A cura di Giulia Bongiovanni

 

Numerose sono ormai le evidenze scientifiche che dimostrano come la psicoterapia cognitivo comportamentale sia uno dei trattamenti più efficaci per la cura di pazienti con Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Se guardiamo alla tradizione italiana del cognitivismo, vediamo come il filone di ricerca portato avanti dal Professore Francesco Mancini abbia investito nel validare passo passo un modello descrittivo della mente del paziente ossessivo, indicandone il sistema di scopi e credenze ed individuando tutti i fattori e i processi che mantengono il funzionamento della mente ossessiva (per una disamina del suo lavoro si veda Mancini, 2016).

Centrale, quindi, per il cognitivismo è la comprensione della mente dei nostri pazienti; il trattamento, la tecnica, sono subordinati alla comprensione del funzionamento psicologico della persona che abbiamo di fronte, e non viceversa (Mancini e Semerari, 2026).

Il libro di recente uscita “La Schema Therapy per il disturbo ossessivo compulsivo. Curare le emozioni e i bisogni emotivi insoddisfatti nel DOC”, scritto dalle Dottoresse Katia Tenore, Olga Ines Luppino e Alessandra Mancini (Fioriti Editore), assume grande rilevanza proprio perché in grado di ampliare e approfondire la comprensione della mente ossessiva, in continuità con quanto già presente in letteratura.

Se quanto già proposto dal cognitivismo, relativamente al “timore di colpa per irresponsabilità” e all’ “indegnità morale”, è centrale per rispondere al quesito: “come funziona la mente di un paziente ossessivo?”, l’enfasi posta sui concetti di “Bisogni Emotivi di Base” e di “Esperienze Precoci Avverse”, inerenti alla teoria alla base della Schema Therapy (ST), consente di rispondere alla domanda: “perché la mente di un paziente ossessivo funziona proprio così?”.locandina schema therapy per il doc

Secondo il contributo di Tenore, Luppino e Mancini, la mente ossessiva ha origine all’interno di relazioni con le figure di attaccamento in cui i bisogni emotivi di accettazione incondizionata, autonomia, libertà e gioco sono stati ripetutamente frustrati. Ritroveremo, quindi, numerosi episodi di vita – esperienze precoci avverse – che hanno assunto un ruolo centrale nella strutturazione del sistema di credenze dei nostri pazienti e che, ancora oggi, influenzano il loro modo di rappresentarsi, di rappresentare il mondo e di agire al suo interno.

Ma in che modo queste informazioni possono rendere più efficace il lavoro con il paziente ossessivo?

È qui che arriva il bello!

Mi è capitato spesso di ascoltare pareri di colleghi e di “non addetti ai lavori” rispetto a quanto fosse poco utile scandagliare e conoscere la vita di un paziente, tenendo conto che il passato è ormai scritto e che la terapia oggi non ha modo di intervenire su quello che è stato.

La Schema Therapy ci consente di mettere in discussione questa idea.

All’interno del volume proposto dalle autrici, ritroviamo, infatti, numerose opzioni operative attraverso cui intervenire sulle esperienze precoci avverse dei nostri pazienti ossessivi, consentendo loro di fare esperienze correttive in grado di soddisfare, seppur parzialmente, i bisogni frustrati durante l’infanzia. Facciamo quindi riferimento ad una serie di tecniche esperienziali e relazionali in grado di trasformare l’esperienza emotiva dei nostri pazienti, con un conseguente impatto positivo sul loro sistema cognitivo e sui loro comportamenti.

È chiaro che non è possibile eliminare dalla mente di una persona esperienze spiacevoli e dolorose in cui i bisogni emotivi di base sono stati aspramente frustrati; è però possibile lavorare, nel qui ed ora del trattamento psicoterapico, al fine di rispondere a quei bisogni, facendo sperimentare al paziente quel soddisfacimento sia in termini emotivi che corporei. In tal senso, le tecniche in immaginazione e il limited reparenting divengono i protagonisti dei nostri trattamenti. La relazione terapeutica è da considerarsi essa stessa uno strumento di cambiamento e la Schema Therapy ci insegna a divenirne consapevoli e a regolarla in base ai bisogni emotivi della persona che abbiamo davanti.

Grazie a questo tipo di lavoro sarà possibile intervenire sulle vulnerabilità storiche dei nostri pazienti, con l’obiettivo di contribuire anche alla prevenzione delle ricadute, particolarmente rilevanti in quella quota di pazienti per i quali il trattamento CBT standard non risulta sufficiente.

La Schema Therapy per il DOC sembra quindi aggiungere preziosi elementi per avere una comprensione a tutto tondo della mente ossessiva, cui consegue un arricchimento degli strumenti operativi che il clinico potrà utilizzare all’interno della stanza di terapia. Per agevolare l’acquisizione di tali strumenti, il volume di Tenore, Luppino e Mancini è ricco di stralci di sedute, esempi pratici e schemi operativi da poter utilizzare e scaricare tramite apposito Qr code.

Un manuale che racchiude il giusto equilibrio tra l’ampiezza della riflessione teorica sul “perché” la mente ossessiva funziona così e la sua traduzione in strumenti operativi e spendibili in seduta, capaci di accompagnare concretamente il terapeuta nella sua pratica clinica.

📖 La Schema Therapy per il disturbo ossessivo compulsivo. Curare le emozioni e i bisogni emotivi insoddisfatti nel DOC, di Katia Tenore, Olga Ines Luppino e Alessandra Mancini (Fioriti Editore).

https://www.fioritieditore.com/prodotto/la-schema-therapy-per-il-disturbo-ossessivo-compulsivo/?srsltid=AfmBOordPf3DJYhEBseAbUZ7LHcUwysQzL4DIYYTSpoX0UvdDwj_txej

 

Bibliografia
Mancini, F. (2016). La mente ossessiva: Curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Raffaello Cortina Editore.
Mancini, F., & Semerari, A. (2026). La psicoterapia ha dimenticato la psicologia? Cognitivismo.com. https://cognitivismo.com/2026/08/28/la-psicoterapia-ha-dimenticato-la-psicologia/

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