Chi soffre vuole guarire e ha un piano per farlo

di Angelo Maria Saliani

La psicopatologia e il processo terapeutico nell’ottica della Control Mastery Theory

L’affermazione che dà il titolo a questo breve articolo potrà suonare ovvia o ingenua. Se una persona soffre, vorrà certamente star meglio, penseranno molti. Già, ma perché a volte chi è in cura sembra resistere con tutte le pcmt_saliani_fotolia_132041283_xsroprie forze al cambiamento? Gli esseri umani sono guidati dal desiderio di stare bene o sono invece intimamente governati da spinte distruttive?
Per Joseph Weiss e Harold Sampson, psicoanalisti fondatori del San Francisco Psychotherapy Research Group (SFPRG) e padri della Control Mastery Theory (CMT), la risposta è chiara: ogni essere umano è naturalmente guidato dallo scopo di un buon adattamento alla propria realtà. Non solo: elabora, consciamente e inconsciamente, dei piani funzionali al proprio benessere. In altri termini, non solo gli esseri umani vogliono stare bene, ma in qualche modo sanno anche come perseguire e raggiungere il loro obiettivo. Già, ma perché alcune persone sembrano invece andare dritto verso l’infelicità?
Secondo gli autori, quando gli esseri umani si comportano in modo contrario al proprio benessere, ciò accade perché sono ostacolati da credenze patogene relative a se stessi e al proprio mondo interpersonale, sviluppate precocemente nel corso della propria storia allo scopo di adattarsi a una realtà relazionale traumatica. Possono, ad esempio, convincersi di non meritare amore, di non avere alcun valore, di dover rinunciare al proprio piacere per non far soffrire le persone care, etc. Tuttavia, sempre secondo la CMT, la presenza di credenze patogene non condanna irrimediabilmente alla sofferenza, perché gli esseri umani elaborano anche un piano che consenta di superare gli ostacoli e andare nella direzione dei propri obiettivi sani. Per realizzare tale piano devono, però, sentirsi al sicuro, devono cioè percepire che l’altro significativo (ad esempio, il terapeuta) sia dalla loro parte, che li legittimi e li incoraggi nel perseguimento del piano. E per accertarsi che l’altro sia disponibile e capace di accogliere il proprio piano, lo sottopongono, spesso inconsciamente, a dei test. I test a cui il terapeuta è sottoposto nel corso del trattamento sono di tre tipi: di transfert (a loro volta distinti in test di compiacenza e test di ribellione), di capovolgimento da passivo in attivo (il paziente tratta il terapeuta così come l’adulto o gli adulti traumatici della sua vita trattavano lui), e osservativi (il paziente si limita a osservare il terapeuta con la speranza di cogliere nel suo modo di essere elementi rassicuranti e compatibili con il proprio piano). Se il terapeuta supera i test, il paziente si sente al sicuro, la sua angoscia si attenua, la sua capacità di insight migliora e si assiste a un miglioramento del quadro complessivo. Individuare e formulare il piano del paziente già dopo le prime sedute favorirà il superamento dei test. Tale formulazione consta di cinque punti fondamentali: 1) identificare gli obiettivi sani del paziente, 2) identificare le credenze patogene che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi, 3) identificare i traumi del passato che hanno contribuito alla formazione delle credenze patogene, 4) ipotizzare gli insight che il paziente dovrà avere per andare nella direzione dei suoi obiettivi, 5) prevedere a quali test sarà sottoposto il terapeuta nel corso del trattamento.
Il libro di Francesco Gazzillo, membro dell’Italy Area Group della Society for Psychotherapy Research, di recente uscita e dal titolo molto evocativo “Fidarsi dei pazienti”, fornisce agli psicoterapeuti italiani un’introduzione chiara e completa al pensiero di Weiss e Sampson. Il testo, scritto con un linguaggio semplice e didattico, introduce il lettore ai principi fondamentali della CMT, un modello della psicopatologia e del processo terapeutico di straordinaria utilità clinica sostenuto da numerose prove scientifiche, per poi approfondire le sue applicazioni nei più svariati ambiti e nel trattamento di specifiche patologie.

Per approfondimenti:

  1. Weiss (1993). Come funziona la psicoterapia. Tr. It. Bollati Boringhieri, Torino 1999
  2. Gazzillo (2016). Fidarsi dei pazienti. Raffaello Cortina Editore

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