L’importanza della solitudine e la trappola dell’Isolamento

di Caterina Parisio

 Un tavolo d’incontro tra Aristotele, Paul McCartney e John Cacioppo

L’uomo è un animale sociale”, sentenziava Aristotele, e a distanza di oltre due millenni, i Beatles cantavano la malinconia triste e solitaria di “Eleanor Rigby”, che muore nell’indifferenza generale dopo aver passato la vita a raccogliere riso e felicità.

È l’inizio del 2015, invece, quando Marzia, Federico e Lucio decidono di raccontare le loro storie di solitudine.

“Forse le voci non sono altro che la traccia della mia solitudine”, dice Marzia; “Io sono sempre stato un ragazzo timido, chiuso, solo. Non ho mai avuto amici e da quando sto male le cose vanno sempre peggio”, confessa Federico. Lucio fa dell’isolamento l’unico modo per fronteggiare il dolore e la vergogna provata quando “quei pensieri strani mi si ficcano in testa”.

Un fenomeno, quello della solitudine, che sembra essere entrato a pieno titolo tra le condizioni maggiormente caratterizzanti la società e, dopo Aristotele e i Beatles, pone diversi interrogativi dinnanzi a addetti ai lavori e non.

Fondamentale cominciare a fare un distinguo terminologico tra i concetti, molto spesso usati in maniera interscambiabile, di solitudine, isolamento e ritiro.

La solitudine, intesa come ricerca di senso, usata per sfuggire dallo stress della quotidianità, sede per la creatività, è una delle strutture fondamentali della vita. Ogni esperienza di solitudine ha una sua dimensione psicologica e umana, delle caratteristiche che la contraddistinguono dal ritiro, che con la solitudine non ha nulla a che fare se non l’apparente allontanarsi dagli altri e dal mondo, e l’apparente dissolversi dalle relazioni interpersonali. La solitudine, inoltre, è definita dalla relazione con l’altro, cosa che non avviene nell’isolamento e nelle forme di ritiro sociale: si continua a essere aperti al mondo delle persone e delle cose e, anzi, al desiderio, alla nostalgia di mantenersi comunque in una relazione significativa con gli altri; si continuano a realizzare valori personali e comunitari, sia pure in modi diversi da quelli che si attuano nella vita quotidiana. Con l’isolamento e il ritiro sociale nelle sue forme più gravi, invece, ci si allontana dal mondo e ci si immerge in orizzonti di esperienze divorate dall’indifferenza e dall’impossibilità di un sentire comune; non si vuole, e talora non si è nemmeno più liberi di uscire da una condizione di radicale chiusura.

Un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) rivela che l’isolamento non rappresenta solo uno status sociale problematico ma un vero e proprio fattore di rischio per la salute, che aumenta il tasso di morte prematura del 14%.

Secondo John Cacioppo, psicologo dell’Università di Chicago e esperto in questa materia, l’isolamento sociale, in particolare negli adulti e negli anziani, scatena una serie di risposte psicologiche, dei segnali di stress, che da ultimo andrebbero a influenzare la produzione dei globuli bianchi.

Lo psicologo ha elaborato un metodo, chiamato “Ease method“, per uscire dalla “solitudine cronica” e non aggravare la proprua condizione. Ecco i quattro passi:

  1. Espandi te stesso: accettare alcuni inviti anche quando non se ne ha voglia.
  1. Elabora un piano d’azione: non basta rispondere a inviti a caso ma è utile assicurarsi che nella propria settimana ci siano abbastanza attività sociali da fare.
  1. Seleziona: è importante trascorrere del tempo con le persone giuste, che condividono, possibilmente, i propri interessi.
  1. Aspettati il meglio: più si riesce a scoprire buone qualità in sé stessi, più se ne rintracciano negli altri.

Provando ora a immaginare un’ipotetica discussione tra Aristotele, la sig.na Ribgy e Cacioppo, il filosofo sarebbe forse felice di ascoltare le ricerche dello psicologo di Chicago sulla solitudine e sull’importanza della socialità e chissà che, Paul McCartney, prendendo spunto dal metodo “Ease”, non avrebbe suggerito una fine migliore alla sua Eleanor Rigby.

Per approfondimenti:

Eugenio Borgna (2014), La solitudine dell’anima, Feltrinelli

Robert J. Coplan, Julie C. Bowker (2014), The Handbook of Solitude. Psychological Perspectives on Social Isolation, Social Withdrawal, and Being Alone, Wiley Blackwell

Steven W. Colea,b, John P. Capitanioc,d, Katie Chunc,d, Jesusa M. G. Arevaloa,b, Jeffrey Maa,b, and John T. Cacioppo (2015), Myeloid differentiation architecture of leukocyte transcriptome dynamics in perceived social isolation

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