Il valore degli albi illustrati nello sviluppo emotivo e nella psicoterapia dell’età evolutiva
di Vittoria Zaccari
Leggere storie ai bambini, soprattutto quando queste si avventurano nei territori più profondi dell’esistenza e della vita emotiva, significa offrire loro uno spazio in cui poter sostare accanto alle proprie domande senza esserne travolti. In questo senso, la letteratura per l’infanzia non è composta da semplici oggetti narrativi, ma da luoghi abitabili: contesti simbolici nei quali emozioni primarie e complesse – paura, tristezza, rabbia, disgusto, gelosia, colpa, vergogna – possono essere incontrate, riconosciute e lentamente pensate.
La psicologia dello sviluppo e la psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva mostrano con chiarezza come la lettura condivisa non sia mai un atto neutro. È piuttosto un’esperienza relazionale e intersoggettiva, in cui l’adulto che legge presta al bambino non solo la voce, ma anche la propria funzione di contenimento emotivo, di rispecchiamento e di attribuzione di senso. In questo incontro, il libro assume la funzione di ponte tra mondo interno e realtà esterna, tra ciò che il bambino sente e ciò che può iniziare a nominare e rappresentare mentalmente.
Gli albi illustrati sono strumenti privilegiati perché consentono l’esplorazione di temi emotivamente intensi all’interno di una cornice sicura. Le immagini, il ritmo narrativo e l’uso della metafora permettono al bambino di mantenere una distanza simbolica sufficiente a non esserne sopraffatto, pur restando emotivamente coinvolto. È in questa oscillazione tra vicinanza e distanza che la narrazione svolge la sua funzione di contenitore emotivo, raccogliendo vissuti complessi e restituendoli in una forma condivisibile, trasformabile o, talvolta, semplicemente tollerabile.
L’uso di illustrazioni fortemente evocative consente inoltre di accedere a un piano non strettamente logico o cognitivo, ma affettivo e immaginativo. Questo aspetto rappresenta uno dei principali punti di forza degli albi illustrati anche nella pratica clinica: inseriti all’interno di un setting terapeutico e di una relazione sufficientemente sicura, permettono di esplorare vissuti interni e tematiche complesse aggirando le difese, facilitando l’espressione emotiva e promuovendo un contatto più profondo con l’esperienza soggettiva.
Dal punto di vista cognitivo-evolutivo, tali esperienze narrative sostengono i primi processi di mentalizzazione e la costruzione delle rappresentazioni degli stati mentali: il bambino apprende che dietro ai comportamenti esistono stati interni, che le emozioni possono essere ambivalenti e mutevoli, che ciò che si prova può essere pensato e comunicato. Non si tratta di un apprendimento didascalico, ma di un processo sottile, che avviene nel tempo e nella relazione, e che contribuisce alla costruzione di una maggiore continuità del Sé e di una più efficace autoregolazione emotiva.
Gli albi illustrati si rivelano così strumenti efficaci anche nel lavoro clinico con bambini e adolescenti. In questi contesti permettono di accedere a un piano meno strutturato dell’esperienza, favorendo uno sguardo introspettivo nuovo e meno difensivo sulla propria storia emotiva.
Allo stesso tempo, gli albi illustrati si configurano come strumenti preziosi per rafforzare la relazione tra figli e genitori. La lettura condivisa favorisce il contatto, la presenza e la rassicurazione reciproca, veicolando messaggi emotivi complessi all’interno di una cornice affettiva sicura. È proprio in questo spazio che si conferma l’efficacia e la profondità di questi strumenti.
In questa cornice si inserisce in modo particolarmente significativo la collana Storie che crescono piano piano, per bambini e bambine dai 4 agli 8 anni, edita da SEMIsottovoce, di Alessandra Lazzaro, autrice che si distingue per creatività, curiosità e una profonda cura del lavoro sull’immaginazione nell’affrontare temi complessi. Come sottolinea l’autrice, «ogni storia è un seme piantato a bassa voce che un giorno diventerà un albero»: una metafora che restituisce con precisione il modo in cui la narrazione opera nello sviluppo psicologico, silenziosamente ma in profondità.
Tra i titoli della collana, La nuvola che non pioveva più – una storia sull’amore che non finisce racconta l’amicizia tra Leo e la nuvola Lilla, che insieme inventano giochi e sogni, finché arriva il momento in cui la nuvola è chiamata a trasformarsi in pioggia, vento, vapore. Di fronte a questo cambiamento, Leo teme di perderla per sempre, ma scopre che l’amore non scompare: cambia forma e continua a vivere in ciò che ci circonda e nei ricordi che custodiamo.
La narrazione accompagna il bambino nel confronto con uno dei temi più delicati dell’infanzia – la perdita – senza mai negarne il dolore, offrendo al tempo stesso una rappresentazione rassicurante della continuità affettiva. Dal punto di vista clinico, l’albo si configura come uno strumento simbolico prezioso per lavorare sul lutto, sulle separazioni e sulle trasformazioni affettive, aiutando il bambino a integrare l’idea che ciò che si perde sul piano concreto possa continuare a esistere su quello simbolico e relazionale.
La bottega dei cuori appesi – un viaggio tra le emozioni che crescono insieme esplora invece il complesso mondo delle emozioni fraterne. Olmo e Tilda, fratello e sorella, incarnano con grande finezza narrativa la dialettica tra rivalità e legame, tra gelosia e bisogno d’amore: a volte complici, a volte in conflitto, come spesso accade nelle relazioni più intime e significative. I loro cuori brillano, si spengono, si scontrano, diventando una potente metafora dei vissuti emotivi che attraversano il rapporto fraterno, fino all’incontro con la Signora Winnika, restauratrice di cuori feriti.
Dal punto di vista clinico, la Signora Winnika può essere letta come una funzione terza di regolazione emotiva: una figura che invita a fermarsi, ad ascoltare ciò che si sente e a dare voce a emozioni spesso vissute come inaccettabili. Tilda scopre il desiderio di essere vista senza dover fare capricci; Olmo riconosce la paura che il legame con la sorella possa sottrargli qualcosa. La restauratrice restituisce senso a questi vissuti affermando che sentire non è mai sbagliato e che anche i sentimenti più ingarbugliati meritano una voce: solo quando il sentire può essere nominato, il cuore può iniziare a guarire.
La narrazione mostra con delicatezza come dietro comportamenti disfunzionali si celino bisogni psicologici profondi: Olmo comprende che provocare la sorella era il suo modo di dire “guardami, ci sono anche io”, mentre Tilda riconosce che urlare era il suo modo di chiedere “non lasciarmi sola”. I bambini vengono così accompagnati a scoprire che non basta capirsi razionalmente: è necessario imparare a “suonare insieme”, trovando una melodia comune che permetta alla relazione di riprendere a scorrere.
Dal punto di vista dello sviluppo emotivo, questi frammenti narrativi mettono in luce temi centrali: il riconoscimento dei bisogni emotivi, la legittimazione del sentire, la possibilità di mentalizzare gli stati interni e di trasformare il conflitto in comunicazione. L’albo offre ai bambini parole e immagini per riconoscere e nominare le proprie emozioni e agli adulti – genitori e professionisti – una chiave di lettura che consente di interpretare i conflitti non come comportamenti da correggere, ma come richieste affettive da ascoltare.
Ne emerge un racconto profondo sulla gelosia fraterna, che restituisce l’idea che nessun cuore debba spegnersi per far brillare l’altro, ma che entrambi possano trovare spazio, voce e riconoscimento all’interno della relazione.
Questi albi illustrati non parlano solo ai bambini. Parlano anche all’adulto che legge: a chi cerca le parole giuste, a chi talvolta non sa come iniziare una conversazione difficile. Nella pratica clinica, diventano potenti mediatori terapeutici: facilitano l’accesso all’esperienza emotiva, riducono le difese e aprono uno spazio di dialogo in cui il bambino – e non solo – può sentirsi visto e legittimato nei propri vissuti.
Come ricordava Gianni Rodari, la lettura è un “sesto senso” che va coltivato. In questa prospettiva, libri come quelli di Alessandra Lazzaro non insegnano emozioni, ma accompagnano il bambino – e l’adulto che lo affianca – nel delicato lavoro di dare forma all’esperienza. Offrono parole e immagini là dove spesso il sentire precede il pensiero. È in questo spazio intimo e condiviso che la lettura si conferma non solo come pratica educativa, ma come gesto profondamente trasformativo, capace di dialogare in modo fecondo anche con la psicoterapia dell’età evolutiva e di preparare il terreno al lavoro clinico.
Riferimenti
Lazzaro, A. (2025). La nuvola che non pioveva più. SEMIsottovoce.
Lazzaro, A. (2025). La Bottega dei Cuori Appesi: un viaggio tra le emozioni che crescono insieme. SEMIsottovoce.
Per approfondire
SEMIsottovoce – Storie che crescono piano piano
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