La psicoeducazione per il Disturbo Borderline di Personalità

di Alessandra Micheloni

Dalla visione d’insieme degli interventi psicoeducativi alla terapia Structured Clinical Management

La psicoeducazione può essere definita come “un intervento utile al processo conoscitivo e di cambiamento”. Classicamente era rivolta ai nuclei familiari (con o senza la presenza dei pazienti), mentre negli ultimi anni sono stati progettati e valutati interventi psicoeducazionali centrati su problematiche più specifiche e rivolti ai soli pazienti. Come specificato nel “Manuale di psichiatria territoriale” di Nicolò e Pompili, affinché sia efficace, è necessario che questo tipo di tecnica rispetti delle regole comunicative formali: deve essere chiara, semplice e interattiva, deve comprendere tecniche di modeling (apprendimento imitativo) e fornire “un’informazione sistematica, strutturata, didatticamente orientata sia sulla patologia che sul suo trattamento, con lo scopo di far acquisire, ai pazienti e ai loro familiari, modalità per fronteggiare e gestire la malattia”. La finalità di tale intervento è promuovere il recupero del paziente, incrementare e migliorare il supporto sociale e ridurre le ricadute. È importante sottolineare che la psicoeducazione è definita come una formazione rivolta a pazienti e ai familiari e non è un’alternativa alla psicoterapia familiare o cognitivo-comportamentale o ad altre forme di psicoterapia.
Si rivolga, ad esempio, attenzione ai Disturbi di Personalità, in particolare al Disturbo Borderline di Personalità (DBP). Un disturbo come quello Borderline di Personalità, con alta prevalenza, pervasività e cronicità, caratterizzato da elevata impulsività, condotte suicidarie e parasuicidarie, difficoltà nel regolare le emozioni, instabilità delle relazioni e dell’immagine del sé, comporta sia “costi diretti” (sistema sanitario) sia “costi indiretti” (scarso funzionamento sociale e importante carico familiare). Le Linee-guida sul trattamento del DBP, infatti, ribadiscono “l’importanza di strutturare interventi familiari di tipo supportivo, di mutuo-aiuto o di psicoeducazione”. In letteratura sono stati descritti diversi programmi psicoeducativi: il Gruppo Familiare Multiplo di Gunderson; i gruppi di skills training per i pazienti della Dialectical Behavior Therapy (DBT) della Linehan; il Dialectical Behavior Therapy Family Skills Training  di Hoffman e Fruzzetti, basato sulla DBT; il Reno Program, che parte dal lavoro di Fruzzetti; il programma Systems Training for Emotional Predictability and Problem Solving (STEPPS) di  Blum, St.John e Pfohl e lo Structured Clinical Management (SCM), sviluppato da Bateman, Fonagy, Bolton e Karas alla Hallwiwick Unit del St. Ann’s Hospital di Londra. La terapia SCM è un trattamento evidence-based (con prove di efficacia) di tipo psicoeducativo per pazienti con Disturbo Borderline di Personalità e – come descritto nel testo “Curare i casi complessi. La terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità”, curato da Carcione, Nicolò e Semerari  – prevede il coinvolgimento di professionisti non necessariamente esperti nei disturbi di personalità, dei pazienti, dei familiari ma anche di servizi legali e altre istituzioni. Il setting è sia individuale sia di gruppo, con frequenza settimanale. Si prevede anche un trattamento farmacologico specifico. La caratteristica distintiva di questo intervento è l’approccio basato sul problem solving (per la gestione delle emozioni, controllo degli impulsi, ipersensibilità interpersonale, condotte suicidarie e autolesionismo) integrato con principi di “mentalizzazione” circa la comprensione del proprio e dell’altrui stato mentale. I punti essenziali dell’SCM sono: una strutturazione e gerarchia chiara degli obiettivi e degli interventi terapeutici, note di psicoeducazione sul disturbo, valutazione e gestione dei comportamenti a rischio con definizione di un piano per la gestione delle crisi, alcune tecniche di mindfulness e skills per le difficoltà interpersonali. Dati di ricerca dimostrano l’efficacia del trattamento SCM, evidenziando, in particolare, una riduzione dei comportamenti a rischio dei pazienti tra cui quelli autolesionistici.

Per approfondimenti:

Bateman, A., Fonagy, P., Impact of clinical severity on outcomes of mentalisation-based treatment for borderline personality disorder, The British Journal of Psychiatry (2013)

Carcione A., Nicolò G., e Semerari A. (a cura di) Curare i casi complessi. La terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Editori Laterza, Bari, 2016.

Nicolò G., Pompili E., (a cura di) Manuale di psichiatria territoriale. Pacini Editore Medicina, Pisa, 2012.

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