Come migliorare la vita delle persone affette da Alzheimer e dei loro familiari

di Simone Migliore

La terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi neuropsichiatrici delle persone con demenze e nell’aiutare i “caregiver” a gestire la malattia

La demenza di Alzheimer è una condizione clinica disabilitante caratterizzata da deficit cognitivi, perdita dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana e disturbi neuropsichiatrici.

In particolare, i disturbi neuropsichiatrici possono essere presenti sin dalle prime fasi della malattia: apatia, depressione, ansia e irritabilità con una prevalenza stimata di circa il 92%. In fase iniziale di malattia, quando cioè i disturbi cognitivi non hanno un impatto negativo significativo nello svolgimento delle attività del vivere quotidiano, si stima che circa il 50% dei pazienti presenti disturbi del comportamento.

Tali sintomi sono associati a un aumento di malattie concomitanti e a una ridotta qualità della vita, sia per il paziente sia per il “caregiver” (colui che si prende cura del malato). Peraltro, la presenza di sintomi neuropsichiatrici porta a una precoce collocazione in case di cura specializzate a causa, appunto, delle complicanze nella gestione al proprio domicilio; l’istituzionalizzazione porta, infine, a una riduzione della durata media della vita.

Interventi di tipo cognitivo-comportamentale si sono dimostrati efficaci sia sotto l’aspetto della riduzione della sintomatologia psichiatrica del paziente, sia per quanto riguarda l’effetto riscontrato sulla qualità di vita del caregiver, in quanto migliorano il suo umore, rendendolo più autonomo ed efficiente nella gestione di situazioni problematiche.

L’intervento terapeutico è basato su una prima fase di psicoeducazione in cui il familiare e il paziente vengono informati su alcune caratteristiche specifiche della malattia, in particolare sulle dinamiche che scatenano i disturbi comportamentali, e sulle conseguenze psicologiche che possono implicare. In un secondo momento, attraverso specifiche tecniche della terapia cognitivo-comportamentale, si lavora con il paziente sull’aumento delle attività piacevoli, sui pensieri disfunzionali che attivano determinati stati psicologici e su una revisione critica di alcuni momenti della propria storia di vita. Infine, si svolgono alcuni colloqui con il caregiver sia per aiutarlo a riconoscere e a gestire i comportamenti problematici attraverso l’utilizzo di specifiche strategie, sia per migliorare il suo stato psicologico tramite una migliore gestione dello stress e della regolazione delle proprie emozioni.

Un intervento di questo tipo sembra essere un trattamento promettente per la gestione delle problematiche comportamentali dei pazienti con demenza di Alzheimer in fase iniziale e può avere importanti ricadute positive anche sulla qualità della vita del familiare coinvolto nella cura e nella gestione della malattia.

Per approfondimenti:

Forstmeier S, Maercker A, Savaskan E, Roth T. Cognitive behavioural treatment  for mild Alzheimer’s patients and their caregivers (CBTAC): study protocol for a randomized controlled trial. Trials. 2015 Nov 17;16:526

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