Il mondo in prima persona

di Niccolò Varrucciu

Le capacità metacognitive nei disturbi dello spettro autistico

C’è un robusto corpus di ricerche che mostra sostanziali differenze cognitive tra persone affette da Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) ad alto funzionamento e persone a sviluppo tipico. L’espressione “differenze cognitive” è preferita al più comune termine “deficit” perché si vuol evidenziare una diversità nei processi e non una mancanza di abilità.

Tre delle aree in cui si rilevano le differenze maggiori sono: il funzionamento esecutivo, i  processi di elaborazione delle informazioni orientati al dettaglio e la consapevolezza di sé, concetto declinabile in molte aree della vita della persona fra cui la metacognizione.

La Teoria della Mente (TdM) è la capacità d’inferire stati mentali come emozioni, intenzioni, desideri e credenze, e di utilizzare questi prodotti mentali per predire, interpretare e spiegare azioni e comportamenti. Perché le capacità metacognitive siano completamente efficienti, l’attribuzione di stati mentali deve riguardare se stessi (prima persona) e gli altri (terza persona), attività mediate da processi differenti e che implicano conoscenze diverse. Nello specifico, la TdM comprende la valutazione di prim’ordine (inferenza di stati mentali su altri) e di second’ordine (inferenza degli stati mentali altrui su una terza persona); tali inferenze possono essere effettuate partendo da una posizione egocentrica (in relazione al proprio sè) o allocentrica (indipendenti dal sé).
Questa complessità ha implicazioni di grande portata, compreso l’uso di questionari self-report nel lavoro clinico e di ricerca. Negli ultimi quindici anni, i ricercatori hanno iniziato a valutare in modo specifico l’auto-consapevolezza nei giovani con DSA. Green e collaboratori, utilizzando interviste semi-strutturate, hanno scoperto che quasi un terzo dei pazienti con sindrome di Asperger mostrava una “totale mancanza di comprensione” rispetto alle relazioni interpersonali. Per quanto riguarda le competenze sociali, Knott, Dunlop e Mackay hanno trovato che i giovani con DSA si attribuivano migliori abilità sociali rispetto a quanto fatto dal genitore o insegnante. Risultati coerenti sono emersi anche dal lavoro di Johnson e colleghi: tramite somministrazione dell’Autism Spectrum Quotient e dell’Empathizing Quotient, hanno scoperto come i giovani con DSA si attribuiscano meno caratteristiche autistiche e più empatiche rispetto a quanto fatto dai loro genitori.

Goodman, Corkum, e Johnson, usando la medesima metodologia, hanno ottenuto gli stessi risultati nell’area della metacognizione. Nel loro insieme, queste ricerche suggeriscono come bambini e adolescenti con DSA abbiano una comprensione limitata della propria sintomatologia, delle abilità sociali e metacognitive.

Così come in altri disturbi, la mancanza di consapevolezza sintomatologica ha una significativa implicazione clinica. I dati mostrano come una maggiore auto-consapevolezza dei sintomi fosse correlata a minori livelli di depressione o agitazione, minor numero di deficit cognitivi, migliore funzionamento psicosociale e maggior rispetto delle prescrizioni terapeutiche in pazienti con Schizofrenia, morbo di Alzheimer, ADHD e DOC e DSA.

Questa considerazione assume una particolare rilevanza in relazione agli elevatissimi tassi di prevalenza dei “comportamenti problema” e disturbi psichiatrici nei DSA e delle caratteristiche intrinseche di molti trattamenti di salute mentale, che spesso richiedono notevoli capacità di autoconsapevolezza.

Inoltre, è possibile che deficit metacognitivi e una mancanza di conoscenza di come gestire le proprie differenze cognitive, in termini di processi, possano impedire, o almeno limitare, una carriera accademica o lavorativa di successo.

Tali implicazioni rendono pertanto necessario l’inserimento di training metacognitivi nel novero dei trattamenti sistematici somministrati a questo tipo di popolazione.

Per approfondimenti:

Baron-Cohen, S., & Wheelwright, S. (2004). The empathy quotient: An investigation of adults with Asperger syndrome or high functioning autism, and normal sex differences. Journal of Autism and Developmental Disorders, 34, 163–175.

Baron-Cohen, S., Hoekstra, R. A., Knickmeyer, R., & Wheelwright, S. (2006). The Autism-Spectrum Quotient (AQ)—adolescent version. Journal of Autism and Developmental Disorders, 36, 343–350.

Goodman, W. K., Price, L. H., Rasmussen, S. A., Mazure, C., Fleischmann, R. L., Hill,  C. L., et al. (1989). The Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale I. Development, use, and reliability. Archives of General Psychiatry, 46, 1006–1011.

Green, J., Gilchrist, a, Burton, D., & Cox, A. (2000). Social and psychiatric functioning in adolescents with Asperger syndrome compared with conduct disorder. Journal of Autism and Developmental Disorders, 30(4), 279–293.

Knott, F., Dunlop, A.W., & Mackay, T. (2006). Living with ASD: how do children and their parents assess their difficulties with social interaction and understanding? Autism, 10(6), 609–617.

Sterling, L., Dawson, G., Estes, A., & Greenson, J. (2008). Characteristics associated with presence of depressive symptoms in adults with autism spectrum disorder. Journal of Autism and Developmental Disorders, 38(6), 1011–8

Verhoeven, E. W. M., Marijnissen, N., Berger, H. J. C., Oudshoorn, J., Van der Sijde, a, & Teunisse, J. P. (2012). Brief report: relationship between self-awareness of realworld behavior and treatment outcome in autism spectrum disorders. Journal of autism and developmental disorders, 42(5), 889–94. doi:10.1007/s10803-011-13110

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