Chi ha paura di volare?

di Alessandra Mancini

Importanza del carattere nello sviluppo dell’aviofobia

C’è chi sostiene che volare non sia naturale per l’uomo. È normale avere paura, specialmente durante episodi di turbolenza, dopotutto si sta sospesi in aria. Alcuni, però, sviluppano una vera e propria fobia. Come mai?

La paura di volare è una fobia specifica che tende a insorgere a seguito di eventi stressanti, positivi o negativi, che nulla hanno a che fare con essa e che costringono a riorganizzare il proprio modo di stare al mondo. Alcuni esempi sono un lutto o la nascita di un figlio, un abbandono o un trasferimento. Le circostanze stressanti della vita, tuttavia, non sempre sono sufficienti a scatenare l’aviofobia: la personalità è un ingrediente essenziale.

Emma ha 29 anni, è una ragazza dal carattere mite e gioviale. Ama le situazioni conviviali e ha molti amici. Non ama i conflitti perché sente di non essere in grado di gestirli; è spaventata dalle situazioni nuove, specialmente da quelle in cui deve dimostrare qualcosa a se stessa e agli altri. In questi frangenti, sentendosi estremamente insicura, di solito finisce per chiedere aiuto al suo fidanzato. La sua paura di volare coincide con la fine degli studi e l’incertezza sulle scelte professionali future.

Mario è un uomo di 37 anni molto determinato. Da alcuni anni ricopre una posizione di responsabilità all’interno di un’azienda in cui le sue capacità manageriali sono riconosciute e rispettate. Ama i viaggi in posti esotici ed è solito programmarli nel dettaglio. Mario ha una buona autostima ma non gli piace trovarsi in situazioni di incertezza in cui non ha pieno controllo sulle sue emozioni. La paura di prendere l’aereo insorge durante la gravidanza della moglie.

Emma e Mario stanno per affrontare dei cambiamenti. Come già affermato, però, per meglio comprendere i meccanismi su cui poggia la fobia del volo, bisogna identificare alcuni aspetti del carattere, influenzati dalla natura delle relazioni stabilite con le figure di attaccamento durante l’infanzia.

Emma, ad esempio, da piccola è stata iperprotetta sia dai pericoli interni sia da quelli esterni. Ogni volta che si trovava in una situazione di difficoltà, i genitori spaventati ne interrompevano l’esplorazione, fornendole indirettamente i seguenti messaggi: 1) il mondo è un posto pericoloso, 2) non sei abbastanza forte per affrontarlo da sola. Lo scenario che Emma teme di più è quello di trovarsi da sola a dover gestire una situazione nuova.

Mario, invece, da piccolo veniva lasciato a cavarsela da solo e quando si trovava in difficoltà e chiedeva aiuto, non solo la sua richiesta non veniva gratificata, ma il disagio del figlio provocava una forte angoscia nei genitori, che reagivano con ansia o addirittura con irritazione, veicolando i seguenti messaggi: 1) per sentirti sicuro te la devi cavare da solo, 2) le persone non sempre sono affidabili. Lo scenario più temuto da Mario è quello di trovarsi in una situazione di incertezza senza avere nessun controllo su di essa o sulle proprie emozioni.

Come si evince da questi esempi, l’aereo racchiude in sé tutte le caratteristiche adatte per far paura sia a Emma sia a Mario: è un mezzo di trasporto che porta verso situazioni nuove e spesso sconosciute, senza vie di uscita, sul quale non si ha controllo e che può esporre a emozioni spiacevoli e imprevedibili. L’identificazione da parte del paziente di come queste caratteristiche interagiscano con il proprio carattere è essenziale per la buona riuscita di una efficace terapia.

Per approfondimenti:

Luca Evangelisti, Mai più paura di volare, 2008

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