L’ossitocina è davvero l’ormone dell’amore?

di Mauro Giacomantonio

L’ossitocina favorisce la cooperazione con i membri del proprio gruppo ma innesca il conflitto con gli esterni

Spesso si sente definire l’ossitocina come l’ormone dell’amore. Ma cosa significa? E sarà proprio vero? L’ossitocina è un ormone prodotto nell’ipotalamo e ha diverse funzioni per l’organismo. Ad esempio, durante il travaglio, l’ossitocina può favorire le contrazioni.
Sul piano comportamentale, molti studi hanno riscontrato che l’ossitocina spinge ad aiutare gli altri, ad avere fiducia in loro, e a essere più generosi e fiduciosi nel prossimo. Da qui la definizione “ormone dell’amore”.
Recenti studi, però, hanno evidenziato una realtà più complessa e sfaccettata. Per comprenderla bene, si può immaginare una gatta che ha appena partorito una cucciolata. La gatta sarà sicuramente affettuosa e premurosa verso i suoi piccoli, ma anche molto aggressiva nei confronti degli estranei che potrebbero minacciarli. L’essere diventata madre non renderà la gatta più amorevole in modo incondizionato, ma solo più protettiva, anche se questo dovesse significare attaccare ferocemente un altro animale o un uomo.
Qualcosa di simile accade all’essere umano per effetto dell’ossitocina: quando viene somministrata, attraverso uno spray nasale, le persone diventano più cooperative con i membri del proprio gruppo. Questo, data la rosea fama di “ormone dell’amore”, non stupisce. Tuttavia, con i membri di altri gruppi, l’ossitocina tende a innescare comportamenti più aggressivi, volti a danneggiare attivamente l’altro anche se questo dovesse implicare un costo per sé. Proprio come la gatta che attacca un altro gatto, o peggio un cane, per proteggere la cucciolata. Alcuni studi hanno direttamente dimostrato che l’ossitocina spinge a essere disonesti e meno cooperativi verso persone esterne per proteggere i membri più deboli del proprio gruppo. Queste ricerche, quindi, forniscono informazioni preziose sul ruolo dell’ossitocina e inducono a una riflessione più generale sul comportamento umano e la sua relazione con la biologia.
Spesso ci si lascia affascinare dalla possibilità di spiegare comportamenti complessi con molecole semplici. In altre parole, si cerca di far corrispondere intere categorie di comportamenti, emozioni o pensieri ad alcune molecole (ormoni, neurotrasmettitori, farmaci). La cosa è attraente, perché fa pensare di poter modificare il comportamento aggiungendo o eliminando queste sostanze, quasi come si trattasse di una ricetta di cucina. In verità, questo modo di vedere le cose porta a sottovalutare l’importanza di altri fattori. L’ossitocina, ad esempio, non serve a rendere tutti più (insensatamente) amorevoli, ma aiuta a essere più pronti nel perseguire uno scopo fondamentale che caratterizza l’essere umano dall’alba dei tempi: proteggere il proprio gruppo.

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