Il chiodo fisso

di Sonia Di Munno
curato da Roberta Trincas

Le principali teorie sull’autoregolazione ritengono che l’umore sia fondamentale per la motivazione. In particolar modo questi approcci suggeriscono che l’umore sia strettamente correlato alla percezione di successo nel raggiungimento di un obiettivo; in particolare la percezione di progredire verso le proprie mete comporta un umore positivo mentre la percezione di non riuscirci porta a umore negativo. A conferma di ciò, si osserva che l’idea di riuscire a realizzare in futuro i propri obiettivi di vita sia predittore di benessere psicologico, mentre focalizzarsi sulle difficoltà nel raggiungere gli obiettivi porterebbe a conseguenze negative come il rimuginio. Il rimuginio nasce dalla percezione di una discrepanza tra uno stato attuale e uno stato desiderato e viene definita come “un insieme di pensieri che ruotano attorno ad un tema comune in assenza di esigenze ambientali che richiedano tali pensieri”. Diversi autori ritengono che questo processo cognitivo avrebbe come principale funzione la risoluzione di un problema. Alcuni studi  dimostrano che il rimuginio su obiettivi è più intenso quando la riuscita è strettamente connessa ad esiti o valori importanti per la persona. In linea con ciò, è  stato osservato che quanto più l’obiettivo da raggiungere è collegato a un significato più ampio e importante (per esempio se l’obiettivo di perdere peso è legato a uno scopo di più alto livello, come il raggiungimento della felicità) tanto più innesca un rimuginio più intenso e frequente che aumenta l’umore negativo. 

Cosa genera il rimuginio?

Si è visto che il rimuginio e l’umore negativo sono causati dalla percezione di difficoltà nel raggiungere la propria meta. È stato dimostrato che l’umore negativo aumenta in base all’interazione di due fattori: la percezione di non proseguire nel raggiungimento dell’obiettivo e il suo grado di rilevanza. Mentre nel rimuginio il pensiero si focalizza maggiormente sulla risoluzione di un problema e sulle difficoltà riscontrate nel raggiungimento dell’obiettivo. Questi risultati supportano l’idea che il rimuginio si attiva in risposta ad una difficoltà nella realizzazione dell’obiettivo. In altre parole, l’importanza dell’obiettivo e la percezione di insuccesso nell’ottenerlo si associano ad un rimuginio focalizzato sul problema o su caratteristiche personali, mentre non vi è alcuna relazione con il rimuginio focalizzato sulle emozioni. In questo senso, quando obiettivi importanti vanno male, le persone sono più propense a rimuginare sulle difficoltà riscontrate nella riuscita mentre l’umore negativo innesca un rimuginio focalizzato sulle proprie emozioni (come nel caso di rimuginio sull’umore depresso). Questo spiegherebbe i risultati di altri studi che vedono la depressione caratterizzata da un pensiero ripetitivo sui  sintomi, le cause, i significati e le conseguenze della depressione stessa, che ne mantiene la sintomatologia. Il rimuginio non necessariamente è disfunzionale, ma può risultare  adattivo o disadattivo in base alla frequenza, intensità e ai significati che sottende. Infine, poiché  l’umore negativo e il rimuginio aumentano quando si sperimenta la percezione di non raggiungere il proprio obiettivo, i ricercatori si propongono di capire se questi due aspetti mantengono il disimpegno e la resistenza passiva tanto da disincentivare l’individuo nel perseguire l’obiettivo prefissato.

 

 

Nicholas J. Moberly and Edward R. Watkins,2010, Negative affect and ruminative self-focus during everyday goal pursuit, Cognition and emotion, 24 (4), 729-739

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