Lavorare in gruppo per superare la paura del giudizio

di Cristina Salvatori

L’utilità della terapia di gruppo cognitivo-comportamentale per il trattamento della fobia sociale

Immaginando di dover parlare di fronte a una platea, è comprensibile provare agitazione, caldo, avere la gola secca, la testa che gira e il cuore che batte all’impazzata. Molto sgradevole. Si pensi, ora, di essere nella stessa situazione ma di fronte a una severissima giuria e con un’enorme lente di ingrandimento puntata addosso, pronta a evidenziare ogni minimo errore, imperfezione o segnale d’ansia. Forse essere una gazzella inseguita da un leone potrebbe risultare preferibile. È questa la sensazione che può provare una persona che soffre di fobia sociale, un disturbo definito dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) come una paura persistente e pervasiva di giudizio in situazioni sociali o in situazioni nelle quali è richiesta una prestazione. Un giudizio negativo non è piacevole per nessuno e fallire in una prestazione è qualcosa di molto sgradevole ma generalmente accettabile e superabile. Così non è per chi soffre di fobia sociale: attraversare la sala di un ristorante per sedersi al proprio tavolo e ordinare può diventare peggio che camminare sul red carpet.
Il trattamento cognitivo comportamentale per la fobia sociale risulta essere di provata efficacia. Lavorare all’interno della stanza di terapia pone, però, il clinico di fronte all’impossibilità di osservare il paziente in interazione con gli altri e di lavorare in vivo su quelli che sono i comportamenti che mantengono il disturbo. Inoltre, per il paziente, in una fase iniziale, potrebbe essere troppo difficile esporsi alle situazioni sociali temute da solo.
Affiancare quindi il setting di gruppo a quello individuale nel trattamento del disturbo d’ansia sociale può mostrare diversi vantaggi. L’esperienza di gruppo offre all’individuo l’opportunità di esporsi alle situazioni temute (quali parlare in pubblico, avere interazioni sociali, sottoporsi all’osservazione degli altri) in un contesto protetto di condivisione e apprendimento. Condividendo con gli altri partecipanti il proprio vissuto, potrà cogliere il carattere universale della sofferenza, riducendo la sensazione di essere l’unico affetto dal disturbo e diminuendo, quindi, i propri giudizi negativi su di sé. I “successi” sperimentati dagli altri componenti del gruppo possono, inoltre, funzionare come incoraggiamento e infondere speranza rispetto al miglioramento della propria condizione. L’utilizzo di una modalità cooperativa per gestire le situazioni può ampliare il campione di possibili risposte da adottare, migliorando le capacità di problem solving. Infine, sperimentare le situazioni temute assieme agli altri può facilitare l’esposizione che da solo il soggetto potrebbe non riuscire a portare avanti. D’altra parte, per persone con fobia sociale, il gruppo rappresenta già di per sé un’occasione di esposizione sociale.
Tra i numerosi tipi di terapia di gruppo applicati al disturbo d’ansia sociale, la Cognitive-Behavioral Group Therapy (CBGT) è quella che ha ricevuto maggiori prove di efficacia. Basata sulla terapia cognitiva per i disturbi d’ansia, inserisce delle variazioni tra cui un training di mindfulness, una terapia di esposizione e il Task Concentration Training, attraverso il quale si lavora per migliorare la capacità di spostare l’attenzioneda sé stesso al compito che si sta svolgendo. Un recente studio ha inoltre mostrato come l’utilizzo di un programma di skills training associato a tecniche di esposizione (Terapia di Efficacia Sociale – SET) possa essere molto utile nel trattamento della fobia sociale.
Sperimentarsi nell’affrontare insieme ad altri la paura del giudizio può essere, quindi, un’occasione unica per quelle persone che vivono costantemente con il desiderio di ricevere un giudizio positivo e il terrore di non poterlo ricevere. E forse, allora, alla cena di gruppo ci si potrà andare con più piacere.

Per approfondimenti:

Beidel, D., Alfano, C., Kofler, M., Rao, P., Scharfstein, L., & Wong Sarver, N. (2014). The impact of social skills training for social anxiety disorder: A randomized controlled trial. Journal of Anxiety Disorders, 28(8), 908-918.

Bögels, S. M., Voncken, M. (2006). Mindfulness and task concentration training for social phobia: A pilot study. Journal of Cognitive Psychotherapy, 20, 33-44.

Davis, M.A. (2012) Literature Review on Counseling Groups for Social Phobia. Graduate Journal of Counseling Psychology: Vol. 3: Iss. 1, Article 1.

Hope, D. A., Burns, J. A., Hayes, S. A., Herbert, J. D., Warner, M. D. (2010). Automatic thoughts and cognitive restructuring in cognitive behavioral group therapy for social anxiety disorder. Cognitive Therapy & Research, 34, 1-12.

Pomini, V. (2004) Do cognitive-behavioral group therapies in the treatment of anxiety disorders have an advantage over individual treatments? Santé mentale au Québec, Spring; 29(1):115-26.

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