzolatti, G., 2007. Impairment of actions chains in autism and its possible role in intention understanding. Proc. Natl. Acad. Sci. 104 (45), 17825–17830.

 Moseley, R., Carota, F., Hauk, O., Mohr, B. and Pulvermuller, F., 2012. A role for the motor system in binding abstract emotional meaning. Cerebral Cortex, 22, 1634-1647.

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