di Cristiana Martini

L’Italian Schema Therapy Academy ha organizzato, nella giornata del 22 novembre 2025, un evento scientifico internazionale dedicato agli aggiornamenti di ricerca nell’ambito della Schema Therapy. L’evento è stato patrocinato dalla società internazionale di Schema Therapy, dalla Società Italiana di Terapia Cognitivo Comportamentale e dalle Scuole di Psicoterapia SPC. L’iniziativa ha previsto una ha ospitato il Prof. Eshkol Rafaeli, il quale ha condotto un workshop intensivo focalizzato sugli aspetti applicativi dell’intervento clinico, intitolato “Interventi brevi ispirati alla Schema Therapy: lavorare sui bisogni in modo modulare”.
Il prof. Rafaeli ha posto l’attenzione sul persistente divario tra la crescente domanda di interventi psicoterapeutici e la limitata disponibilità di trattamenti efficaci, problematizzando gli approcci attualmente utilizzati per colmare tale gap, basati principalmente sulle categorie diagnostiche e su interventi guidati da protocolli specifici per diagnosi. Ha presentato un inquadramento teorico delle psicoterapie basate sui processi, che spostano l’attenzione dalla riduzione dei sintomi all’identificazione e alla modulazione dei processi che li generano e li mantengono. In questo contesto, ha posto particolare enfasi sugli interventi in single session, concepiti come strumenti altamente personalizzati, costruiti a partire da una formulazione del caso centrata sui bisogni psicologici, sugli schemi maladattivi e sui modes. In tale prospettiva, è possibile considerare la Schema Therapy come un approccio capace di rispondere in modo specifico e mirato a questi bisogni, offrendo allo stesso tempo un modello integrato e flessibile.

Nello specifico, ha evidenziato e illustrato come la Schema Therapy possa essere integrata con la teoria dei bisogni di Carol Dweck. In continuità con il quadro teorico da lui delineato, ha presentato un modello di lavoro centrato sull’assessment integrato di bisogni e schemi maladattivi. Tale modello propone l’utilizzo di interventi brevi e mirati, anche in formato single session, orientati ai bisogni, agli schemi e ai modes. Ha proposto per ciascun bisogno, obiettivi di intervento e tecniche, fornendo inoltre strumenti e materiali di lavoro. A riguardo, ha presentato uno studio RCT in corso di svolgimento, condotto dal suo gruppo di ricerca, in cui lo scopo è valutare l’efficacia di interventi in single session e per cui i dati preliminari sembrano essere promettenti.
In questa prospettiva, Rafaeli ha sottolineato che l’intervento non è necessario che preveda l’applicazione integrale del modello Schema Therapy, ma può essere calibrato in base alla configurazione predominante dei bisogni e del mindset ad essi associato. Il trattamento può quindi essere personalizzato già nelle prime fasi, selezionando come target iniziali gli schemi direttamente connessi ai bisogni psicologici maggiormente compromessi, modulando sia le tecniche esperienziali sia quelle cognitive comportamentali.
Il workshop ha evidenziato come la Schema Therapy costituisca un approccio intrinsecamente flessibile. Le mappe dei modes, infatti, risultano applicabili a un’ampia varietà di pazienti e offrono una cornice narrativa utile per comprendere il funzionamento psicologico della persona.
Il lavoro parallelo centrato sui bisogni e sugli schemi potrebbe consentire di strutturare interventi brevi e modulari che, secondo Rafaeli, possono rispondere alle necessità attuali di sviluppare soluzioni mirate e personalizzate, non più basate esclusivamente sulle categorie diagnostiche e su interventi guidati da protocolli specifici per diagnosi, ma orientate all’identificazione e al trattamento dei processi che generano e mantengono la sofferenza. In questo senso la Schema Therapy si configura come un modello clinico adattabile a diversi livelli di cura.

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