Il ruolo della psicoeducazione nel Disturbo Bipolare

di Elisabetta Lombardo

Gli interventi che promuovono una riduzione dello stigma e una maggiore accettazione della malattia, aumentando la probabilità che i pazienti accettino di sottoporsi alla cura

L’obiettivo primario di qualsiasi trattamento, psicologico o farmacologico, dovrebbe essere la cura di una malattia, o, quanto meno il miglioramento dei sintomi. L’intervento psicoeducativo nel Disturbo Bipolare lavora sull’aumento della consapevolezza di malattia, sul decorso, sulle conseguenze della non aderenza alla terapia farmacologica. Obiettivo degli incontri è rendere accessibili le informazioni riguardo le terapie farmacologiche disponibili, l’efficacia degli stabilizzanti del tono dell’umore, gli effetti collaterali che possono comparire a seguito dell’assunzione, individuare gli eventi stressanti, i primi sintomi e l’elaborazione di strategie per fronteggiarli. Scopo dell’intervento è ridurre le ricorrenze del disturbo; che viene raggiunto se si acquisisce l’abilità di aderire alle terapie farmacologiche. È importante imparare a monitorare i sintomi e i segni precoci di un episodio di entrambe le polarità, sviluppare strategie efficaci per la gestione dei sintomi precoci, riconoscere fattori in grado di alterare la regolarità dei ritmi di vita. Gli interventi psicoeducativi forniscono strumenti necessari per collaborare attivamente con l’equipe, promuovono una riduzione dello stigma e una maggiore accettazione della malattia, aumentando la probabilità che i pazienti accettino di sottoporsi ai trattamenti di cura.

L’obiettivo è individuare i prodromi di una ricaduta. Ci sono ad esempio cambiamenti di condotta e di pensiero che sono soliti indicare l’inizio di uno scompenso ipomaniacale come: diminuzione delle ore di sonno, sensazione di perdita di tempo, irritabilità, aumento delle discussioni e di energia, ripresa di interessi propri di altre fasi di vita, parlare più in fretta di modo che la gente intorno lo avverta, maggiore velocità generale, aumento del desiderio sessuale, cambiamento nel modo di vestirsi. È necessario che vengano riconosciuti i cambiamenti di condotta che indicano episodi maniacali e cambiamenti che indicano episodi depressivi caratterizzati da faticabilità, inibizione e apatia, a volte con scarsa sofferenza o sentimenti di disperazione. Il programma psicoeducativo degli psicologi Colom e Vieta è considerato uno dei modelli più efficaci per il trattamento del disturbo bipolare. L’obiettivo del trattamento è la diminuzione del numero di episodi, di conseguenza la riduzione del numero dei ricoveri. I meccanismi di azione della psicoeducazione possono suddividersi così:

  • Obiettivi di primo livello

Coscienza di malattia; detenzione precoce sintomi prodromici; aderenza al trattamento

  • Obiettivi di secondo livello

Gestire lo stress; evitare l’uso e l’abuso di sostanze; raggiungere una regolarità nello stile di vita; prevenire la condotta suicida

  • Obiettivi desiderati

Incrementare la conoscenza e il fronteggiamento delle conseguenze psicosociali; migliorare l’attività sociale e interpersonale tra gli episodi; fronteggiamento dei sintomi residui sub-sindromici; migliorare la qualità di vita.
Le sessioni sono riunite all’interno di 5 blocchi o aree tematiche, con obiettivi specifici:

  • Blocco I: Coscienza di malattia
  • Blocco I: Aderenza farmacologica
  • Blocco III: Evitamento dell’abuso di sostanze
  • Blocco IV: Individuazione precoce dei nuovi episodi
  • Blocco V: Regolarizzazione dello stile di vita e gestione dello stress

Centrale, nell’ultima sessione, è evitare che i pazienti abbiano una sensazione di “abbandono” al termine del programma, che ha rappresentato una “zona di sicurezza” da un punto di vista affettivo e di condivisione, oltre che dal punto di vista dell’utilità dei contenuti.

Per approfondimenti:

Colom, Vieta. Manuale di psicoeducazione per il disturbo bipolare. Fioriti, 2006.

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