“Dottore, lei riuscirà a curami?”

di Barbara Basile

 In che modo i pazienti mettono alla prova lo psicoterapeuta: dalla pratica clinica alla Control Mastery Theory

La Control Mastery Theory (CMT) di Joseph Weiss è un approccio terapeutico che integra teorie psicodinamiche e cognitiviste con altre idee esclusive. Nella spiegazione della psicopatologia, il modello della CMT attinge a concetti di tipo psicodinamico, perché pone una particolare enfasi sui processi mentali inconsci e sulle esperienze dell’infanzia, e a aspetti cognitivisti, perché considera il ruolo di credenze e convinzioni patogene irrazionali. Secondo Weiss, tutti questi elementi contribuiscono all’esordio e al mantenimento di un disturbo psichico e sono, quindi, il focus di intervento in psicoterapia. Inoltre, il progresso nella terapia dipenderebbe non tanto dalle specifiche tecniche utilizzate dal clinico, quanto dalla percezione di pericolo o di sicurezza che il paziente sperimenta all’interno del setting (o contesto) clinico. Per questo motivo, il terapeuta deve essere soprattutto attento nel monitorare e nel cercare di prevenire lo sviluppo di emozioni di pericolo, adattando sapientemente i propri interventi alle caratteristiche individuali e alle credenze specifiche della persona che ha di fronte. Le sensazioni di pericolo o minaccia possono derivare dalla presenza di convinzioni patogene inconsce che mettono il paziente in una condizione di allarme. Tali credenze si sviluppano all’interno della famiglia di origine, soprattutto nell’infanzia, e vengono ri-attivate anche nella stanza con il terapeuta, nel tentativo inconscio del paziente di disconfermarle. Weiss sostiene che una persona va in terapia con l’obiettivo di trovare il “suo migliore amico”, cioè qualcuno che disconfermi le credenze negative accumulate nella propria crescita, e che sia in grado di superare le “prove” orientate in tal senso. Il continuo tentativo del paziente di traslare le proprie esperienze infantili sul piano attuale trova risposta nell’attività del terapeuta, il cui compito è comprendere tali credenze patogene, nel disconfermarle e nel supportare il paziente a perseguire e raggiungere i suoi obiettivi di vita. Se il terapeuta supera il “test” iniziale, il paziente può sperimentare un’esperienza correttiva positiva rispetto alle proprie convinzioni e in questo modo riuscirà a sentirsi più al sicuro, potrà affidarsi maggiormente al professionista e affronterà meglio il percorso psicoterapico. Se, invece, il test fallisce, il paziente confermerà e rafforzerà ulteriormente le proprie convinzioni negative, si sentirà meno al sicuro o addirittura in pericolo e rischierà di abbandonare precocemente la psicoterapia. Il processo di “mettere alla prova” il terapeuta procede per tutto il corso della terapia, favorendo, ogni volta che il “test” viene superato, la ri-strutturazione cognitiva e la costruzione di un nuovo sistema di credenze che prende spunto dalle interpretazioni più positive e funzionali effettuate dal terapeuta.

Secondo Weiss, i test del paziente possono avvenire su diversi piani. Nel test di “transfert” il paziente si comporta con il terapeuta come si è comportato da bambino, traumatizzando o turbando i propri genitori; nel test di “capovolgimento da passivo in attivo”, il paziente sottopone al terapeuta i comportamenti che ha subito nell’infanzia e per cui è stato traumatizzato; infine, nei “test osservativi” l’individuo osserva in silenzio il comportamento, l’atteggiamento e i modi di fare del terapeuta per vedere in cosa egli è diverso dai genitori, per scoprirne le capacità e per verificare che egli non possieda le sue stesse credenze negative. Se il terapeuta supera le prove positivamente, il modello cognitivo del paziente viene disconfermato e può finalmente imparare un nuovo modello di reazione.

In sostanza, ogni individuo, inconsapevolmente, opera come uno scienziato che nelle proprie relazioni interpersonali, in quelle sentimentali così come in terapia, sottopone a conferma o falsificazione la propria teoria del mondo, con l’obiettivo di portare avanti il proprio “piano” di vita e realizzare i propri scopi.

Per approfondimenti:

Weiss e Sampson “Come funziona la psicoterapia”

Gazzillo “Fidarsi dei pazienti”

Comello “Control-Mastery Therapy as a Secure Attachment Relationship”

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