di Barbara Basile

Un report sulla formazione nella Schema Therapy di Coppia (ST-C) condotta dalla Dr. Denise Ginzburg-Marku dell’Istituto di Schema Therapy di Francoforte

Il lavoro sulla Schema Therapy di Coppia (ST-C) è stato al centro della formazione di quattro giornate condotta dalla Dr. Denise Ginzburg-Marku del Frankfurt Schematherapie Institut (IST-F), in collaborazione con l’Italian Academy of Schema Therapy (IAST). Il corso ha offerto una mappa teorica e soprattutto pratica per comprendere i conflitti relazionali all’interno della coppia, riconoscere ciò che accade sotto la superficie delle discussioni e aiutare i partner a costruire modalità di comunicazione più consapevoli, empatiche e funzionali.

Il punto di partenza è semplice: spesso, in una coppia, il nemico non è il partner, ma il ciclo disfunzionale (Mode Cycle) in cui entrambi finiscono intrappolati.

La Schema Therapy parte dall’idea che le esperienze precoci contribuiscano a costruire schemi mentali ed emotivi attraverso cui interpretiamo noi stessi, gli altri e le relazioni. Quando alcuni bisogni emotivi fondamentali non trovano una risposta sufficientemente adeguata durante l’infanzia, possono svilupparsi dei modelli relativamente stabili (schemi) che influenzano il modo in cui percepiamo gli eventi, reagiamo alle difficoltà (coping) e ci comportiamo nelle relazioni.

Per esempio, chi nel proprio passato ha avuto esperienze di cura scostanti e imprevedibili potrebbe diventare una persona particolarmente sensibile ai segnali di distanza del partner. Chi è cresciuto in un ambiente molto critico potrebbe vivere un’osservazione negativa come la conferma di non essere abbastanza bravo. Chi ha imparato che mostrare emozioni significa esporsi al rischio di essere ferito potrebbe, da adulto, evitare sistematicamente le discussioni più intime. Nella coppia, infatti, le vulnerabilità individuali si incontrano e possono attivarsi reciprocamente. Un partner che teme l’abbandono potrebbe cercare continue rassicurazioni; l’altro, sentendosi sotto pressione, potrebbe ritirarsi per recuperare autonomia. Il ritiro, a sua volta, conferma al primo la sensazione di non essere amato abbastanza, alimentando ulteriori richieste e proteste. In questo modo, due strategie che ciascuno utilizza per proteggersi finiscono per produrre proprio il risultato che entrambi temono. La particolarità del lavoro della Schema Therapy di Coppia è che questi processi possono diventare visibili in una seduta di psicoterapia, dove le reazioni emotive si attivano in tempo reale. Ad esempio, i partner si interrompono, cambiano tono di voce, distolgono lo sguardo, si irrigidiscono, diventano aggressivi o cercano di convincere il terapeuta della propria ragione. Questa velocità rappresenta una sfida clinica, ma anche un’opportunità: il terapeuta può osservare direttamente il ciclo relazionale (Mode Cycle) mentre si sviluppa e aiutare la coppia a comprenderlo.

I mode: quando “reagiamo” invece di “scegliere”

Un concetto centrale della Schema Therapy è quello di mode (o modalità), cioè stati emotivi e mentali che comprendono pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti caratteristici che si attivano in un certo momento, a seguito di una specifica circostanza. Nelle relazioni, alcuni mode possono attivarsi quando ci sentiamo trascurati, criticati, controllati o minacciati. Possiamo diventare vulnerabili e impauriti (mode del Bambino Vulnerabile), arrabbiarci (mode del Bambino Arrabbiato), cercare di controllare l’altro (un esempio di coping mode di ipercontrollo-contrattacco), compiacerlo (un esempio di coping mode di resa), oppure isolarci (un esempio di coping mode di evitamento). Il problema non è provare rabbia, paura o tristezza. Queste emozioni hanno una funzione importante e possono segnalare bisogni naturali e legittimi. La difficoltà nasce quando, per gestire ciò che proviamo, adottiamo strategie di coping automatiche che impediscono all’altro di comprendere che cosa ci sta realmente accadendo e cosa stiamo provando. Per queste dinamiche, nella ST-C è utile una distinzione tra ciò che è visibile all’altro partner (il comportamento), il front stage, e ciò che rimane dietro le quinte (emozioni e bisogni), il backstage. Nel front stage possiamo vedere un partner che critica, accusa o pretende. Nel backstage potrebbero esserci paura di non contare, tristezza, senso di solitudine o bisogno di riconoscimento. Allo stesso modo, dietro il silenzio di una persona potrebbero esserci paura del conflitto, vergogna, timore di sbagliare oppure rabbia che non riesce a esprimere. Naturalmente, non possiamo sapere in anticipo che cosa si nasconda dietro un comportamento manifesto, e questo diventa uno degli scopi del lavoro terapeutico. L’obiettivo terapeutico non è stabilire chi abbia ragione tra i partner, ma aiutare entrambi a riconoscere il proprio contributo al Mode Cycle e a trovare modi diversi per esprimere i propri bisogni emotivi.

Le due gambe della relazione: attaccamento e autonomia

Il modello della ST-C descrive la relazione attraverso due dimensioni fondamentali, rappresentate metaforicamente da due gambe: quella dell’attaccamento, cioè il bisogno di sentirsi vicini, accolti, importanti e al sicuro nella relazione; e quella dell’autonomia e dell’assertività, cioè il bisogno di avere spazio personale, libertà di scelta, voce in capitolo e possibilità di esprimere preferenze e limiti. Una relazione sufficientemente equilibrata permette a entrambe queste esigenze di trovare spazio. Possiamo desiderare di trascorrere del tempo con il partner e, contemporaneamente, avere bisogno di una serata per noi stessi. Possiamo essere disponibili ad accogliere i suoi desideri e bisogni senza rinunciare sistematicamente ai nostri. Il lavoro terapeutico consiste nell’aiutare i partner a riconoscere entrambi questi bisogni, senza trasformarli in una gara in cui uno deve necessariamente perdere perché l’altro possa vincere.

Il terapeuta non è un giudice

Uno degli aspetti più interessanti della formazione riguarda il ruolo del terapeuta di coppia. Quando due persone litigano, è frequente che cerchino un arbitro: chi ha ragione? Chi è più ragionevole? Chi deve cambiare? In alcuni casi, ciascun partner cerca di convincere il terapeuta che il problema sia soprattutto l’altro. In questi casi il terapeuta non deve lasciarsi trascinare in questa triangolazione, ma creare uno spazio sicuro e sufficientemente strutturato nel quale entrambi possano comprendere il proprio funzionamento e sperimentare modi diversi di entrare in relazione. Questo significa distinguere la comprensione dei processi emotivi dalla giustificazione di comportamenti dannosi, mantenendo attenzione alla sicurezza e ai limiti necessari. Ancora, il terapeuta deve saper riconoscere le proprie reazioni: il desiderio di proteggere uno dei partner, l’irritazione verso chi appare aggressivo, la tentazione di parlare troppo o di evitare argomenti difficili.

Fermare il conflitto prima che diventi una spirale

Ma come si interviene concretamente quando una coppia comincia a litigare durante la seduta? Una delle strategie illustrate è il time-out, cioè una pausa strutturata che permette di interrompere temporaneamente l’escalation. Non è una punizione, una fuga dalla discussione o un modo per evitare il problema, ma uno spazio per recuperare la capacità di riflettere prima di riprendere il confronto. Durante il time-out, ciascun partner viene aiutato a riconoscere il proprio stato emotivo, a comprendere che cosa lo abbia attivato e a ritrovare un equilibrio sufficiente per ascoltare l’altro. Una domanda utile può essere «Che cosa sta cercando di proteggere la mia rabbia?» oppure «Che cosa mi fa così male in questa situazione?». La rabbia, per esempio, può segnalare un bisogno di autonomia, di confini o di rispetto, ma può anche proteggere una tristezza più difficile da riconoscere. Il silenzio può rappresentare un tentativo di evitare un conflitto ingestibile, ma può lasciare il partner solo e senza risposte. Interrompere il ciclo significa creare le condizioni perché entrambi possano vedere ciò che sta accadendo, anziché continuare a reagire automaticamente.

Le sedie: rendere visibile ciò che accade dentro

Tra gli strumenti pratici presentati durante il corso, il lavoro con le sedie è particolarmente rappresentativo dell’approccio esperienziale della Schema Therapy. Il terapeuta dispone sedie diverse per rappresentare le modalità che si attivano durante un conflitto. Una sedia può rappresentare il comportamento dominante o arrabbiato, un’altra la vulnerabilità sottostante e un’altra ancora una modalità più consapevole e riflessiva, associata alla parte dell’Adulto Sano. Il paziente viene invitato a spostarsi fisicamente da una posizione all’altra, descrivendo ciò che pensa, sente e desidera da ciascuna prospettiva/mode. L’obiettivo non è recitare una parte, ma creare una distanza dall’automatismo. Una persona che inizialmente afferma «Mi arrabbio perché il mio partner è egoista» può arrivare a riconoscere: «Quando non risponde alle mie richieste, mi sento poco importante e ho paura che i miei bisogni non contino». Il cambiamento non consiste nel negare la rabbia, ma nel darle un significato e trovare un modo più efficace di comunicarla. Anche il partner viene coinvolto nel processo. Può osservare il lavoro, descrivere l’effetto che determinati comportamenti producono su di lui/lei e, quando è pronto/a, provare ad ascoltare ciò che emerge dalla parte più vulnerabile dell’altro. In questo modo, la seduta diventa uno spazio nel quale sperimentare prospettive differenti, invece di riprodurre semplicemente la discussione che ha portato la coppia in terapia.

L’imagery: incontrare la vulnerabilità e riscrivere la scena

Un altro strumento centrale della formazione è l’imagery, una tecnica che utilizza l’immaginazione guidata per entrare in contatto con emozioni, ricordi e bisogni. Durante il corso è stato proposto, per esempio, un esercizio che parte da un disaccordo recente con il partner. La persona viene invitata a richiamare la scena, osservare che cosa è accaduto e individuare il momento in cui qualcosa è cambiato emotivamente: quando è comparsa la rabbia, quando si è sentita ferita, quando ha avuto l’impulso di allontanarsi. Successivamente, può esplorare se quella sensazione ricorda esperienze precoci. A volte, una situazione attuale riattiva emozioni familiari legate all’infanzia, all’adolescenza o a relazioni passate. L’obiettivo è esplorare ciò che emerge, comprendendo gradualmente come alcune esperienze possano influenzare il modo in cui viviamo le relazioni presenti. Nell’imagery condivisa un partner viene accompagnato a entrare in contatto con un ricordo doloroso dell’altro e a rispondere in modo accudente e supportivo ai suoi bisogni. L’idea è offrire un’esperienza emotiva diversa: non soltanto raccontare di essere stati soli o non compresi, ma sperimentare, attraverso l’immaginazione guidata, una risposta più sintonizzata sui propri bisogni. Questo lavoro richiede competenza clinica, attenzione alla tollerabilità emotiva e una valutazione accurata dell’idoneità della coppia.

Dalla “luna di miele” alla vita quotidiana

La ST-C non si concentra esclusivamente sulle difficoltà. Una parte del lavoro mira a riattivare le risorse della coppia e a recuperare esperienze positive che possono essere state sommerse dalla routine e dai conflitti. Un esercizio proposto invita ciascun partner a immaginare il giorno più bello che potrebbe trascorrere insieme all’altro. Che cosa farebbero? Dove andrebbero? Come si parlerebbero? Che cosa vorrebbero ricevere e che cosa potrebbero offrire? Un altro esercizio riporta i partner al ricordo del loro primo incontro, esplorando le emozioni e le sensazioni associate a quel momento. Queste immagini possono aiutare a ricordare che la relazione non coincide interamente con il conflitto e che, accanto alla sofferenza, possono ancora esserci desiderio di vicinanza, curiosità e affetto. Il passaggio successivo è tradurre queste esperienze in comportamenti concreti: organizzare del tempo insieme, condividere attività piacevoli, esprimere apprezzamento e assumersi responsabilità nella vita quotidiana. L’obiettivo è rendere la connessione qualcosa che la coppia possa coltivare attivamente, non soltanto sperare di ritrovare.

Imparare a parlare e ad ascoltare in modo diverso

Nelle fasi successive del lavoro, la Schema Therapy di coppia dedica spazio alle abilità comunicative. Un riferimento discusso durante il corso è il modello di John e Julie Gottman, che identifica quattro modalità comunicative particolarmente dannose per la relazione: critica, disprezzo, atteggiamento difensivo e chiusura comunicativa. Il lavoro consiste nel creare le condizioni emotive per comunicare senza attaccare l’identità dell’altro, ascoltare senza preparare immediatamente una contro-argomentazione e riconoscere l’impatto delle proprie azioni. Lo scopo del favorire una comunicazione efficace permette di rendere comprensibili i propri bisogni e creare la possibilità di negoziare soluzioni.

Il vero obiettivo: diventare più consapevoli, non smettere di litigare

La formazione ha restituito un’immagine della terapia di coppia che va oltre la semplice risoluzione dei problemi pratici o l’apprendimento di regole comunicative. Il lavoro consiste nell’aiutare due persone a riconoscere i propri schemi, comprendere le vulnerabilità che si attivano nella relazione e assumersi la responsabilità delle strategie con cui cercano di gestirle. Il concetto di Adulto Sano rappresenta, in questo percorso, la capacità di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni senza esserne completamente dominati, di rispettare quelli dell’altro e di scegliere risposte più flessibili e consapevoli. Questo non significa restare sempre calmi, rinunciare alla rabbia o accettare ogni comportamento del partner, ma poter essere arrabbiati senza necessariamente attaccare, chiedere vicinanza senza controllare, desiderare autonomia senza scomparire emotivamente e affrontare un disaccordo senza trasformarlo in una minaccia alla relazione.

La formazione condotta dalla Dr. Denise Ginzburg-Marku ha offerto strumenti per leggere i conflitti attraverso una prospettiva integrata, che collega le esperienze passate alle dinamiche presenti e affianca la comprensione emotiva a interventi concreti. Forse la domanda più utile da portare con sé, dopo aver osservato tante discussioni di coppia, non è soltanto «Perché continuiamo a litigare?», ma anche «Che cosa sta cercando di proteggere ciascuno di noi, proprio nel momento in cui finiamo per ferirci?». È da questa domanda che può cominciare un modo diverso di guardarsi, ascoltarsi e stare insieme.

 

Riferimenti bibliografici

Gottman, J. S., & Gottman, J. M. (2017). Dieci principi per una terapia di coppia efficace. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Peverieri S, Verdura E, Antonini S, Basile B. La Schema Chemistry nella coppia: Uno studio preliminare sulla gravità degli Schemi Maladattivi Individuali, gli Stili di Parenting, le Strategie di coping e il Benessere nella relazione, Cognitivismo Clinico, 2026.

Roediger, E., Zarbock, G., Frank-Noyon, E., Hinrichs, J., & Arntz, A. (2018). The Effectiveness of Imagery Work in Schema Therapy with Couples: A Clinical Experiment comparing the Effects of Imagery Rescripting and Cognitive Interventions in brief Schema Couples Therapy. Sexual and Relationship Therapy.

Simeone-DiFrancesco, C., Roediger, E., & Stevens, B. (2015). Schema Therapy with “Couples: A Practitioner’s Guide to Healing Relationships. Oxford-New York: Wiley.

Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2007). Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità (A. Carrozza, G. Melli & N. Marsigli, Eds., ediz. italiana). Erickson.

 

Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/coppia-mani-persone-ufficio-4098183/

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