Cos’è la Terapia Focalizzata sulla Compassione (Compassion Focused Therapy) – parte prima

di Nicola Petrocchi

Come anticipato nello scorso post, inizierei a descrivere, a “puntate”, alcuni elementi interessanti della Compassion Focused Therapy ovvero la Terapia Focalizzata sulla Compassione (TFC). La TFC è una terapia sviluppata dallo psicoterapeuta e ricercatore Paul Gilbert, professore di Psicologia Clinica all’Università di Derby (UK) che da circa 20 anni studia dal punto di vista evoluzionistico la psicologia umana (è stato presidente della British Association for Cognitive and Behavioural Psychotherapy). Trovo che continuare ad approfondire e descrivervi alcuni aspetti di questa terapia sia importante (a costo di mettere seriamente a dura prova la vostra compassionevole attenzione…); infatti, sebbene sia molto meno “famosa” qui in Italia di altre terapie di stampo cognitivista come la Schema Therapy, la Metacognitive Therapy, la ACT (forse anche a causa degli echi semantici che, nella nostra lingua, ha il termine compassione, più direttamente affini all’ambito religioso), in altri paesi si sta diffondendo con una certa velocità e potrebbe fornire spunti utilmente integrabili nell’attuale bagaglio di pratiche terapeutiche di cui disponiamo. Una rapida ricerca su Pubmed e ci accorgiamo di quante pubblicazioni, solo negli ultimi anni, si sono occupate di questo approccio terapeutico e di “compassione” come costrutto psicologico (motivazionale). Basta uno sguardo a questa pagina del sito web dedicato alla Compassion Focused Therapy (http://www.compassionatemind.co.uk/12.html) per rendersi conto che, ad esempio, una delle più prestigiose università del mondo, la Stanford University (http://ccare.stanford.edu/#2) ha un intero dipartimento dedicato allo studio multidisciplinare della compassione. Non si sta parlando quindi di un impalpabile concetto new age, o di un generale movimento di “umanizzazione” della Terapia Cognitiva (perché mai dovrebbe averne bisogno? già lo è!) ma di un fattore psicologico che si sta accattivando sempre più l’attenzione della comunità scientifica. Al di là del buon curriculum con cui si presenta, questo tipo di terapia potrebbe, quindi, già avere il merito di (aver cercato di) sistematizzare e chiarire il razionale (la ricerca ci dirà poi, se la spiegazione che propone è convincente) di alcuni interventi che naturalmente si applicano in terapia e che, soprattutto in alcuni casi, si rivelano fondamentali (tanto da aver indotto alcuni approcci terapeutici ad affermare che solamente la relazione terapeutica è il fattore di cambiamento ecc). Come nasce questa terapia? Cosa si intende per compassione? Cosa propone di innovativo? A chi (a quale tipo di pazienti) è rivolta? Quali sono le sue modalità di intervento? Che prove ha della sua efficacia? Cercherò nei prossimi post di rispondere a queste domande. Partirei adesso dalla prima: quali sono le origini della TFC (Terapia Focalizzata sulla Compassione)? Effettivamente, le capacità terapeutiche della compassione sono conosciute e descritte da secoli. Il Dalai Lama spesso ricorda:“se vuoi che gli altri siano felici, fai pratica di compassione, se vuoi essere felice tu stesso, fai pratica di compassione (Dalai Lama, 1995). Recentemente le componenti della compassione sono state indagate dalla ricerca scientifica occidentale (Gilbert, 2005c, 2009a) e attualmente ci sono evidenze che la pratica della compassione ha effetti positivi sia a livello psicologico che fisico, con ricadute sul sistema neuroendocrino e immunitario (Davidson 2003; Lutz et al. 2008). L’importanza di un approccio empatico e “compassionevole” in psicoterapia non è certo nuovo (Rogers, 1957); solo di recente però il concetto di compassione è stato più volte preso in considerazione esplicitamente per spiegare alcune dinamiche di cambiamento che avvengono in psicoterapia. All’interno di questa corrente si situa la Compassion-Focused Therapy  che parte da un approccio evoluzionistico per spiegare due dei fenomeni clinici più ricorrenti e resistenti al cambiamento che si incontrano in psicoterapia: la vergogna e l’autocritica. La TFC nasce da alcune osservazioni raccolte da Gilbert nella sua esperienza clinica, soprattutto con soggetti depressi. Pazienti con problemi mentali cronici derivano spesso da background familiari caratterizzati da abusi o neglect e in generale contraddistinti da un comportamento di “caring” disfunzionale. In parte a causa delle esperienze di vita, questi pazienti mostrano spesso, in modo caratteristico, forti emozioni di vergognaautocriticaodio verso se stessi e hanno enormi difficoltà ad essere gentili con se stessi, ad aprirsi alla gentilezza degli altri, a sperimentare sensazioni di calore interno (inner warmth) e rassicurazione (Gilbert, 1992, 2007c). È questo il target primario di intervento della TFC: pazienti autocritici, che si auto invalidano, caratterizzati da diffuse emozioni di colpa e/o vergogna (vedremo la distinzione adottata da questo approccio terapeutico fra queste due emozioni) e che sembrano piuttosto resistenti agli interventi della Terapia Cognitiva standard. Articolerò nei prossimo post come questa terapia ha cercato di spiegare e trattare questi fenomeni in parte sovrapponibili a ciò che definiamo problema secondario, trasversale a molte condizioni psicopatologiche.

Bibliografia

Dalai Lama (1995). The Power of Compassion. India: Harper Collins.
Davidson, R.J., Kabat-Zinn et al. (2003). Alterations in brain and immune function produced by mindfulness meditation. Psychosomatic Medicine, 65, 564-570
Gilbert, P. (1992). Depression: the evolution of powerlessness. Hove, UK: Lawrence Erlbaum Associates, Inc., and New York: Guilford Press.
Gilbert, P. (ed) (2005c). Compassion: Conceptualizations, Research and Use in Psychoterapy. London: Routledge.
Gilbert, P. (2007c). The evolution of shame as a marker for relationship security. In J.L. Tracy, R.W. Robins & J.P. Tangney (eds), The Self-Conscious Emotions: Theory and Research (pp. 283-309). New York: Guilford Press.
Gilbert, P. (2009a). The Compassionate Mind. London: Constable Robinson.
Lutz, A., Brefczynski-Lewis, et al. (2008). Regulation of the neural circuitry of emotion by compassion meditation: effect of meditative expertise. Public Library of Science, 3, 1-5.
Rogers, C. (1957). The Necessary and Sufficient Conditions of Therapeutic Change. Journal of Consulting Psychology, 21, 95-103.

Una risposta a “Cos’è la Terapia Focalizzata sulla Compassione (Compassion Focused Therapy) – parte prima”

  1. grazie per questo articolo.
    sono molto interessata a questo nuovo approccio alla terapia. vorrei continuare ad essere informata attraverso i prossimi articoli e su eventuali corsi in programma.

    dr. Nicoletta Favaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.